Il governo accelera per trovare una soluzione al problema delle Grandi Navi a Venezia. Qualche giorno fa era addirittura rimbalzata la notizia secondo cui il premier Mario Draghi avrebbe voluto dare uno stop definitivo dal 5 luglio in poi, approfittando degli incontri del G-20 che terranno la città lagunare in una morsa. Poi si è registrato un viraggio, con l’ipotesi di lasciare le cose come stanno, almeno per tutto il 2021 e la realizzazione di un terminal a Marghera per dirottarvi almeno i natanti di stazza maggiore. Intanto il clima si è fatto incandescente. I sindacati (Cgil in testa) sono contrari alla messa al bando delle navi. Il governatore Luca Zaia e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro sono favorevoli alla soluzione di approdo temporaneo nella zona industriale, una soluzione che rischia di diventare definitiva, in attesa dell’offshore in Adriatico indicato dal governo. I No Grandi Navi continuano ad affermare che le crociere sono incompatibili con la Laguna. Il Movimento Cinquestelle è contrario a nuovi scavi di canali e chiede subito la nomina del presidente dell’Autorità per la laguna, anziché di un commissario ad hoc per il problema delle crociere. Sotto il cielo di Venezia la confusione è evidente.

Decreto del governo – Il governo sta lavorando a un decreto che gestisca la fase di transizione. Per legge è stato dato il via a un concorso di idee per una soluzione che faccia attraccare le navi da crociera fuori dalla laguna. Sarà bandito a fine giugno. Ben che vada ci vorranno anni per dare attuazione a questa linea. Il decreto dovrebbe indicare soluzioni temporanee alternative. Si tratta degli approdi diffusi a Marghera, che vedono favorevoli anche le compagnie di crociera. Sul piatto saranno messi 142 milioni di euro per realizzare i nuovi approdi e un terminal (Vecon, Tiv e sul Canale Nord), oltre a risarcire la filiera della crocieristica. Più controversa la decisione se scavare il canale Vittorio Emanuele per permettere alle navi di continuare a raggiungere la stazione Marittima, ma senza passare più davanti a San Marco. Molto più probabilmente le navi di stazza maggiore resteranno a Marghera, mentre il Vittorio Emanuele sarà utilizzato solo da quelle più piccole.

Pronta la denuncia dei No Grandi Navi – Il movimento che ha manifestato contro la partenza di Orchestra, la prima nave da crociera post-Covid avvenuta a inizio giugno, al momento rimane alla finestra. Aspetta il decreto per esprimersi, ma intanto prepara una denuncia all’autorità giudiziaria per mancato rispetto delle norme che hanno messo fuorilegge le grandi navi da San Marco ancora nel 2012. Una diffida era stata inviata anche prima della partenza di Orchestra, indirizzata ai responsabili del traffico lagunare e della tutela ambientale. L’unica soluzione che il movimento accetterebbe sarebbe quella del blocco immediato del traffico crocieristico.

La “linea rossa” di Zaia: “Non rinunceremo mai alle crociere” – Il governatore leghista Luca Zaia è tassativo: “C’è una linea rossa che non permetteremo venga superata. Venezia e il Veneto non rinunceranno mai alla crocieristica, un settore che vale 4.500 posti di lavoro, 200 aziende, flussi finanziari enormi”. A costo di tenere le navi dentro la laguna veneziana. “Via le navi dal canale della Giudecca e dal bacino di San Marco, passaggio lungo il canale dei Petroli con approdo a Marghera e accesso alla Stazione Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele”. La ragione? “Possiamo ragionare su tutto, ma non sulla priorità della salvaguardia dell’occupazione e dell’economia legata al settore. Ogni progetto che metta in discussione questi punti è automaticamente escluso”.

La colpa di tutto questo, a quasi dieci anni dal decreto Clini-Passera che vietava il passaggio delle Grandi Navi, “non è del Comune di Venezia o della Regione Veneto – insiste – ma di chi aveva assunto il compito di realizzare quelle indicazioni, e non lo ha fatto. Abbiamo assistito a una totale inconcludenza del governo nazionale”. Naturalmente gli interessi sono enormi. Ad esempio, la Regione Veneto tramite la finanziaria Veneto Sviluppo controlla la società Venezia Terminal Passeggeri che gestisce lo scalo, una gallina dalle uova d’oro.

M5S: “No a un altro Mose” – Contro i progetti di Zaia e Brugnaro si schiera la senatrice Orietta Vanin dei Cinquestelle. “Non serve un altro Commissario, si dia subito avvio alla nomina della Presidenza per l’Autorità della Laguna”. La struttura era stata varata dal secondo governo Conte, ma dopo dieci mesi non è ancora decollata. “Attuare qualsiasi scavo ulteriore di canali, come il Vittorio Emanuele, significa uccidere la Laguna, volere la morte di Venezia, infrangendo l’equilibrio sul quale la città si sostiene. Lo scavo andrebbe a soddisfare esclusivamente le esigenze delle Compagnie crocieristiche”. Il timore del M5S: “Gli attracchi transitori non devono assolutamente diventare definitivi, né ancora di più trasformarsi in un altro Mose. Senza un vero vincolo alla stazza delle navi da crociera a circa 40mila tonnellate, il problema non sarà mai risolto e la città, inesorabilmente, ne subirà irrevocabili conseguenze. Non basterà, allora, la giustificazione dei posti di lavoro in ambito crocieristico e portuale, se tutto il resto dell’economia e della vita della città ne sarà irrimediabilmente compromesso”.

Cgil: difendere i posti di lavoro – Contro il divieto totale alle navi da crociera si è schierato il segretario della Filt Cgil, Natale Colombo: “Il ministero delle Infrastrutture smentisca, affinché l’intera portualità veneziana e il sindacato non riprendano a manifestare per affermare le proprie ragioni a favore del lavoro e dell’economia cittadina”. Secondo la Cgil bisogna “contemperare le varie necessità a partire dalla salvaguardia del lavoro e dell’impatto ambientale” e per questo “portare immediatamente le navi da crociera a Marghera, pur sapendo dell’inesistenza delle infrastrutture necessarie ad accogliere i passeggeri, è un atto assolutamente ingiustificato e irresponsabile”.

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