21 settembre 1981, la EMI pubblica l’LP che passerà alla storia come il primo, in Italia, a vendere oltre un milione di copie, La voce del padrone. Preceduto, il 17 settembre, dal singolo Bandiera bianca/Summer on a solitary beach, il disco più iconico di Franco Battiato esplode a partire dal mese di maggio del 1982 restando al primo posto in classifica fino all’ottobre di quello stesso anno. Alla fine, sbaragliando Cocciante, Julio Iglesias e i Dire Straits, risulterà l’album più venduto in un anno indimenticabile, quello dei mondiali di Spagna e della storica vittoria dell’Italia di Bearzot: “Prima di ogni partita, per caricarci, ascoltavamo sempre una canzone, solo quella, a tutto volume: Cuccurucucù Paloma”, ha ricordato in un tweet il 18 maggio scorso, giorno della scomparsa del grande artista siciliano, uno degli indiscussi big di quell’indimenticabile mondiale, Marco Tardelli, protagonista in finale dello storico urlo d’incontenibile gioia sul suo 2-0 contro la Germania Ovest. Quella sera, quella dell’11 luglio del 1982, quella della storica finale tricolore, anche Battiato, prendendosi una pausa dal tour de La voce del padrone, va in giro a festeggiare coi suoi più fidati musicisti per le vie di una Viareggio in cui l’estasi calcistica spinge le persone finanche a tuffarsi dentro le fontane.

Un disco, La voce del padrone, senza b-side, una compilation di sole hit che trasforma un fenomeno di nicchia, quello del cantautore Franco Battiato, in un caso nazionale e internazionale: dopo la strepitosa tournée dell’estate 1982, quella che lo porta a esibirsi dinanzi un’Arena di Verona gremita di gente, l’autore di Centro di gravità permanente e Bandiera bianca vola in Spagna, dove ad accoglierlo (insieme a Giusto Pio e Filippo Destrieri) ci sono due sontuose limousine. Sette sole tracce (come già nei dischi precedenti e in tutti i successivi fino a Fisiognomica, 1988) che mischiano sapientemente sonorità rock, elettroniche e orchestrali per un prodotto pop di altissimo livello: un lavoro che Battiato scrive, in un rapporto di vera e propria simbiosi artistica, con Giusto Pio, il mite violinista che si occupa delle orchestrazioni: “Era più il tempo che mio padre passava con lui – ricorda con affetto il figlio, Stefano Pio – che con noi. Intervenivi se te lo chiedevano loro, altrimenti li disturbavi. Battiato arrivava a casa, la mattina, col nucleo originario di quelle canzoni, con idee che gli venivano di notte. Quindi si sedeva al pianoforte, le faceva ascoltare a mio padre, e da lì, con l’aiuto di una tastiera Roland, iniziavano a lavorarci: mio padre sui timbri orchestrali, Battiato su quelli elettronici. Si trattava di trovare una via di mezzo, un equilibrio tra due mondi fino ad allora molto distanti”. Quello di Battiato con La voce del padrone diventa un caso più unico che raro nella discografia nazionale e internazionale, fondendo sonorità inedite a testi di non facile interpretazione. Mentre infatti nelle classifiche italiane spopolano singoli come Felicità (Al Bano e Romina Power), Come vorrei (Ricchi e Poveri) e Il ballo del qua qua (Romina Power), Battiato conquista l’Italia cantando versi introspettivi, alteri, poetici, esoterici: milioni di persone cantano frasi di cui non capiscono bene il senso, o il cui senso non colgono affatto ma poco importa, perché le melodie e gli arrangiamenti su cui quelle parole sono abilmente cucite risultano assolutamente irresistibili.

Intanto, mentre l’autore è impegnato in una trionfale tournée estiva e il suo disco sta per vendere più di un milione di copie, altri due suoi brani, Messaggio e Un’estate al mare, rispettivamente cantati da Alice e Giuni Russo, si contendono per diverse settimane, tra i mesi di luglio e agosto, i primi posti tra i dieci singoli più venduti in Italia: “Il successo – racconta lo storico tastierista di Battiato, Filippo Destrieri – arrivò a San Giovanni Valdarno: di colpo, dalle 4.000 persone che facevamo ogni sera, ne arrivarono 20.000! Battiato era esploso, e le autostrade, ovunque andassimo a suonare, erano sempre intasate. Lui non poteva scendere neanche a prendere un caffè che veniva assediato da cinquecento persone: con quell’album siamo arrivati a suonare davanti a 50mila persone”. Folle oceaniche che raggiungeranno il loro picco assoluto in Spagna, dove Battiato, dopo La voce del padrone, diventa un’assoluta celebrità: “A Villasimius, in Sardegna, successe poi un fatto eccezionale – continua a raccontare Destrieri – Era l’ultima data di un minitour sardo, e mentre stavo arrivando sul posto con la band incrocio la macchina di Battiato: stava andando via e ci faceva segno di seguirlo. Più tardi, arrivati in aeroporto, ci spiegò che aveva annullato il concerto: l’organizzazione stava tirando giù un bosco secolare per far spazio alla gente. Aveva fermato le ruspe e, accollandosi la penale, rinunciato a quella data”.

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