“Se volete trovare Saman Abbas dovete cercarla nella zona chiamata Bagna nelle valli tra Novellara e Guastalla. È stata buttata in acqua, tagliata a pezzi per farla mangiare dai pesci e animali”. Così recita una lettera anonima arrivata sabato alla redazione di Reggio Emilia del Resto del Carlino a proposito del caso della 18enne di orgine pakistana scomparsa lo scorso 30 aprile dopo essersi opposta al matrimonio forzato dalla famiglia con un cugino. Le ricerche del cadavere sono andate avanti senza successo per mesi, mentre la Procura reggiana indaga per omicidio i due genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, partiti per il Pakistan il 1° maggio, lo zio Danish Hasnain – considerato l’esecutore materiale – e il cugino Nomanhulaq Nomanhula, entrambi ricercati in Europa, nonché un altro cugino, Ikram Ijaz, l’unico a essere stato arrestato, fermato il 28 maggio su un pullman che dalla Francia stava andando in Spagna e al momento in carcere.

La lettera è stata consegnata dal giornale ai Carabinieri. “Le attività investigative proseguono in modo attivo al massimo livello”, ha detto al Carlino il colonnello Cristiano Desideri, comandante provinciale dell’Arma di Reggio Emilia. “Ciò significa che, esaurita la fase maggiormente orientata alla ricerca del corpo della ragazza, ora l’attività di indagine ha assunto una natura diversa. Non meno importante e soprattutto non meno intensa, anche se lontana dalle luci dei riflettori e senza quell’impatto mediatico avuto nei mesi scorsi. Abbiamo degli indicatori che ci fanno ritenere altamente probabile la presenza all’estero dei vari autori di questo delitto”, spiega. “Le segnalazioni? Ne abbiamo ricevute di ogni tipo e di ogni sorta di contenuto. Non ci siamo mai permessi di scartarne una”.

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