Il mirino della campagna vaccinale italiana si è definitivamente spostato: è finita l’epoca in cui la priorità era proteggere le persone fragili, quelle che con il Covid rischiano di finire in ospedale. Ora è il momento di puntare sui giovanissimi, nonostante per loro i rischi in caso di contagio siano molto ridotti. Un cambio di rotta radicale che emerge chiaramente dalla comunicazione della struttura commissariale guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo e che nasconde un timore: senza un’accelerazione nelle somministrazioni di prime dosi, l’obiettivo di immunizzare l’80% della popolazione entro fine settembre, fissato dallo stesso Figliuolo, non verrebbe raggiunto. Il commissario per l’emergenza ne è conscio, tanto da dichiarare che proprio nella fascia di età tra i 12 e i 19 anni “stiamo registrando il maggior numero di prime somministrazioni” e annunciare delle corsie preferenziali negli hub – senza la prenotazione – dedicate proprio ai ragazzi. Per contro, sul fronte della rincorsa ai 4,42 milioni di italiani con più di 50 anni che non hanno ricevuto nemmeno una dose, è stata di fatto alzata bandiera bianca. Fino a metà luglio il commissario Figliuolo ha ripetuto che “andare sui 60enni è il nostro imperativo categorico. La strategia messa in piedi con le Regioni, che prevede anche il coinvolgimento dei medici di base, non ha dato però i risultati sperati. Da qui la decisione di invertire le priorità.

L’annuncio della nuova strategia – Adesso l’attenzione è tutta sui giovani, la platea ancora da “aggredire” per proseguire la campagna. Non più puntando sulla “qualità” dei vaccinati, ma solamente sulla quantità. “Dal 16 agosto a fine mese avremo circa 10 milioni di dosi a livello nazionale che ci permetteranno di continuare con un ottimo passo”, spiega il commissario Figliuolo. E proprio da dopo Ferragosto, spiega, “inizieremo con un’attività mirata per i più giovani, continuando sicuramente a pensare agli over 50, perché è una categoria che ha bisogno di implementare i numeri dei vaccinati ed è una categoria che con le varianti rimane sicuramente a rischio, però dobbiamo pensare alla riapertura delle scuole in sicurezza”. È la conferma del cambio di rotta.

I motivi del cambio di rotta – Figliuolo ricorda che “il comitato tecnico scientifico ha posto come obiettivo sufficiente quello di raggiungere il 60% degli studenti vaccinati prima dell’inizio delle scuole”. È certamente un motivo per il quale si vuole accelerare con i giovani. Dall’altra parte, però, ci sono i numeri: il campanello d’allarme è suonato proprio in questa prima settimana di agosto. Figliuolo parla di “un ottimo passo”, ma da lunedì 2 a domenica 8 sono state effettuate appena 2,8 milioni di somministrazioni (dati aggiornati alla mattina del 9 agosto). Anche se i numeri dovessero essere ritoccati al rialzo, la flessione resterebbe comunque evidente: la scorsa settimana erano state utilizzate 3,4 milioni di dosi, quella precedente 3,7. Non solo, ormai dalla seconda settimana di giugno l’Italia viaggiava poco sotto le 4 milioni di somministrazioni a settimane, ovvero oltre le famose 500mila dosi al giorno che sempre Figliuolo aveva indicato come velocità da tenere una volta che la campagna fosse partita a pieno ritmo. Negli ultimi 7 giorni, invece, viene registrata una media di 403mila somministrazioni al giorno.

Solo 2,8 milioni in attesa di richiamo – E qui nascono i problemi: per raggiungere l’immunità di gregge, l’Italia deve vaccinare l’80% della popolazione, ovvero circa 49,7 milioni di persone. Alla mattina del 9 agosto hanno completato il ciclo vaccinale 34,4 milioni di italiani. Il governo sottolinea che si tratta del 63,79% degli over 12, ma l’immunità di gregge si calcola su tutta la popolazione. Le prime dosi sono poco di più, 37,2 milioni: significa che adesso le persone in attesa del richiamo sono appena 2,8 milioni, segno che le “nuove” prime dosi a luglio sono crollate. La campagna ha bisogno subito di una nuova impennata di persone che si presentano per effettuare la prima vaccinazione (come successo nella prima metà di giugno), in modo da avere tra un mese un conseguente incremento anche dei richiami da effettuare (come successo a inizio luglio). Per arrivare all’obiettivo dell’80% serve infatti una media di almeno 436.427 dosi inoculate al giorno, da mantenere costante per le prossime 7 settimane. Anche l’altro target fissato da Figliuolo, il 70% della popolazione vaccinata entro agosto, non verrebbe raggiunto se non ci fosse un’accelerazione. Con il rischio di riempire i frigoriferi di milioni di dosi che resterebbero inutilizzate.

Lo stop nella rincorsa agli over 50 – Ecco quindi che la spinta deve arrivare dai giovani. E pazienza se 4,4 milioni di persone nella fascia più a rischio siano ancora senza protezione. D’altronde, i numeri del mese di luglio dimostrano come le azioni messe in campo finora abbiano portato a un risultato minimo. Il commissario Figliuolo aveva annunciato il coinvolgimento dei medici di base e chiesto alle Regioni una strategia mirata. Come aveva raccontato Il Tempo, però, alla richiesta della struttura commissariale di inviare entro metà luglio i dati sugli over 60 ancora in attesa della prima dose avevano risposto meno della metà dei governatori. I numeri parlano da soli: il report del governo di inizio luglio riferiva di 345mila 80enni ancora non vaccinati. L’ultimo rapporto del 7 agosto dice che sono ancora 298mila: in poco più di un mese sono stati raggiunti in 47mila. Il trend è simile anche nelle altre fasce di età a rischio: restano senza una dose 657mila 70enni e quasi un milione e mezzo di 60enni. In 36 giorni sono stati raggiunte appena 370mila persone tra i 60 e i 79 anni. E poi resta il bacino dei 50enni: 2,25 milioni, pari al 23,39% del totale. Nessuno lo ammette apertamente, ma adesso la convinzione all’interno della struttura commissariale – scrive il Corriere della Sera – è che quella platea mancante sia composta per la maggior parte da no vax.

L’obiettivo dell’immunità di gregge – Rincorrere gli over 50 è complesso, anche i circa 5 milioni di 30enni e 40enni ancora senza una dose non sono facilmente raggiungibili. Invece, con la leva del ritorno a scuola e in università, la platea degli adolescenti e dei 20enni è quella che in questo momento sta tenendo in piedi la campagna vaccinale, per ammissione dello stesso Figliuolo. Sempre secondo l’ultimo report del governo, sono ancora 1.061.931 gli studenti nella fascia 16-19 anni che non hanno fatto la prima dose. A questi, vanno aggiunti altri 1,7 milioni di ragazzi tra i 12 e i 15 anni. Infine, c’è la fascia dei 20enni: altri 2 milioni di giovani che non si sono ancora vaccinati. Il commissario dimostra di voler puntare soprattutto su di loro per tagliare il traguardo del 70% di immunizzati a fine agosto e dell’immunità di gregge all’80% entro fine settembre. Così Figliuolo potrà dire di aver centrato un altro obiettivo. Sarà un risultato parziale, però, se dall’altra parte resterà ancora irrisolto il problema di una quota importante di adesioni mancate nelle fasce di età più a rischio di sviluppare la malattia grave.

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