Primo incontro tra Mario Draghi e i leader sindacali dopo che il premier, dall’assemblea di Confindustria, ha raccolto e rilanciato la proposta di un “patto per l’Italia” arrivata dal capo degli industriali Carlo Bonomi. In agenda c’era il tema cruciale della sicurezza sul lavoro, per affrontare la strage delle morti bianche che falciano in media tre persone al giorno. Secondo Draghi “è stato un incontro molto utile per fissare un metodo”. Come spiegato dal segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, “si è deciso di costruire una banca dati centrale per gli infortuni che al momento non esiste, cosa che è un problema anche per le sanzioni”. Cosa che consente, ha sottolineato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, di “poter arrivare alla patente a punti, avere i dati delle aziende e quindi di poter arrivare ad affrontare il tema di chi può partecipare o non partecipare ai bandi sulla base anche di quella che è la storia sanitaria, la sicurezza e gli infortuni”. E sembra sia stata accolta anche l’altra richiesta di Bruno Giordano, nuovo direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, riguardo al rafforzamento del potere di sospensione delle attività nelle aziende che non rispettano la normativa: “Sulle sanzioni il governo si è impegnato, su nostra richiesta, a deliberare con decreto la sospensione dei posti di lavoro dove ci sono violazioni delle norme di sicurezza per dare la possibilità all’azienda di mettersi a norma”.

Il governo ha anche promesso di accelerare sulle assunzioni dei 2mila nuovi ispettori del lavoro annunciati dal ministro Andrea Orlando nei mesi scorsi. Che per il segretario Uil Luigi Sbarra però “non sono sufficienti perché, anche a fronte dei pensionamenti, il contingente va ulteriormente rafforzato“. Ed è arrivato “un impegno forte per concentrare risorse e investimenti sulla formazione e la prevenzione, per sostenere un’autentica cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Per Landini il confronto è stato “positivo su alcuni punti” perché “si è definito un metodo, un percorso di confronto” e sono arrivate le “prime risposte importanti” dal governo, con “l’impegno nei prossimi giorni ad ulteriori convocazioni per entrare nel merito delle altre questioni” tra cui un protocollo sugli investimenti del Pnrr. Ma “nessun cenno”, per ora, è arrivato sul salario minimo, tema su cui il leader Cgil sabato ha aperto ma mettendo dei chiari paletti: il minimo dovrebbe essere quello previsto dai contratti nazionali firmati dai sindacati più rappresentativi, quindi prima sarebbe necessaria la mai pervenuta legge sulla rappresentanza. “Noi come noto abbiamo da tempo indicato la questione del superamento dei contratti pirata e dare una validità nazionale ai contratti più rappresentativi”, ha spiegato Landini, “non è solo salario minimo ma anche garantire i diritti di tutti. Ma di questo il governo non ha fatto alcun cenno, ci ha ribadito che si discuteva di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, punto”.

La scorsa primavera la senatrice ed ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha presentato una nuova proposta di legge sul salario minimo che valorizza proprio i contratti collettivi nazionali siglati dai soggetti più rappresentativi pur fissando una soglia minima inderogabile a 9 euro, in linea con i parametri di adeguatezza individuati dalla Commissione Ue. Il ddl, per non penalizzare troppo i datori di lavoro, prevede anche la detassazione della parte di salario aggiuntivo dovuto al rinnovo contrattuale o all’applicazione del salario minimo. La prima proposta della Catalfo risaliva al 2018 e anch’essa prevedeva un minimo di 9 euro lordi, specificando chein prima battuta si sarebbe dovuto far riferimento al contratto collettivo nazionale in vigore per il settore e la zona in cui si svolgeva il lavoro stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro più rappresentative sul piano nazionale.

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