All’interno del Parco archeologico di Velia, nel comune salernitano di Ascea, ci sono i resti del teatro. D’impianto ellenistico, ma ristrutturato in età romana. Con la cavea che, dall’alto dell’acropoli, permette di osservare la città antica. A marzo si é concluso un intervento di manutenzione straordinaria, per un importo di 158mila euro. Le ragioni spiegate sul portale del Parco archeologico di Paestum e Velia. “Il degrado avanzato in cui versavano le integrazioni delle sedute già parzialmente ripristinate da un progetto di restauro di quasi vent’anni fa. Piante infestanti e infiltrazioni d’acqua che minacciavano la tenuta dei blocchi originali smontati negli anni ’80 del secolo scorso per realizzare degli scavi stratigrafici nell’area e per essere poi rimontati durante il restauro promosso dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno nel 2003”.

Tutto bene, quindi? Di certo, non per l’Autorità Nazionale Anticorruzione che, dopo le segnalazioni da parte della senatrice del Gruppo Misto, Margherita Corrado, ha proceduto a specifici approfondimenti istruttori. I cui risultati si possono leggere in una Nota inviata anche alla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio. In estrema sintesi, nell’intervento sono rilevabili “profili di carenze, approssimazioni ed irregolarità”.

Insomma, diverse criticità. Analizzate nel dettaglio. Relativamente alla completezza della progettazione predisposta dalla stazione appaltante si evidenziano “perplessità in ordine alla possibile qualificazione dei lavori in esame come opere di manutenzione straordinaria e all’applicazione del regime progettuale semplificato, tenuto conto che la semplificazione progettuale deve comunque tenere conto della natura del bene e del tipo di intervento e che nel caso di specie non poteva risultare trascurabile il valore storico e archeologico del sito … richiamandosi a tale riguardo le misure speciali di tutela … che parrebbero non compatibili con l’adozione di un regime progettuale semplificato”.

Inoltre “é stata contestata la riconducibilità dei lavori in esame ad interventi di manutenzione straordinaria”, mentre i lavori ricomprendono, come emerge dalla relazione tecnica e perizia tecnica del progettista e della successiva relazione di ratifica del progettista intervenuto in corso d’opera, interventi per il recupero e l’integrazione delle sedute … e comunque lavorazioni che richiamano più propriamente la definizione di ‘restauro’ …”.

Non é tutto. È stato osservato che “la progettazione, in qualunque modo inquadrabile, evidenziava profili di approssimazione e carenze in relazione, in primo luogo, alla non piena coerenza fra i diversi elaborati facenti parte della stessa; … ulteriori significative approssimazioni e carenze riguardano gli elaborati grafici prodotti, dal momento che risultano mancanti di piani, sezioni e prospetti, peraltro non redatti in scala adeguata”.

Approssimazioni sono stati riscontrate anche in relazione all’individuazione delle categorie di qualificazione, non rinvenendosi all’interno del progetto, un’adeguata analisi delle tipologie di lavorazione di cui si compone l’intervento …”.

Nella Nota si sottolinea anche come sia mancato il ruolo di “controllore” da parte della Direzione generale Archeologia, belle arti e Paesaggio, che se fosse intervenuta, “avrebbe potuto rilevare il grado di approssimazione e le anomalie che hanno caratterizzato la procedura in esame”.

Però a mancare non sarebbero state soltanto procedure corrette d’intervento, ma anche modalità di scelta delle figure preposte all’intervento. “Profili di anomalia sono stati riscontrati anche con riferimento all’individuazione del progettista e direttore dei lavori”, si legge nella Nota. Nella quale si rileva che “Ulteriore elemento di anomalia si riferisce alla nomina del RUP che ha riguardato un dipendente amministrativo incardinato nell’Ufficio Bilancio del Parco archeologico di Paestum e Velia, per gran parte dell’arco temporale dei lavori, rilevandosi che nel caso di specie il soggetto nominato non risulta inquadrabile come soggetto tecnico, né è parso evidenziarsi una specifica esperienza triennale nel settore dei lavori e non evidenziandosi esperienze nel settore dei restauri di beni culturali in relazione ad opere monumentali di rilevanza …”. Pur con tutte le attenuanti possibili, conclude l’Anac, “va osservato che la significatività dell’intervento di restauro avrebbe sicuramente richiesto la costituzione di una struttura di una struttura di supporto dotata anche di competenze tecniche …”.

Prima dell’intervento dell’Anticorruzione c’era stato l’apprezzamento del Direttore generale dei Musei, Massimo Osanna. Che in occasione della riapertura del monumento aveva dichiarato di averlo voluto visionare personalmente, “anche dopo aver letto l’accurata relazione tecnica di Francesca Condò, funzionaria architetto della Direzione Generale Musei, che qualche settimana fa era venuta al Parco per un sopralluogo”. Gabriel Zuchtriegel, da febbraio Direttore del Parco di Pompei, ma Direttore del Parco archeologico di Paestum e Velia durante l’intervento, aveva sottolineato che finalmente il teatro sarebbe stato fruibile. “Da tutti”.

Un altro giudizio sui lavori aveva espresso la locale sezione di Italia Nostra, secondo cui i “lavori molto sulla cavea e gli spalti del teatro sarebbero stati molto impattanti”, al punto da prefigurare una vera e propria “trasformazione” del bene archeologico. Preoccupazioni aveva mostrato anche il Codacons Cilento, al punto da chiedere delucidazioni al Direttore Zuchtriegel e al ministro Franceschini. Al quale ha rivolto una interrogazione la senatrice Corrado. Che, dopo i rilievi dell’Anac, ha raccontato come la risposta del ministro l’aveva lasciata del tutto insoddisfatta, “poiché risultò evidente, nelle sue parole, il tentativo di arrampicarsi sugli specchi per negare le molteplici criticità del suddetto intervento, oggi confermate e accresciute”.

Interpellato da ilfattoquotidiano.it il Direttore Zuchtriegel ha ribadito “che si è trattato di un intervento necessario per lo stato di degrado del monumento e corretto dal punto di vista scientifico, come è stato confermato anche da un’apposita ispezione ministeriale”. Aggiungendo di essere contento “che l’Anac abbia riconosciuto che, contrariamente a quanto è stato falsamente sostenuto in maniera fuorviante, la ditta incaricata possedeva i requisiti necessari e che il Parco non ha affidato questo intervento in via di somma urgenza ma con una regolare procedura sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione”.

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