Sono oltre un migliaio i sanitari che hanno aderito alla moratoria promossa dalle associazioni della Rete Sostenibilità e Salute in cui si chiede di ripensare alla vaccinazione anti-Covid per i bambini. L’appello è stato firmato da medici e operatori sanitari impegnati sul campo. È una lettera che fa seguito a quella dei 93 medici israeliani e a una seconda in Regno Unito, firmata da 40 ricercatori inglesi, con il medesimo intento.

Per comprendere le ragioni nel dettaglio, e il perché non si debba procedere con la vaccinazione anti-Covid-19 dei bambini, ilFattoQuotidiano.it ha chiesto spiegazioni a uno dei promotori, Eduardo Missoni, docente di Global Health all’Università Bocconi, medico e specialista in malattie tropicali: “Da medico, per anni ho somministrato vaccini a migliaia di bambini in Nicaragua e poi da funzionario dell’Unicef li ho promossi. Non ho a che fare coi no-vax, così come la Rete Sostenibilità e Salute. La richiesta di moratoria si basa su rigorose considerazioni scientifiche che sono richiamate nel nostro documento”. Ecco le ragioni: “Chiediamo di non vaccinare i bambini per tre motivi: i bambini sono a rischio minimo di Covid, dai 18 anni in giù il rischio per i giovanissimi è irrilevante, come riferisce anche Franco Locatelli, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Secondo motivo: il vaccino protegge dalla malattia chi lo riceve, e riduce ma non evita l’infezione e la possibilità di contagiare altri. Terzo motivo: i bambini non sono fonte di contagi-cluster significativi per gli adulti, è soprattutto vero l’inverso”.

Missoni è anche membro di saluteglobale.it, una delle associazioni che fanno parte della Rete Sostenibilità e Salute, che raccoglie circa 30 sigle, tra cui molte associazioni civiche (come No Grazie, Medicina Democratica e ISDE) ma anche istituzionali come l’Osservatorio e Metodi per la Salute dell’Università di Milano-Bicocca; “Le motivazioni addotte – aggiunge – a favore delle vaccinazioni pediatriche non tengono conto di altri aspetti. Mi spiego: secondo gli ultimi dati riportati dalla CDC parlano di effetti secondari, dopo il vaccino, nei giovanissimi, come la miocardite, problemi cardiaci quindi. A questo aggiungo che anche nelle premesse del trial Oxford si ammettono significative incognite circa il collegamento tra Covid-19 e sindrome di Kawasaki di cui il vaccino potrebbe essere un fattore scatenante. Più in generale, dunque, i rischi da malattia nei bambini sono decisamente ridotti e anche, il cosiddetto long Covid, avrebbe una durata breve e priva di significative conseguenze, a fronte di rischi non noti a lungo termine, o su larga scala, derivanti dalla inoculazione di prodotti transgenici nell’organismo in rapida evoluzione del bambino”.

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