Proseguono i disservizi sulla martoriata rete autostradale ligure, tra gallerie e viadotti puntellati da cantieri e tratte in corsia unica per evitare il sovraccarico in attesa del consolidamento di infrastrutture datate che presentano in molti casi diversi livelli di criticità, generati da anni di incuria abbondantemente documentati nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi il 14 agosto 2018. Davide Trimarchi è uno dei tantissimi autotrasportatori che ogni giorno, per lavoro, fanno spola tra i porti di Savona, Genova, La Spezia e Livorno. Trimarchi lavora sui camion da oltre 20 anni, e assieme al Comitato “Autostrade Chiare” riassume le ragioni di chiunque si sia trovato imbottigliato nelle frequenti code o abbia potuto notare come la maggior parte dei cantieri che restringono le carreggiate non siano presidiate da operai né è facile scorgere interventi di manutenzione: “Non possiamo pagare il pedaggio per un servizio dimezzato a causa di anni di incuria da parte di chi doveva garantire la nostra sicurezza e non l’ha fatto e ora, in ritardo, per correre ai ripari ci fa perdere delle ore in autostrada senza garantire minimamente livelli di servizio degni di una rete autostradale”.
La scorsa settimana, improvvisamente, Autostrade ha comunicato la chiusura ai mezzi pesanti del viadotto Valle Ragone, costringendo chiunque non sia al volante di un auto, dai camionisti ai furgoncini privati, a scegliere se allungare il tragitto di tre ore passando da Tortona, o transitare sulla viabilità ordinaria in mezzo al traffico di paesi come Chiavari, Lavagna, Cavi, Sestri Levante, in mezzo a motorini, pedoni e biciclette di località turistiche. Il viadotto sarà riaperto al traffico già entro questa domenica, eppure la chiusura del tratto autostradale ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle categorie. I cittadini riuniti nel Comitato “Autostrade Chiare” hanno aderito alla petizione lanciata da Trimarchi per chiedere l’eliminazione dei pedaggi in Liguria (https://www.change.org/Basta_AutostraGe), che in pochi giorni ha superato le 5mila firme, Assoutenti ha chiesto un tavolo ad Aspi per ottenere degli indennizzi sui disagi subiti.
“Da quando sono iniziati i monitoraggi a tappeto sulle nostre autostrade è emersa l’assoluta incapacità di programmare l’emergenza nelle emergenze, con la conseguenza di enormi danni economici e personali per i cittadini e per le imprese del nostro territorio – ha dichiarato il presidente della Camera di Commercio di Genova, Luigi Attanasio, mentre tutte le associazioni dell’autotrasporto ligure, da Cna-Fita a Confartigianato passando per Fai, Fiap, Legacooperative e Trasportounito, hanno proclamato cinque giorni di fermo totale a livello regionale dal 15 al 19 giugno. L’iniziativa riguarderà anche tutti i porti della Regione, tutte le piattaforme logistiche e il confine di Stato, saranno coinvolti anche i corrieri e la distribuzione a livello locale.
Tre le richieste sul tavolo: conoscere la reale situazione dello stato delle infrastrutture e avere un’evidenza veritiera dell’impatto dei lavori previsti, ottenere una programmazione dei cantieri che garantisca la sicurezza stradale e la produttività per gli operatori dell’autotrasporto, vedersi riconosciuti i ristori per l’emergenza viabilità di questi anni in linea con i valori stabiliti dal decreto Genova fino al 2020 per il crollo del ponte Morandi, adottando gli stessi criteri. Intanto, considerando i maggiori costi comportati dall’imponderabile durata dei cantieri e dei ritardi, molte aziende e spedizionieri si stanno organizzando per evitare la rete autostradale ligure, stando a quanto dichiarato da Spediporto Genova. All’elenco delle categorie che si ritengono colpite dalla situazione in cui versano le Autostrade liguri anche l’UIL Turismo Commercio e Servizi, che temendo il crollo degli afflussi turistici si unisce alla richiesta di esenzione dal pagamento del pedaggio perché al disagio dei rallentamenti non si aggiunga la beffa del pagamento di costi autostradali tra i più alti d’Italia e “non vengano messi in discussione migliaia di posti di lavoro del settore turistico e l’esistenza di molte imprese del comparto”.
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