Pensasse a quelli che stanno male veramente“. “Sicuramente sta mentendo“. “Guarda che furbacchioni, hanno chiamato la figlia Lilibet Diana: tutto marketing altro che disturbi psichici“. Se già nel nostro Paese (e non solo) è complicato parlare di salute mentale, lo è ancora di più quando a farlo è un principe. Un principe vero, Harry d’Inghilterra. Perché la malattia mentale viene rifiutata, stigmatizzata, allontanata. Se ne parla poco o niente. Nel caso di Harry poi i commenti sono laconici, tranchant, soprattutto da quando Lei ha fatto la sua comparsa in scena: “E perché fino a oggi lui ha taciuto?”. “Ah ma sarà stata sicuramente la ‘strega’ di sua moglie“. Qui, oltre a Harry, c’è di mezzo Meghan Markle che, dopo la famosa intervista a Oprah Winfrey è diventata la “nemica numero uno della verità”, attaccata da tutti. Dalle donne, soprattutto, alla faccia della solidarietà, del ‘fare squadra’, del concederle una fiche al banco della verità. Ebbene oggi 9 giugno, i tabloid inglesi titolano di nuovo sulla malattia mentale del principe. “Sudavo, avevo attacchi di ansia e di panico. Ogni volta che salivo in macchina e ogni volta che vedevo una telecamera, andavo fuori di testa”, ha raccontato lui sempre a Oprah. E la versione pare sia confermata dalla sua ex fidanzata, Cressida Bonas, con la quale Harry è stato due anni. Qualche domanda. Può qualcuno mettere in dubbio le parole di chi afferma di soffrire di disturbi psichici? C’è bisogno che a confermare la “versione” di Harry sia la ex o chi per lei? Oseremmo mai fare la stessa cosa per una “malattia del corpo”? Nessuno di noi sa che tipo di diagnosi abbia avuto Harry.

Nei primi tre episodi della serie “The Me You Can’t See” (miniserie sulla salute mentale con Oprah, ndr), su Apple tv, il principe Harry racconta il trauma della perdita, affronta il tema della salute mentale e quello dell’abuso di sostanze: “Ero solo mentalmente confuso… Ero disposto a bere, a prendere droghe, ero disposto a provare le cose, a fare le cose che mi facevano sentire meno come mi sentivo in realtà”. Dice di aver bevuto tanto “perché cercavo di mascherare qualcosa”. Il principe non vuole più essere “quello che vediamo” e vuole portare alla luce l’altra parte. Quello che non vedi. Non c’è salute senza salute mentale. Sono stati 837.027 i pazienti psichiatrici che nel 2018 hanno ricevuto assistenza dai servizi specialistici. Il 53,8% donne, il 68,3% ultra quarantacinquenni. I tassi relativi ai disturbi schizofrenici, ai disturbi di personalità, ai disturbi da abuso di sostanze e al ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. In particolare per la depressione il tasso degli utenti di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (29,2 per 10.000 abitanti nei maschi e 48,6 per 10.000 abitanti nelle femmine).

Lo dice il Rapporto salute mentale a cura del ministero, e si parla solo di chi si è curato. E che ne è di quelli che non hanno ricevuto assistenza dai servizi specialistici per lo stigma che è nel dna del Paese o per la mancanza di fondi pubblici che servano a creare strutture adeguate? Il mondo rimasto sotto il tappeto di chi soffre di malattie mentali, abusa di sostanze, entra nel girone infernale della depressione ma non si cura e non chiede aiuto è vasto, impossibile sapere quanto. La pandemia ha dato una mazzata spietata: con l’emergenza sanitaria nel 2020 i disturbi depressivi sono quintuplicati e l’incidenza dei problemi psichici è passata, nella popolazione, dal 6 al 32%.

Ora, tra le fasce più povere della popolazione “i fattori di rischio” sono più elevati ma alla base dei disturbi mentali c’è una sorta di vulnerabilità genetica, esasperata da circostanze fonti di stress. Ecco quindi che va tenuta in considerazione anche la malattia di un principe. E anzi, il suo parlarne, il suo mostrare quello che non vediamo di lui (ha assunto il ruolo di “Chief Impact Officer” nella start up BetterUp Inc. che si occupa di salute mentale e ha base a San Francisco, ndr), può aiutare ad abbattere The Wall. “Il dolore mentale è meno drammatico del dolore fisico, ma è più comune e anche più difficile da sopportare. Il tentativo di nascondere i frequenti dolori mentali ne aumenta il peso: è più facile dire “Il mio dente fa male” che dire “Il mio cuore è spezzato“. God Bless the Prince.

*Ho aggiornato questo pezzo perché repetita iuvant. Forse.

Aggiornato il 9 giugno 2021

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