Riforma della giustizia, transizione ecologica ed evoluzione della situazione epidemiologica. Sono questi i temi di cui hanno parlato Mario Draghi e Giuseppe Conte nel colloquio di circa un’ora a Palazzo Chigi: un faccia a faccia molto atteso soprattutto dopo che il Movimento 5 stelle ha annunciato battaglia perché la riforma del processo penale sia modificata in Parlamento. “Ho assicurato il contributo e l’atteggiamento costruttivo del M5s”, ha detto Conte parlando con i giornalisti all’uscita. “Anche durante i lavori parlamentari, daremo il nostro contributo per migliorare e velocizzare i processi, ma saremo molto vigili nello scongiurare soglie di impunità. Il governo ha a cuore tempi rapidi, ma c’è una dialettica parlamentare”. L’ex premier non incontrava l’ex presidente della Bce vis-à-vis dalla cerimonia della campanella, nel febbraio scorso, quando i due si diedero il cambio a Palazzo Chigi: nel mezzo ci sono stati i lunghi mesi di lavoro alla rifondazione del M5s e, soprattutto, lo scontro con Beppe Grillo. Ora che una pace è stata raggiunta, Conte può prendersi la guida politica del Movimento al governo: per questo le sue parole, per il momento di dialogo e molto costruttive, hanno sancito l’avvio di una nuova fase, anche dentro l’esecutivo. Se finora il M5s è sembrato andare piuttosto a traino della maggioranza, ora Conte e i vertici M5s vogliono cambiare atteggiamento.

Proprio il dossier della giustizia sarà decisivo. Conte intende tenere il punto sulle richieste di modifica e questo ha detto anche a Draghi. Eppure, stando alle ultime indiscrezioni pubblicate dai quotidiani, il premier sarebbe pronto a chiedere la fiducia per far approvare il testo così com’è uscito dal consiglio dei ministri: una decisione che sarebbe una forzatura e porterebbe a uno strappo netto con i 5 stelle. “Non abbiamo parlato di fiducia”, ha detto Conte, “ma di eventuali interventi che possano migliorare il testo. Sulla riforma io per primo dico ‘mettiamo da parte le ideologie‘. Cosa vogliamo assicurare agli italiani? Una riforma della giustizia con tempi chiari e definiti, ma anche assicurando il principio che alle vittime dei reati va assicurata giustizia. Non possiamo creare le condizioni di rischio che possano svanire nel nulla i processi. E queste sono preoccupazioni che devono riguardare tutte le forze politiche”. Il riferimento è naturalmente alla prescrizione e alla legge Bonafede smantellata, ma il percorso rimane molto complicato. Proprio mentre Draghi e Conte si vedevano per parlare di riforma della Giustizia infatti, la ministra Marta Cartabia, intervenendo a una tavola rotonda a Firenze, ha ribadito la sua posizione che non sembra lasciare spazio ad alcun ripensamento: “La riforma della giustizia è una mediazione, approvata da tutti in Consiglio dei ministri”, ha detto. Un segnale lanciato ai 5 stelle, ma anche al Partito democratico che nelle scorse ore ha iniziato ad aprire alle modifiche da portare avanti in Parlamento. Oggi Letta si è limitato a commentare: “Ho letto che l’incontro tra Conte e Draghi è stato positivo“, ha detto, “e me ne rallegro, perché sono convinto che la riforma della giustizia debba essere approvata rapidamente: se c’è stata la capacità di trovare una intesa questo è un bene, nostro auspicio è una buona riforma della giustizia, qual è quella portata avanti dalla ministra Cartabia”.

Il presidente del Consiglio e il leader in pectore M5s non hanno parlato solo di riforma della giustizia. Tra i temi toccati c’è stato anche il dossier della transizione ecologica, argomento molto caro ai 5 stelle. Conte ha ribadito “tutta la nostra fiducia” al ministro Roberto Cingolani, ministro che è stato scelto e voluto dallo stesso Beppe Grillo ma che sta deludendo molto le aspettative del Movimento. “E’ un ministro che sta lavorando molto e il M5s darà un grande contributo”, ha detto oggi Conte alla fine dell’incontro. “Tutti parliamo di transizione ecologica, ma come realizzarla, come declinare i progetti, come perseguire l’economia circolare, beh su questo bisogna rimboccarsi le maniche e passare dagli slogan ai fatti concreti“. Solo poche settimane fa, Grillo davanti ai parlamentari si fece scappare la frase “se Cingolani continua così è un bagno di sangue”, oggi Conte ha scelto di non scaricarlo, ma tenere (anche su questo punto) un atteggiamento moderato e il più possibile costruttivo. Il terzo tema affrontato con Draghi è stata la gestione della campagna vaccinale: “Ho ribadito e anticipato il pieno sostegno del M5s al piano vaccinale e alla politica sanitaria”, ha detto l’ex premier. Sul Covid “non possiamo abbassare la guardia. Dobbiamo mantenere sempre vigili i presidi per quanto riguarda la protezione sanitaria. Dobbiamo continuare a promuovere la campagna vaccinale perché è l’unico vero antidoto per poter contrastare la pandemia e per poter proteggere il tessuto economico e sociale”. Parole queste, che sono sembrate un chiaro riferimento ai leader di centrodestra che ancora si rifiutano di vaccinarsi.

