All’indomani del caos in Afghanistan – che ha fatto avvertire l’assenza di una strategia di difesa comune europea – sull’esigenza di un coordinamento degli Stati membri sul piano militare e della sicurezza si inseguono le dichiarazioni di principio. L’ultima, di peso, è arrivata da Ursula von der Leyen, che al discorso annuale sullo stato dell’Unione tenuto mercoledì di fronte al Parlamento di Bruxelles ha proposto che l’Unione crei “un proprio “Centro comune di conoscenza situazionale” (Joint situational awareness centre) per accorpare tutte le diverse informazioni, e per essere meglio preparati, pienamente informati e in grado di decidere. Dobbiamo gettare le basi per un processo decisionale collettivo, ha detto la presidente della Commissione, spiegando che “se gli Stati membri della stessa regione non condividono le loro informazioni a livello europeo, siamo destinati a fallire. È essenziale quindi migliorare la cooperazione in materia di intelligence”, perché al momento, dice, “abbiamo le conoscenze, ma separate. Le informazioni sono frammentarie”.

“Difesa comune? Serve volontà politica” – Anche sulla politica di difesa comune, ha detto von der Leyen, “l’Europa dovrebbe essere capace e dovrebbe voler fare di più da sola“, anche perché “è un fornitore unico di sicurezza: ci saranno missioni in cui l’Onu o la Nato non ci sono, ma in cui c’è l’Ue. Ma se vogliamo fare di più – avverte – dobbiamo spiegare perché fino ad ora non ha funzionato. Si possono avere le forze di sicurezza più forti del mondo, ma occorre essere pronti ad usarle. Cosa ci ha trattenuto fino ad ora? Non una mancanza di capacità ma la mancanza di volontà politica. Se sviluppiamo questa volontà politica, ci sono molte cose che possiamo fare a livello Ue. Ma anche gli Stati membri devono fare di più: per questo, sotto la presidenza francese, il presidente Emmanuel Macron e io convocheremo un summit sulla difesa europea. È ora che l’Europa la porti al prossimo livello”, dice. Inoltre, anticipa, “stiamo lavorando con il segretario generale Jens Stoltenberg su una nuova dichiarazione congiunta Ue-Nato, da presentare prima di fine anno”, perché “ci sono questioni terribilmente scomode che gli alleati dovranno affrontare” all’interno dell’Alleanza atlantica. Ma non c’è alcun tema di sicurezza e difesa in cui meno cooperazione sia la risposta”, conclude.

Gentiloni: “Un gigante come l’Ue non può esserne privo” – A confortare le parole della presidente arrivano quelle del commissario Ue agli Affari economici, l’ex premier italiano Paolo Gentiloni: “Un gigante economico come l’Ue non può essere del tutto privo di una presenza geopolitica e di una difesa comune significativa”, dichiara. “Adesso mi sembra che ci sia da parte di tutti i maggiori Paesi la consapevolezza che quello che dice von der Leyen è assolutamente necessario. C’è la famosa espressione “se non ora quando“, che mi sembra si adatti perfettamente al tema, non perché si tratti di costruire una alternativa alla Nato, che resta l’alleanza militare più importante al mondo, ma perché è evidente che soprattutto in alcune aree come Mediterraneo, Balcani e Africa e Medio Oriente non avremo più una presenza continua degli Usa come quella che abbiamo avuto per decenni nel dopoguerra”, spiega.

Gli endorsement di Mattarella, Draghi e Borrell – Nelle stesse ore, al vertice del gruppo di Arraiolos che riunisce 13 capi di Stato dell’Ue, anche Sergio Mattarella ha sottolineato la necessità di “completare l’edificio” dell’integrazione con la “definizione di una politica estera comune e lo sviluppo congiunto di capacità nel settore di sicurezza e difesa”. In questo senso – ha precisato – “l’Unione si pone in piena complementarietà con la Nato, rafforzando il suo ruolo di produttore di sicurezza. Accrescere le nostre capacità, fare dell’Unione un attore più credibile è importante per l’Europa e, vorrei aggiungere, lo è anche per gli Stati Uniti, in un mondo sempre più caratterizzato dal protagonismo di grandi soggetti internazionali”. Il giorno prima era stato il presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo videomessaggio al 15° Forum economico italo-tedesco, a ribadire che “un’Europa più forte dal punto di vista economico, diplomatico e militare è il solo modo per avere un’Italia più forte e una Germania più forte”. E lo stesso concetto era stato espresso nelle scorse settimane da Thierry Breton, Commissario Ue per il mercato interno (la difesa comune “non può più aspettare”, ha scritto sul Sole 24 Ore) e dall’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell (“Serve una forza Ue d’intervento rapido”).

Politica migratoria e cybersicurezza – Nel discorso all’Europarlamento, von der Leyen ha affrontato anche il tema della politica migratoria europea: “Il nuovo patto su migrazione e asilo mette a disposizione tutti gli strumenti” per far fronte a situazioni come quella al confine tra Bielorussia e Lituania, dove si ammassano i profughi in fuga dal regime di Lukashenko. Ma “i progressi sono lenti“, per cui è arrivato “il momento di avere una politica migratoria a livello Ue. È una questione di fiducia. La migrazione non deve essere più usata come un argomento per dividerci“, avverte. Poi il discorso si sposta sulla cybersicurezza: “Non si può parlare di difesa senza parlare di cibernetica. Se tutto è collegato, tutto può essere piratato. Dato che le risorse sono scarse, dobbiamo unire le nostre forze. E non dovremmo limitarci ad affrontare le minacce informatiche, ma cercare di conquistare un posto di primo piano nella cybersicurezza. L’Ue dovrebbe essere il luogo in cui si sviluppano gli strumenti di cyberdifesa“. Perciò, conclude, occorre anche “una politica europea della cyberdifesa”.

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