L’ultimo medico di base del quartiere Giambellino di Milano è andato in pensione due mesi e mezzo fa. “E a distanza di settimane la situazione è la stessa. Con la differenza che anche il dottor Veneroni, dopo decenni di servizio, non visita più”. Valeria Biazzi, farmacista della zona, ha perciò lanciato una petizione su Change.org rivolta a tutti i candidati sindaci della città, per chiedere loro di esprimersi su un problema che affligge diverse aree periferiche ormai da mesi. L’Ats assegna i medici di base suddividendoli per distretti, equivalenti ai nove municipi. Secondo i dati forniti dalla stessa agenzia territoriale sanitaria, in tutta la città si contano 2.096 dottori, così spartiti: 65 nel municipio 1, 116 nel municipio 2, 70 nel municipio 3, 100 nel municipio 4, 76 nel municipio 5, 96 nel municipio 6 (dove si trova il quartiere Giambellino), 103 nel municipio 7, 118 nel municipio 8 e 109 nel municipio 9. Municipio però non significa quartiere: può capitare perciò che ci sia disomogeneità fra i diversi quartieri appartenenti allo stesso municipio. Alcuni possono contare su molti medici, altri no. Porta Genova è un’area centrale e ha una buona copertura, mancante al Giambellino e al Ronchetto (tutti e tre fanno parte del Municipio 6). Proprio questa è la disparità denunciata fra gli altri da Santo Minniti, presidente del Municipio 6 e dalla stessa Valeria Biazzi, la cui farmacia è rimasta un punto di riferimento per gli anziani della zona. “Molti di loro, prima in cura dal dottor Veneroni, si sono visti assegnare quello nuovo lontano da casa. Magari proprio a Porta Genova: arrivarci partendo dal Giambellino sarebbe difficile anche per me, figuriamoci per loro che spesso hanno problemi di deambulazione. Una signora che vedo spesso in farmacia è diabetica e fa fatica a camminare: ogni volta che va dal medico deve essere accompagnata dalla figlia “, spiega Biazzi.

I pazienti cui fa riferimento vivono infatti una complessa situazione diagnostica, spesso caratterizzata dalla compresenza di più patologie e da alti tassi di fragilità. A questo si somma una condizione economica difficile: “C’è chi ha iniziato a comprare le medicine di tasca propria, e per farlo rinunciano a fare la spesa”. È difficile dire quanti si trovano in questa condizione, spiega la farmacista. Di certo c’è che il dottor Veneroni seguiva 1780 pazienti. Nel corso di questi mesi Biazzi ha visto “Un complessivo crollo dal punto di vista fisico e psicologico fra queste persone, che non hanno più un medico curante. Oppure ce l’hanno, ma troppo distante da casa”. Altri aspettano a richiederlo sperando che ne venga assegnato qualcuno nella loro area.

La petizione lanciata dalla farmacista su Change.org ha raggiunto in poco tempo quota 31mila firme. “Un medico di base vicino casa rappresenta per i pazienti una figura di fiducia, essenziale per la cura e per la prevenzione di tante malattie”, si legge. “In questi giorni, ho visto tanti clienti pagare di tasca propria le medicine perché non avevano un medico vicino che gliele potesse prescrivere; un’assenza che si traduce nel decadimento fisico e psicologico dei pazienti, del quale io sono e sono stata diretta testimone”. In conclusione Biazzi si rivolge direttamente a chi aspira al ruolo di primo cittadino: “Chiedo a tutti i candidati a sindaco delle prossime elezioni amministrative di rispondere il prima possibile ai cittadini su come intendono affrontare e risolvere il problema. I cittadini sono stanchi di vedersi negato il diritto alla salute”. Già nei mesi scorsi Biazzi e altri membri del comitato “No Racket no abusivismo” hanno cercato di aiutare gli anziani della zona rimasti senza medico e avevano proposto soluzioni: “Dato che il personale sanitario non è tenuto a scegliere il quartiere specifico in cui andare, sarà incoraggiato ad andare in quartieri centrali, più comodi e meno popolosi, dove l’utenza è meno complicata. Servono incentivi per portarli qui al Giambellino. Per esempio, avevamo proposto l’idea di una collaborazione con Aler“. Cioè l’Azienda lombarda edilizia residenziale di Milano: “Che avrebbe potuto mettere a disposizione spazi gratuiti da adibire a studio. Così i medici non avrebbero dovuto pagare l’affitto”. Un progetto ancora non decollato: “Il risultato è che la gente, se non potrà permettersi di curarsi, smetterà di farlo. Soprattutto nelle periferie. Il mio timore è che si creino cittadini di serie A e di serie B”.

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