Se l’Italia, il paese dei misteri, avesse avuto un Julian Assange… Immaginate come sarebbe potuta cambiare la nostra coscienza collettiva? Certo, è solo un gioco di finzione ma se noi avessimo avuto un uomo coraggioso, capace di sfidare le regole, pur di raccontare le malefatte dei poteri occulti, potremmo fantasticare su un dirottamento dei depistaggi. Un uomo come lui, indomito di fronte alla potenza dei segreti.

Se avessimo avuto un Assange che di fronte alle carte dei servizi avesse detto: basta, tutti devono sapere. Se per tempo qualcuno ci avesse svelato che le responsabilità neofasciste per la strage di Piazza Fontana erano state occultate; se qualcuno avesse avuto l’intraprendenza di svelare che un documento potesse dimostrare quanta parte abbia avuto la P2 di Licio Gelli nel massacro di Bologna; e se, continuando a immaginare, uno come lui avesse avuto la spudoratezza di rivelare qualche carta nella quale fosse scritto chi avvisò il commando mafioso che Falcone stava prendendo quell’aereo…

Supporre, immaginare, è ovvio, non può bastarci: ma santo dio perché in un paese come il nostro un uomo come Julian Assange non è diventato una immagine cult, una icona da spendere nella rappresentazione identitaria di un partito? Il Parlamento fatica ad approvare una mozione che chieda la sua protezione, un semplice atto che impegni il presidente del Consiglio Draghi a porre in Europa una istanza di tutela per il whistleblower australiano detenuto nella carceri inglesi e a cui solo le gravi condizioni di salute ritardano l’estradizione negli Stati Uniti che lo attendono per la vendetta. Dobbiamo all’instancabile Stefania Maurizi se conosciamo bene la sua storia, raccontata ne Il potere segreto (Chiarelettere).

Mi ricorda sempre il mio amico Vincenzo Vita che non così accadde a Daniel Ellsberg che svelò i Pentagon Papers (1967) e le porcherie della guerra del Vietnam: allora non si ebbero condanne perché fu ritenuto superiore ad esse il principio fondamentale della libertà di informazione stabilito dalla Costituzione americana. E non servirono a niente le manovre diversive del segretario della difesa di McNamara.

Assange ha avuto una sorte ben più dura di quella che toccò ad Ellsberg oltre 40 anni fa. I conti non tornano affatto. E il paese dei misteri non gli ha saputo riconoscere il tributo che merita. All’inizio fu guardato con diffidenza: rivelare tutti quei segreti? Fa il gioco dei russi! Non si mette in imbarazzo il potere! Non bisogna mai incrinare la credibilità dello zio Sam e della (Santa) Alleanza atlantica. Anche a sinistra si pensò così. Uno sporco calcolo, una grave responsabilità nei confronti di quest’uomo coraggioso.

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