In Italia ci sono pochi nidi, più privati che pubblici, che ospitano solo l’1 per cento dei bambini con disabilità. È questo il primo dato che balza all’occhio prendendo in mano il 19esimo rapporto sulla sicurezza a scuola presentato stamattina da Cittadinanzattiva alla presenza di Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe. Più di cinquanta pagine di analisi, numeri, certificazioni, su ciò che ha fatto o meno il Governo Draghi. E ancora una volta torna il tema delle classi pollaio: 460mila i bambini e ragazzi che studiano in 17mila classi con più di 25 alunni. Secondo l’associazione, un modo per risolvere la situazione è puntare all’abrogazione del Dpr 81 del 2009 (epoca Gelmini) che stabilisce la presenza minima nelle aule. Un richiamo che si unisce a quello al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: convocare l’osservatorio per l’edilizia scolastica, che nel 2021 è stato riunito una sola volta. Ma c’è attenzione anche sulle prove di emergenza: Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale del settore scuola, e Titti Postiglione, vice capodipartimento della Protezione civile, segnalano che sarebbero state disattese e non adeguate alle limitazioni imposti dalla pandemia. Sempre secondo il report, gli istituti scolastici ancora privi del certificato di agibilità in Italia sono il 54%.

NIDI – Il report di Cittadinanzattiva non lascia spazio a fraintendimenti sulla questione nidi. In prevalenza strutture vecchie: il 44% dei nidi monitorati è ospitato in strutture costruite dal 1976 in poi, il 22% è stato costruito prima del 1975. Gli interventi di miglioramento e adeguamento sismici hanno riguardato soltanto il 6% delle strutture, mentre il 18% ha effettuato le indagini diagnostiche di soffitti e solai. Le prove di evacuazione sono state effettuate solo nel 52% degli asili (bene il Friuli con l’89% e la Basilicata con l’80%; assai indietro Sicilia, Abruzzo, Campania e Lazio, tutte ferme sotto la soglia del 30%; in Calabria nessun asilo ha effettuato tali prove): C’è poi un tema pedagogico: sono pochi i bambini con disabilità – appena l’1% dell’utenza – ospitati nei nidi esaminati. Quelli stranieri sono presenti in una percentuale pari al 12%. Andando a osservare i dettagli dei numeri scopriamo che ci sono più nidi privati (6767) che pubblici (4250): a guidare la classifica di queste strutture nelle mani di privati (cooperative; istituzioni religiose etc) sono la Lombardia, il Piemonte, il Veneto e il Lazio. L’emergenza Covid non ha tuttavia impedito il normale svolgimento di queste strutture. Nel 2021, il 75% i Comuni hanno garantito il loro pieno funzionamento. Tra le eccezioni la Campania in cui solo nel 38% dei casi si è riusciti a garantire il servizio (in 9 casi è stato addirittura sospeso) e la Puglia, nel 45% dei nidi.

CLASSI POLLAIO – Oltre ai nidi, il report dedica uno spazio alle classi “pollaio”: il problema è concentrato soprattutto nelle scuole superiori, dove il 7% delle classi è in sovrannumero, con le maggiori criticità nelle regioni più popolose come la Lombardia (con 1889 classi over25), l’Emilia Romagna (1131), la Campania (1028).
Secondo Adriana Bizzari non basta costruire nuove aule ma va modificato il numero degli iscritti per aula. La proposta dell’associazione è chiara: “Chiediamo al ministero di conoscere il numero aggiornato delle classi con più di 25 studenti, di intervenire sui casi più gravi di sovraffollamento e di lavorare per l’abrogazione del Dpr 81 del 2009. Inoltre bisogna stabilire da gennaio il limite di 25 alunni alle nuove iscrizioni delle prime classi, soprattutto delle secondarie di secondo grado”.
Anche Gimbe si esprime sul tema, tramite la voce del suo presidente: “Le evidenze scientifiche dimostrano che per minimizzare il rischio di circolazione virale nelle scuole bisogna attuare tutti gli interventi di prevenzione ma nel mondo reale della scuola manca una strategia di screening sistematico di personale e studenti, le regole sul distanziamento sono derogabili in presenza di eventuali limiti logistici, non sono stati realizzati interventi sistematici su aerazione e ventilazione delle aule, né sulla gestione dei trasporti. La vaccinazione, possibile solo per gli studenti over 12, è in progress e le coperture presentano notevoli differenze regionali, l’obbligo di indossare la mascherina vige solo sopra i sei anni. Di conseguenza, l’ambizioso obiettivo del Governo di garantire la scuola in presenza al 100% rischia di essere disatteso nei fatti, come dimostra il numero di classi in quarantena già pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico”. “Cittadinanzattiva” chiede al ministro dell’Istruzione Bianchi “Di prevedere l’inserimento dei nidi nell’anagrafe come condizione imprescindibile per accedere ai fondi pubblici (soprattutto del Pnrr) e, più in generale, di accelerare le procedure per l’avvio del nuovo sistema informativo e di garantirne l’accessibilità e l’aggiornamento”. Il report fa l’elenco delle mancanze del professore ferrarese: i risultati della mappatura satellitare degli edifici sono sconosciuti; non si conoscono i progetti previsti dal Pnrr; i dati visibili ad oggi dell’anagrafe risalgono al 2019 e anche Bianchi per abolire le classi “pollaio” finora non ha toccato il Dpr 81 del 2009.

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