di Luigi Di Maso

Alle 19:30 circa di lunedì eravamo davanti ad uno degli ottavi di finale più scoppiettanti di Euro 2020, consapevoli di stare assistendo ad una manifestazione rivelatasi parecchio divertente, probabilmente la più coinvolgente dal 2004 ad oggi, complice anche il carico emotivo post pandemia globale e il coinvolgimento continentale a livello logistico.

Qualche minuto dopo, esattamente al minuto 77 di Spagna-Croazia, Ferran Torres col terzo gol per gli spagnoli, chiudeva virtualmente una partita vivace che la Spagna stava meritando di portare a casa. Stava, perché 8 minuti dopo Oršić segna il 3 a 2 che riapre tutto, ma soprattutto apre un turbine emozionale, un vortice in cui ogni calciofilo è stato risucchiato e risputato fuori solo 5 ore dopo, con il rigore sbagliato da Mbappé nella sequenza di penalty necessaria per trarre un vincitore nella sfida tra Francia e Svizzera.

Nel mezzo, una serie di patemi d’animo di ogni tipo: mani nei capelli, urla di stupore, di esultanza, espressioni facciali ai limiti del lancio in orbita. A provocarli, la rivincita morale di Morata, “quello che non segna” e che era stato vittima di minacce di morte a lui e alla sua famiglia ospite allo stadio in una delle partite della Spagna. Ma anche i sospiri di sollievo (e parate enormi) di Unai Simon, promettente portiere dell’Atletico Bilbao protagonista in negativo con l’erroraccio nel primo gol della Croazia. La compattezza e lo spirito di gruppo ritrovato della Croazia, almeno negli ultimi 7 minuti regolamentari della partita.

E poi?

La performance stilistica degna dei migliori illusionisti di Paul Pogba: in un paio di circostanze offre dei passaggi decisivi ai compagni che da soli valgono il prezzo che gli sponsor pagano alla Uefa in questo mese. Non passa nemmeno inosservata l’onnipotenza e la qualità alla quale fa riferimento Benzema per portarsi in avanti il pallone per il tiro che vale il pareggio della sua Francia. Sì, perché la Svizzera non solo si è permessa di passare in vantaggio con un ragazzo che anni fa si metteva in mostra nel Torneo di Viareggio, quel Seferovic della Fiorentina, ma ha anche deciso di regalarci (perché di dono si tratta) gli ultimi 10 minuti più straripanti di una partita di calcio di questo secolo.

L’underdog che trascina la favorita del torneo, nonché Campione del Mondo in carica prima ai supplementari e poi ai rigori, dove gli svizzeri compiono l’atto sacrificale. È come se ogni cantone avesse donato a distanza l’energia alla propria Nazionale che sembrava sempre messa meglio atleticamente rispetto agli artiglieri pesanti della Francia.

Sbaglia il rigore decisivo Mbappe, uno destinato ad una carriera epica e memorabile, colui che più che ricordarci Ronaldo il Fenomeno, ci sembra più paragonabile al primo brillante Cristiano del Manchester United. Parliamo di Dei del calcio, se ne esistono alcuni.

Le emozioni di Spagna-Croazia e la rivincita di Morata contro quei frustrati che ancora chiamiamo erroneamente tifosi. La Svizzera che batte la Francia. Un momento che ci riconcilia col calcio e che sbatte in faccia ai più violenti sostenitori di una Superlega, in cui la discriminante per parteciparvi non è la meritocrazia, quanto nel calcio la minima ambizione di ribaltare lo status quo dei piccoli sia direttamente legata alle emozioni e allo spettacolo che ci permettono di rinnovare quotidianamente l’amore per il calcio.

Una delle giornate più epiche della storia del calcio negli ultimi 90 anni. Probabilmente ce ne sono state altre, ma fatichiamo tutti a scovarla solo grazie all’aiuto della memoria.

Se non bastasse, ricordiamoci come è partito questo Europeo. Con la chiamata last minute di Matteo Pessina che subentra nel gruppo azzurro dopo essere stato “scartato”. Il resto poi lo conosciamo, una manna dal cielo per i calciofili e chi ama le storie. Poi, le lezioni (speriamo) imparate dalla vicenda di Christian Eriksen, dalla paura provata da casa e allo stadio, alla lezione di etica di giornalismo data dai colleghi inglesi e americani ai media sciacalli italo-spagnoli, fino alla reazione di una squadra meravigliosa in campo. Senza dimenticarsi delle lacrime di Marco Rossi non prima di vedere l’ungherese Attila Fiola toccare il cielo con un dito. Ne avrà da raccontare si suoi nipoti.

Questo Euro 2020 è un esercizio di stile utile a non perdere contatto con la realtà, con le emozioni per quanto effimere. Alla bellezza di questo sport è stata data nuova brillantezza dopo i tumulti dei mesi scorsi.

Per questo amiamo il calcio, quando sa essere un inno alla vita e sa riaffiorare le nostre emozioni più vivide, forse anche tribali.

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