Una salamandra. Uno che “abbassa la temperatura del corpo, finché è la stessa di quella dell’ambiente così non perde energia ad adattarsi“. Come spesso accade la chiave per interpretare una personalità complessa può essere fornita solo da sua moglie. E’ Ann Sercombe a raccontare chi è George Smiley, il prototipo dell’agente segreto, l’ideale di spia nato dalla penna di John Le Carrè. Lo fa nel ventiseiesimo capitolo de La Talpa e a individuare quel passaggio come una chiave per capire chi fosse Smiley è l’attore Gary Oldman, che ha interpretato l’agente segreto nella versione cinematografica del film. Una figura di culto quella del dirigente dei servizi segreti inglesi, al quale è dedicato George Smiley, la ‘spia perfetta’ dei romanzi di John Le Carré, saggio edito da Nuova Argos e scritto da Marco Ventura, giornalista e autore televisivo, una vita al Giornale di Indro Montanelli e poi responsabile di uffici stampa istituzionali.

Ventura decide di raccontare il lato umano di Smiley e per farlo non ha che due riferimenti: i romanzi di Le Carrè e relativi adattamenti cinematografici, la biografia dello stesso Le Carrè. Il romanziere della Guerra Fredda, vero nome David Cornwell, aveva fatto parte lui stesso del MI6, il mitico servizio segreto inglese, almeno fino a quando non fu costretto a dimetteersi dopo che Kim Philby fece saltare la copertura a molti agenti britannici. Esponente dei Cinque Stelle, che nel mondo di Le Carrè non sono politici anticasta ma agenti al vertice dei servizi britannitici divenuti infiltrati del temibile Kgb sovietico, proprio a Philby è dedicato La Talpa, forse una delle opere di Le Carrè che Ventura preferisce.

La prefazione del volume è di Giampiero Massolo, già direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, che fa notare come Smiley sia all’apparenza un “l’antieroe di un mondo che fu e che oggi ci sembra distante anni luce. Un mondo basato sulle certezze, sui blocchi, manicheisticamente diviso tra i buoni per definizione e i cattivi per definizione, nel quale era semplice scegliere da che parte stare e sentirsi in qualche modo nel giusto. Un mondo solido, agli antipodi rispetto all’estrema liquidità dei nostri tempi, dove tutto tende ad apparirci mutevole e senza punti di riferimento, dove si naviga a vista in mari per lo più sconosciuti”. Nonostante tutto secondo Massolo quelle di Smiley “restano ancora oggi le qualità irrinunciabili dell’intelligence officer, l’unico che può ancora riassumere in sé stesso il calore delle impressioni con la freddezza dei dati. L’unico che può restare sé stesso pure dovendo indossare panni altrui. L’unico che può dare un contributo determinante ai governi aiutandoli a vedere nel buio“.

Ed è proprio nel buio di chi vede nel buio che prova a guardare Ventura. In un elaborato gioco di specchi, il giornalista italiano prova a spiegare perché Le Carré ha scelto di immaginare così il suo Smiley che “non è brillante o upper class come Philby. Non è atletico come James Bond. Non è dotato di gadget tecnologici né si muove per set spettacolari con la prestanza e la spavalderia di una star di Hollywood”. Un inglese del Sud, legatissimo alla Germania e che oggi sarebbe anti Brexit, visto che nell’ultimo fondamentale incontro col fidato allievo Peter Guillam, ci tiene a sottolineare di essere “europeo“. Il libro di Ventura è tutto così: un’infinita raccolta di aneddoti sommata alle opinioni di scrittori auterevoli su Smiley e Le Carrè. Il primo è una maschera, il secondo il vero volto della spia che ha fatto appassionare generazioni di lettori.

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