Niccolò Campriani tornerà alle Olimpiadi come allenatore. Il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach ha annunciato infatti che due dei tre sportivi rifugiati allenati dal bicampione olimpico in carica nel tiro a segno andranno a Tokyo. Si tratta di Mahdi Yovari, che gareggerà sotto la bandiera dell’Afghanistan, e di Luna Solomon che sarà invece tra i 29 Atleti Olimpici Rifugiati che sfileranno dopo la Grecia alla cerimonia di apertura. A essere accreditato come loro allenatore sarà Campriani stesso: “Non avrei mai pensato di vivere una delle giornate di sport più belle della mia carriera dopo il mio ritiro”, racconta il campione olimpico a ilfattoquotidiano.it, che un anno fa aveva raccontato il suo progetto.

Il racconto – Gli atleti collegati su Zoom, una breve inquadratura del presidente del Cio Bach e poi nessun’altra immagine: il live streaming non funziona. Forse a causa del malfunzionamento di alcuni siti in tutto il mondo. Così Campriani diventa anche il telecronista dell’evento che non è visibile al di fuori dello studio televisivo. E annuncia in diretta a ilfattoquotidiano.it quali atleti faranno parte del team di rifugiati. Nonostante il rimpianto iniziale (“Tutto questo lavoro e non possiamo farlo vedere live”), arrivano le gioie: Luna Solomon e Mahdi Yovari parteciperanno alle Olimpiadi di Tokyo 2020. La prima nella squadra di rifugiati, il secondo nell’Afghanistan.

“Dare indietro mi ha fatto bene” – La voce del campione di tiro a segno non è rotta dall’emozione nonostante l’annuncio: “Voglio lanciare un messaggio. La carriera di un atleta non finisce con l’ultimo colpo o l’ultimo salto: dipende dalle loro scelte di vita. Alcuni dopo l’abbandono delle gare devono ritrovare un equilibrio. Personalmente, dare indietro quanto ho ricevuto dallo sport mi ha fatto bene per reintegrarmi lentamente nella società”. E il suo dare indietro ha portato due atleti alle Olimpiadi.

Chi sono gli atleti – Entrambi gareggeranno nel tiro a segno da 10 metri. Mahdi Yovari si fa chiamare “The brave” (il coraggioso) e non sarà sotto la bandiera del team dei rifugiati: “La notizia della sua qualificazione era quindi arrivata la scorsa settimana – spiega Campriani – ma glielo abbiamo detto solo stamattina”. Luna Solomon viene invece dall’Eritrea ed è diventata mamma durante la preparazione ai Giochi. Ma il rinvio delle Olimpiadi le ha permesso di tornare ad allenarsi e qualificarsi. Quali sono gli obiettivi adesso? “Siamo estremamente realisti, non siamo tra i migliori dieci ma non potrebbe essere diversamente con due atleti che hanno iniziato a praticare questo sport due anni fa. Ma faremo del nostro meglio”, spiega il campione toscano. “Non alleniamo rifugiati con il primo obiettivo di vincere delle medaglie olimpiche. Anche se ci sono dei ragazzi tra i 29 che possono ambire a farlo”. Resta fuori invece la siriana Khaoula Sellami: “È dispiaciuta ma è stato selezionato un solo atleta per disciplina. Continuerà comunque ad allenarsi fino a Giochi e poi starà a lei decidere se continuare”.

“Le gare sono un altro sport” – Gli allenamenti non sono stati facili durante la pandemia. Le restrizioni ai viaggi hanno impedito di partecipare a diverse competizioni: “Nel tiro a segno, le gare sono un altro sport. È come nuotare nel mare con le onde mentre la preparazione è stata fatta nella piscina olimpica con la vasca piatta”. Campriani non si è però tirato indietro: “Ho fatto il possibile. Anche organizzando gare online su Zoom con la nazionale indiana”. Ad aiutarlo è stato anche Gabriele “Gaby” Buhlmann, ex allenatrice del campione olimpico in carica.

“Le Olimpiadi non sono il centro” – Ora sarà l’atleta toscano a vestire i panni del tecnico. Un ruolo che nei mesi passati descriveva così: “Sarebbe la chiusura più bella di una carriera molto lunga e faticosa. Non saprei immaginare un modo migliore per vivere l’Olimpiade dopo il ritiro. Anche perché mancava un lieto fine ai giochi di Rio de Janeiro”. Il 33enne vinse infatti il secondo oro nel 2016 anche per l’errore all’ultimo tiro del russo Sergej Kamenskij. Ma la vittoria non è l’unica cosa che conta: “I tre ragazzi che ho allenato studiano o lavorano: era una delle condizioni che avevo posto, non volevo mettere in pausa la loro esperienza. Le Olimpiadi non sono il centro anche se ovviamente è meglio esserci arrivati”. L’olimpionico sottolinea l’importanza dell’esperienza in sé: “Per la prima volta hanno preso l’aereo o dormito in hotel. E ai Giochi quello che conta davvero sarà poter amplificare il messaggio di questo progetto. Così ci guadagna tutta la comunità…

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