Infine Conte, che solo sabato scorso Conte ha presentato il nuovo Statuto e dato ufficialmente il via al nuovo corso del Movimento, ha risposto anche alle altre domande dei giornalisti. Innanzitutto ha ribadito che non intende candidarsi alle elezioni suppletive, come invece ha deciso di fare il segretario Pd Enrico Letta: “No, per me la politica è dappertutto, in piazza, nei territori. In questo momento il mio impegno prioritario è lavorare per il rilancio del M5s“. Poi Conte ha affrontato uno dei temi più caldi in Parlamento delle ultime settimane: il ddl Zan. E per la prima volta ha garantito personalmente l’appoggio del Movimento: “E’ una legge che ha il nostro appoggio“, ha commentato. Solo qualche giorno fa, quando ancora si aspettava l’ufficializzazione della pace con Grillo, aveva rimandato qualsiasi commento sul tema.

L’incontro tra Draghi e Conte segna appunto una prima svolta nell’equilibrio del Movimento 5 stelle al governo. Finora, complici anche i terremoti interni e il caos delle ultime settimane, i parlamentari M5s hanno accusato di essere stati molto marginali sull’azione dell’esecutivo. “L’incontro tra Giuseppe Conte e il presidente Mario Draghi rappresenta un momento molto importante per il Movimento 5 stelle e per il Paese”, ha detto il ministro M5s Federico D’Incà. “Siamo la prima forza parlamentare e il nostro pieno sostegno al governo per il completamento del piano vaccinale è fondamentale. Alla Camera e al Senato il lavoro di tutti sarà imprescindibile per trovare soluzioni adeguate su tutti i provvedimenti. Da oggi rilanciamo con ancora maggiore forza e determinazione il nostro impegno per il Paese”. Ma che il clima all’interno del M5s è molto teso, lo conferma il deputato M5s Michele Gubitosa: “In Parlamento la riforma della giustizia non può passare così com’è. L’Europa ci ha chiesto di velocizzare i processi, non di produrre un’amnistia per chi può permettersi avvocati facoltosi. Non possono esistere soglie di impunità con processi che vanno in fumo in appello, negando giustizia e verità alle vittime dei reati”. E ha concluso: “Avanti tutti insieme con Giuseppe Conte per migliorare la riforma della giustizia nelle prossime settimane”.

Intanto i militanti pentastellati del Coordinamento “Parola agli attivisti” si preparano a scendere in piazza Montecitorio per chiedere agli eletti M5S di non retrocedere sulla prescrizione e sui punti chiave della riforma Bonafede. “Noi ci saremo mercoledì 21 dalle 10,30 alle 13 perché la riforma Cartabia rappresenta ciò che abbiamo sempre combattuto e mi aspetto che tutti i portavoce che in questi giorni l’hanno criticata, e tutti i giudici, i magistrati che non sono d’accordo, ci mettano la faccia”, ha detto all’Adnkronos la consigliera 5 stelle in Regione Lazio Francesca De Vito, tra gli organizzatori della manifestazione e sorella del consigliere in Campidoglio Marcello De Vito, a processo per corruzione, e appena passato a Forza Italia. “Non so in quanti saremo”, prosegue, “non abbiamo grandi strumenti per far sentire la nostra voce ma l’importante è continuare un percorso di coerenza”. De Vito e il gruppo di attivisti vogliono anche protestare contro la decisione di affidare il Movimento a Conte: “E’ tempo quindi che si torni in piazza, anche per ricordare Gianroberto e tutto ciò che ha rappresentato e per riprendere possesso delle nostre battaglie a partire dalla critica feroce alla riforma Cartabia ma senza dimenticare quello che da mesi stiamo sopportando”.

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