Ha un paio di migliaia di anni ed è una superstar. La Vittoria Alata di Brescia, straordinario esempio di scultura bronzea romana del I secolo dopo Cristo, fu rinvenuta nel 1826 nelle vicinanze del tempio capitolino dell’antica Brixia, conquistando sin da subito l’attenzione della comunità bresciana, di illustri visitatori, di studiosi di varie discipline e di generazioni di artisti che a lei si sono ispirati.

Oggi, a due secoli dalla sua scoperta e dopo due anni di “ricovero” fiorentino, la statua è tornata a Brescia. Nei laboratori dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, la Vittoria Alata è stata al centro di un delicato quanto complesso intervento di restauro diretto da due archeologhe, Anna Patera dell’Opificio e Francesca Morandini della Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il settore restauri bronzei dell’istituto fiorentino, guidato anch’esso da una donna, Laura Speranza. Adesso la Vittoria Alata attende solo di essere nuovamente ammirata dal pubblico, soprattutto in vista del 2023 quando Brescia, insieme a Bergamo, sarà la capitale italiana della cultura.

Ma cos’era accaduto? Tra il luglio del 2018 e l’ottobre del 2020 la statua – che rappresenta una figura femminile alata, alta poco meno di due metri (cm 194), con una postura oggi incompleta per la perdita di alcuni elementi (probabilmente l’elmo di Marte e uno scudo) che ne completavano il gesto e la posizione di equilibrio – è stata oggetto di un articolato restauro che si è svolto nei laboratori dell’Opificio di via degli Alfani. Come sempre accade, il restauro è stato anche un’ottima (e spesso irripetibile) occasione di studio dell’opera, in particolare degli aspetti legati alla sua storia e alla sua genesi.

Al suo rientro a Brescia, la Vittoria Alata ha trovato ad attenderla un nuovo allestimento museale dell’aula orientale del Capitolium, curato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, dove la scultura oggi appare in posizione rialzata, dominante rispetto al visitatore, il quale ha comunque la possibilità di ammirarla a 360 gradi, poiché la scultura è un oggetto tridimensionale.

Purtroppo nella nuova collocazione la Vittoria Alata è stata visibile solo da 4 al 23 febbraio scorsi, a causa della nuova chiusura dei musei per l’emergenza sanitaria in atto. Ma il prossimo 22 aprile, dalle 9.30 alle 17.30 in modalità online, il capolavoro sarà protagonista di un seminario di studi (cui è ancora possibile partecipare iscrivendosi entro il 19 aprile sul sito www.opificiodellepietredure.it nella pagina dedicata all’evento) riservato alle varie fasi dell’intervento di restauro e ai risultati degli studi approfonditi che hanno visti impegnati esperti coordinati dal Comitato scientifico che si è formato grazie alla collaborazione dell’Opificio, del Comune di Brescia, della Fondazione dei musei bresciani e della Soprintendenza del capoluogo lombardo.

“Considerata la nostra vasta esperienza nel restauro dei grandi bronzi archeologici – ha detto Marco Ciatti, Soprintendente dell’Opificio delle pietre dure di Firenze – come i Bronzi di Riace e l’Apoxyómenos di Lisippo tanto per citare i più noti, abbiamo accettato questa nuova sfida che è iniziata subito col trasporto dell’opera da Brescia a Firenze, affidato agli esperti tecnici di Apice, i quali hanno realizzato delle casse con scomparti tridimensionali, sagomati con il laser secondo le varie parti della scultura. Per quanto ci riguarda, il nostro lavoro si è basato su due temi portanti: il primo ha compreso la necessità di ridare stabilità alle ali e braccia della Vittoria, che non sono fuse al tronco, ma sostenute da una miscela di resina e altri elementi ormai non più in grado di reggere quei pesi. Ecco quindi il bisogno di uno studio approfondito, condotto dall’ingegnere Francesca Campana di Roma, per capire le fragilità dell’opera e intervenire nei punti precisi. Il secondo tema ha riguardato le superfici – ha aggiunto Ciatti – piene di tracce di corrosioni e false patinature. Questo intervento ha rivelato frammenti di dorature e di altre parti in argento, così come abbiamo capito che gli occhi della Vittoria non sono coevi alla sua realizzazione, ma successivi. Terminato anche questo intervento, abbiamo predisposto un piano per la conservazione preventiva e la manutenzione periodica che ne procrastineranno l’esistenza, unitamente alla base antisismica progettata per l’occasione”.

E nell’attesa che i musei di Brescia riaprano e si possa tornare definitivamente ad ammirare la Vittoria Alata nel rinnovato allestimento, il seminario di studi del prossimo 22 aprile sarà un’ottima occasione per saperne di più sullo stato di conservazione dell’opera, sugli interventi mirati nei punti di maggiore criticità, sugli esiti delle numerose indagini diagnostiche svolte e sulle novità emerse in fase di studio che arricchiranno le conoscenze sia della comunità scientifica, sia del pubblico amante dell’arte.

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