“Faremo così: organizzeremo un concerto gratuito. Non so quando potremo fare il live e se ce lo permetteranno, ma noi lo faremo ugualmente. Sono disposto a farmi arrestare pur di suonare dal vivo”. Lo aveva annunciato a fine luglio e lo ha fatto davvero: venerdì 13 agosto, intorno alle 22, il rapper Salmo ha improvvisato un concerto al Molo Brin di Olbia, sotto la ruota panoramica, in barba a autorizzazioni e misure di sicurezza oltre che alle normative anti-Covid. Il risultato è stato un mega-assembramento di cinquemila persone, perlopiù tutti giovani e giovanissimi tutti senza mascherine, che si sono ritrovate lì senza il minimo controllo grazie al tam tam sui social e nelle chat di Whatsapp: data, ora e luogo dell’evento sono infatti rimaste top secret fino all’ultimo, con il rapper che ne ha dato notizia sul suo profilo Instagram solo poche ore prima dell’inizio. Originariamente, l’obiettivo del cantante era raccogliere fondi per sostenere gli agricoltori della sua Sardegna devastata dagli incendi ma alla fine l’evento è stato gratuito e non c’è stata alcuna raccolta fondi: “Ho messo i soldi di tasca mia”, ha fatto sapere Salmo.

I video della serata, durata in tutto meno di un’ora sono diventati subito virali sui social, scatenando polemiche. Quanto accaduto non poteva passare inosservato e infatti la Questura di Sassari fa sapere di essere al lavoro sul materiale raccolto dai suoi agenti: “Stiamo indagando, l’intera dinamica dei fatti è al vaglio degli inquirenti, sia dal punto di vista amministrativo che penale”, dice il vice questore aggiunto e dirigente della Digos di Sassari Luca Franchi a FqMagazine. “Anche noi non abbiamo saputo niente del concerto fino all’ultimo, circolavano delle voci ma niente di più. Appena abbiamo intuito indicazioni più precise i nostri uomini hanno preso servizio sul posto, sia in divisa che in borghese: non c’erano le condizioni per sgomberare in sicurezza tutti quei giovani, contando che oltretutto tra loro c’erano anche minorenni. Per questo ci siamo limitati a documentare tutto quanto stava avvenendo: ora quel materiale è al vaglio e nei prossimi giorni verrano resi noti gli esiti di queste verifiche. Se ci sono responsabilità, nessuno resterà impunito”, conclude il vice questore aggiunto Franchi.

Ma come è stato possibile tutto questo? FqMagazine.it ha provato a rispondere a queste domande ricostruendo quanto è successo nelle scorse ore a Olbia. Tutto è iniziato lo scorso 26 luglio quando, nel pieno dell’emergenza incendi in Sardegna, Salmo si mobilita per la sua terra annunciando di voler fare un concerto per raccogliere fondi a sostegno degli agricoltori danneggiati dai roghi. Che le sue intenzioni non fossero, diciamo così, pacifiche, lo si era intuito subito dai toni del suo post sui social: “Sono disposto a farmi arrestare pur di suonare dal vivo”, aveva detto. Fonti ci dicono che lo staff di Salmo abbia intrapreso una trattativa con il Comune di Olbia, la Prefettura di Sassari e persino con la Regione Sardegna: la richiesta del cantante e del suo entourage era di poter organizzare un concerto a pagamento in stile pre-Covid, con molte più persone delle 1000 consentite al momento dalle norme anti-contagio e “assolutamente non sedute perché è una follia pensare di fare un live con le persone ferme immobili al loro posto”. Sembra che lo staff di Lebonwski abbia anche proposto diverse soluzioni per gestire la cosa con green pass e tamponi gratuiti sul posto ma le autorità hanno posto un veto assoluto alla violazione delle regole (massimo 1000 persone e tutte con posto a sedere assegnato, appunto). Così, dopo il “no” definitivo arrivato del governatore della Sardegna, Christian Solinas, il cantante ha deciso di fare di testa sua, ovvero di violare le regole.

Tutto è stato gestito sottotraccia: “Hanno montato il palco poco per volta, senza dare nell’occhio, nel corso della settimana. Quella del Molo Brin è già una zona di movida, ogni sera d’estate c’è un evento o un’esibizione e i locali della zona spesso attrezzano pedane, per cui nessuno ci ha fatto più di tanto caso”, fanno sapere sul posto. “Sì, i vigili urbani sono passati un paio di volte, qualcuno ha chiesto per cosa fosse questo palco ma tutti stavano sul vago, dicevano di non sapere niente. In effetti non c’era nulla di ufficiale e con il ‘no’ delle autorità la questione concerto sembrava archiviata. Fino a ieri davvero nessuno sapeva niente. Poi le voci sono iniziate a circolare con il passaparola, ma era un tam tam controllato, soprattutto tra la gente del posto e poi tra i turisti. Si è fatto un po’ ‘alla vecchia’, ecco, d’altra parte Salmo è di casa. Le persone sono arrivate man mano nel corso della serata, molti erano già lì nei locali della zona. Alle 22 poi lui è arrivato a sorpresa, è salito sul palco, ha letto la sua lettera contro lo Stato, ha fatto un appello a vaccinarsi e se ne è andato, come se niente fosse”. Da parte sua, il Comune di Olbia si è limitato a dire a FqMagazine di non aver autorizzato alcun concerto e di essere stato all’oscuro dell’organizzazione che era in corso sottobanco, ma il Sindaco non ha voluto dire niente di più. Cioè non ha voluto spiegare come sia stato possibile che il concerto venisse allestito senza che nessuno intervenisse. Anche dalla polizia locale, nessuno si è reso disponibile a parlare. Alle forze dell’ordine non sono arrivate segnalazioni né richieste di intervento, come se fosse tutto normale.

“È stato un gesto istintivo di esasperazione, una forma di protesta contro lo Stato. Tutti gli altri settori ripartono, si pensi allo sport, mentre per noi è più di un anno che i concerti sono fermi e si dovrà aspettare ancora fino al 2022”, dice una fonte anonima vicina al cantante: così facendo, però, il risultato è stato quello di danneggiare una ripartenza graduale, delicata e cruciale come quella dei lavoratori precari del mondo dello spettacolo.

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