Depositata alla Camera dei Deputati a gennaio 2019, la proposta di legge per inserire la Storia della musica nei programmi dei licei – firmata tra gli altri dall’ex ministra Lucia Azzolina – sembra essersi del tutto arenata. Per questo il gruppo Musicologi italiani ha indirizzato una petizione (qui), firmata da autorevoli storici della musica come Elvidio Surian ed Egidio Pozzi, al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, chiedendo che l’iter della pdl numero 1553 (“Delega al governo per l’introduzione dell’insegnamento della storia della musica nella scuola secondaria di secondo grado”) venga portato a termine. Al suo interno i musicologi chiedono inoltre il pieno riconoscimento professionale del proprio titolo di studio universitario, gravemente penalizzato nell’accesso all’insegnamento scolastico dalla richiesta di un ulteriore titolo, la laurea di conservatorio.

Sulla proposta di legge il ministero dell’Istruzione commenta che “(…) nel momento in cui verrà approvata dal Parlamento, noi velocemente la attueremo”, mentre sulla situazione dei laureati in musicologia fonti ministeriali affermano, senza sbilanciarsi, che l’argomento “(…) potrà essere affrontato nei tavoli tecnici che ridiscenderanno dall’attuazione del piano sull’istruzione e la formazione”. Già durante il governo Conte II la segreteria dell’allora ministra Azzolina era stata sollecitata, senza successo, a esprimersi sul tema dell’ordinanza ministeriale 60/2020, che ha introdotto la necessità del doppio titolo per l’insegnamento scolastico della storia della musica. “L’attuale normativa – recita la petizione dei Musicologi italiani – richiede al laureato in Musicologia di possedere, congiuntamente alla propria laurea, una qualsiasi laurea di conservatorio: come se a un laureato in Storia dell’arte si chiedesse, ai fini dell’insegnamento della propria materia, di possedere congiuntamente un qualsiasi diploma in Accademia di belle arti, dunque di essere al tempo stesso storico e pittore/scultore/artista visivo”.

Per l’insegnamento dei licei occorrerà dunque attendere che il Parlamento riprenda in mano la pdl 1553, senza la cui attuazione, si legge nella petizione, “sarà impossibile salvare gli enti lirico-sinfonici, i teatri di tradizione, i festival e gli auditorium dal pluridecennale debito che spesso si trascinano dietro (…). Il pubblico musicale, come ogni sorta di pubblico, si forma creando nelle persone (…) la profonda esigenza di frequentare i luoghi della grande musica: i teatri, gli auditorium, i festival. Si tratta, a ben vedere, di replicare il medesimo meccanismo già messo in atto con la Storia dell’arte, quello che ha consentito a gallerie, musei e centri espositivi di vario genere di essere frequentati da un pubblico qualitativamente e quantitativamente importante”.

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