Massimo Sebastiani è stato condannato a 20 anni di carcere per l’omicidio di Elisa Pomarelli, la giovane che nell’agosto del 2019 venne strangolata e il cui corpo fu nascosto dall’assassino sulle colline in provincia di Piacenza. La procuratrice Grazia Pradella aveva chiesto 24 anni per Sebastiani, arrestato dopo alcuni giorni di fuga, imputato per omicidio volontario e occultamento di cadavere, processato in abbreviato. “Questa non è giustizia, 20 anni sono pochi. Meritava l’ergastolo”, hanno detto i familiari della vittima dopo la lettura della sentenza.

“Sebastiani avrebbe meritato l’ergastolo, la giusta pena era questa. Non mi avrebbe tolto il dolore che c’è sempre ma comunque vent’anni sono pochi. Questa non è giustizia” ha detto Debora, sorella della vittima, fuori dal tribunale di Piacenza dopo la lettura della sentenza. Il processo, durato alcuni mesi, è stato celebrato con il rito abbreviato che prevede uno sconto sulla pena. In contemporanea, sempre nello stesso tribunale, è arrivata anche un’altra sentenza, sempre per un femminicidio. In questo caso però, davanti a una corte di Assise, la sentenza è stata di ergastolo. Condannato Abdelkrim Foukahi che nel maggio del 2019 aveva ucciso in casa a coltellate la moglie Damia El Essali, cercando poi anche lui di scappare insieme ai figli piccoli. Anche in questo processo, così come in quello di Sebastiani, tra le parti civili figurava, oltre alla famiglia, anche il centro antiviolenza “La città delle donne, telefono rosa Piacenza”.

Sebastiani e Pomarelli erano scomparsi il 25 agosto scorso, dopo essere stati visti per l’ultima volta insieme a pranzo all’Osteria del Lupo di Ciriano, in provincia di Piacenza. Il tornitore fu rintracciato e catturato solo il 7 settembre successivo, nel solaio di una casa sulle colline piacentine. Poche ore dopo fu trovato il corpo senza vita di Elisa Pomarelli, allora 28enne, raggiunto con difficoltà dai carabinieri perché nascosto in una zona difficile da raggiungere, in un fossato nel bosco nel territorio di Sariano, frazione di Gropparello.

Tra i due, spiegarono in quei giorni i familiari della vittima, c’era solo un’amicizia, ma secondo alcuni amici Sebastiani sarebbe stato ossessionato da lei. Nonostante l’uomo fosse fin da subito sospettato di omicidio e occultamento di cadavere, le cronache dei giornali in quei giorni lo avevano dipinto come “un gigante buono incapace di fare del male”, “un uomo semplice” che aveva compiuto “un raptus per troppo amore”. Con la sua cattura emerse che aveva ucciso la donna dopo un litigio, per poi gettare il suo cadavere in un fossato e darsi alla fuga.

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