Una “situazione di estrema difficoltà” plasticamente raccolta nella cronaca giudiziaria degli ultimi mesi, durante i quali è emerso “uno spaccato di vita amministrativa che ferisce” Foggia. E se da un lato la politica resta la prima a dover dimostrare di avere gli anticorpi per difendersi dal malaffare, dall’altro, secondo il senatore foggiano del M5s Marco Pellegrini, componente della commissione Antimafia, è arrivato il momento di dire chiaramente che “il marcio non sta sempre solo da una parte”. Anche la società civile, dopo l’arresto del sindaco leghista Franco Landella, accusato di corruzione e concussione, e a due mesi dall’insediamento della commissione d’accesso che dovrà verificare se il clan della Società Foggiana hanno trovato sponda nei corridoi del Comune, deve fare uno scatto. Perché “alcuni si sono già dimostrati incapaci di comprendere che tutto era crollato tra episodi di corruzione e le ombre di infiltrazioni mafiose”, ma non riuscire a superare il momento di profonda impasse vissuta dalla città certificherebbe il “fallimento di un intero territorio”.

Senatore, sorpreso per l’ultimo terremoto giudiziario?
È difficile essere sorpresi dopo una sequela di arresti e indagini per episodi di peculato, concussione e corruzione. In città non si parla di altro da febbraio ed era plausibile ci fossero nuovi sviluppi. Nessun cittadino foggiano è contento che vengano fuori queste notizie, ma la cappa di malaffare era diventata insopportabile.

Landella era in carica dal 2014. Crede che le notizie trapelate sull’inchiesta siano la punta di un iceberg?
Il procuratore capo Ludovico Vaccaro ha fatto esplicito riferimento alle indagini di questi mesi, ma è difficile dire se ci saranno reazioni a catena che portino più indietro nel tempo. Certamente la commissione di accesso inviata dal ministero dell’Interno, insediatasi a marzo per valutare i rischi di infiltrazione mafiosa nell’attività amministrativa, prenderà in esame gli ultimi due anni restituendo uno spaccato chiaro su quanto avvenuto almeno dal 2019 ad oggi. Il loro lavoro è autonomo, staremo a vedere. Ad oggi possiamo parlare di un un dato politico.

Ovvero?
Le inchieste che si susseguono, sia per ipotesi di corruzione che di tentativi di infiltrazioni mafiose, rappresentano una situazione di estrema difficoltà. Quindi chiunque faccia parte della classe politica ha il dovere di essere al di sopra di ogni sospetto, qui invece, secondo gli investigatori, si chiedevano mazzette a destra e a manca. Quello ricostruito dagli inquirenti è uno spaccato di vita amministrativa che ferisce la città.

A novembre, dopo l’arresto di un dipendente comunale accusato di favorire i clan, come rappresentanti del M5s in commissione Antimafia chiedeste di fare luce sull’attività amministrativa. Da Landella a pezzi della società civile la reazione fu veemente. Il sindaco annunciò anche di voler querelare chi chiedeva lo scioglimento del Comune.
Fummo presi a “pernacchie”, qualche mese dopo è stata disposta la commissione d’accesso. Una parte, spero piccolissima, di Foggia ha poca simpatia per quello che sto facendo in Antimafia. Sanno che tutto quello che succede in Commissione, in merito alla mia provincia, proviene da me. Aver dato un contributo affinché il caso Foggia avesse la rilevanza e l’attenzione che merita è visto da alcuni come mia voglia di protagonismo, magari per far cartiera politica, gettando “fango” sulla città. Chi rema contro, anche nella società civile, si faccia un esame di coscienza. Bisognerebbe evitare di appoggiare e fare affari con i delinquenti che sono in politica, non fare il controcanto a chi chiede la massima chiarezza su argomenti così delicati. Non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia: il compito di ricostruire Foggia è nelle nostre mani e tutti dobbiamo dimostrare di essere all’altezza.

È l’ultima chance per una ripartenza?
Non lo so, ma spero che ci sia. In ogni caso, sarà comunque sarà tardiva. Dopo gli arresti degli ultimi mesi e le ammissioni di alcuni indagati, dopo l’azzeramento della giunta e il tentativo maldestro di ricomporla targandola come quella dei migliori, nonostante le difficoltà e l’imbarazzo di alcuni pezzi di maggioranza nel continuare l’accanimento terapeutico, ebbene nonostante tutto questo, qualche figura della società civile nominata nella giunta ha sostenuto che bisognasse andare avanti. E allora mi chiedo a quale società civile dobbiamo appellarci per la ripartenza? In questi giorni alcuni si sono già dimostrati incapaci di comprendere che tutto era crollato tra episodi di corruzione e le ombre di infiltrazioni mafiose.

Il procuratore Vaccaro disse tempo fa che, una volta tolte le macerie, bisognava riempire lo spazio di contenuti. È quello che sta mancando a Foggia?
Non farcela sarebbe il fallimento di un intero territorio. Per quanto le colpe di politici e amministratori che svendono il proprio ruolo restino il problema principale, per riuscire a ripartire bisogna prendere coscienza che il marcio non sta sempre solo da una parte.

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