Nel giro di poco più di un anno e mezzo due giovani persone a me care e facenti parte della mia famiglia sono state vittime di tremendi incidenti stradali a Roma, travolte ed uccise da Suv condotti da persone che guidavano sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e non si sono fermate al semaforo rosso. Prima Gaia von Freymann, la cui vita è stata stroncata insieme a quella della sua amica Camilla, poi, pochi giorni fa, mio nipote Lorenzo Marcelli. Non penso si tratti solo di disgrazie, né tanto meno di eventi casuali.

Parlando con molte persone colle quali ho voluto condividere questo ultimo lutto recente, sono venute fuori varie vicende analoghe e del resto basta leggere la cronaca nera dei giornali o parlare, come ho fatto io in questi giorni, cogli addetti ai lavori, forze dell’ordine e vigili urbani, per rendersi conto di come sia in atto una vera e propria strage di giovani vite.

Roma è una citta sempre più invivibile e disumana. Le regole più elementari non vengono rispettate e fatte rispettare. La retorica dello sballo a tutti i costi alimenta le numerose gang di narcotrafficanti che si sono spartite le varie piazze di spaccio. Il trauma della pandemia ha finito per spazzare via ogni residuo senso dell’esistenza. I giovani, colpiti più di ogni altro dalla situazione sociale ed ambientale che si aggrava a vista d’occhio, imboccano e percorrono il cammino dell’autodistruzione, colla tacita soddisfazione di chi in un modo o nell’altro trae facili lucri dalla loro situazione di disperazione. Si rafforzano le mafie criminali che, mediante il riciclaggio del denaro sporco, penetrano sempre più a fondo nei gangli della finanza, colla quale esiste una complicità di fondo dovuta alla comune ideologia neoliberista.

Il problema non riguarda ovviamente solo Roma, ma a Roma la situazione è particolarmente deplorevole, data l’assenza di ogni disegno urbanistico degno di questo nome. Pare che lo scopo di tutte le amministrazioni che negli ultimi trent’anni si sono succedute sia stato quello di garantire il libero gioco degli interessi privati. A tale fine l’unico obiettivo che viene conseguito è quello dello scorrimento veloce di chiunque. Sono state create le tristi isole della movida, dove, a giovani che hanno perso ogni fiducia e ogni speranza in un futuro degno di questo nome, viene offerta l’illusione del divertimento fine a se stesso. Ben si può dire che la Raggi abbia dato il colpo di grazia a Roma, ma anche che le radici di questa agonia risalgano a ben prima della sua gestione.

Questa è del resto l’altra faccia del dilagare della povertà e dei senzatetto. Si acuiscono le disparità sociali e l’unica soluzione praticabile che viene di fatto indicata ai giovani è quella della propria autoaffermazione a spese degli altri, da conseguire in ogni modo possibile, al limite mediante la carriera del narcotrafficante, l’unica oggi apparentemente solida e promettente, e le insensate risse dove gruppi contrapposti si affrontano a bastonate e coltellate.

Le forze dell’ordine risultano incapaci di affrontare il problema sia per la mancanza di mezzi e uomini, sia perché ispirate da una filosofia di intervento palesemente inadeguata. Ma il problema ha radici ancora più profonde, nell’esaltazione dell’automobilista individualista che si dota di mezzi sempre più devastanti e potenti coll’unico fine di affermare la propria potenza e la propria ricchezza.

Dobbiamo affermare che questo modello di sottosviluppo basato sulla diffusione dell’automobile ha fatto il suo tempo e va bloccato. Riempire Roma di monopattini e scooter elettrici è servito solo a peggiorare la situazione, alimentando ulteriori greppie col pretesto di promuovere mezzi non inquinanti. E’ infatti evidente che la promozione di mezzi del genere, che non può certo essere sostitutiva del trasporto pubblico sempre più trascurato e in via di estinzione, vada accompagnata dall’introduzione di misure drastiche di contenimento del traffico automobilistico, a partire dalla totale messa fuori legge dei Suv.

Un obiettivo del genere non risponde solo a esigenze di sicurezza stradale, ma va anche nella direzione del conseguimento degli obiettivi posti dalla Convenzione di Parigi e dagli altri trattati internazionali in materia di cambiamento climatico. Né ci si può illudere che le esigenze della cosiddetta sostenibilità siano fatte spontaneamente proprie dall’industria privata che pensa principalmente se non esclusivamente ai propri profitti.

Tutto ciò ci parla di un sistema politico, economico e sociale che è chiaramente in via di estinzione e che minaccia di travolgere sotto le sue macerie maleodoranti troppe vite. Un sistema di cui dobbiamo liberarci al più presto se non vogliamo continuare a piangere i nostri giovani morti.

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