Muove pigramente verso la conclusione la lunga vicenda Autostrade. Ed è alla fine la conclusione più scontata. Salvo improbabili sorprese delle prossime settimane Atlantia venderà il suo 88% del gruppo autostradale alla cordata messa in piedi da Cassa depositi e prestiti (Cdp) con i fondi Blackstone e Macquaire. La sparata di Florentino Perez, patron del gruppo spagnolo Acs che a inizio aprile aveva prospettato un’offerta concorrente e migliorativa sembra essere stato niente più che un ballon d’essai. Anche perché il governo (proprietario della Cdp con l’83%) ha il coltello dalla parte del manico. E’ bastato sussurrare la parola “golden power” (ossia la possibilità per il governo di bloccare acquisizioni straniere in settori strategici) per riportare tutti a più miti consigli. Atlantia insomma è a corto di alternative. Come spiegato dallo stesso Consiglio d’amministrazione l’unica altra via è quella di una lunga e incerta battaglia in tribunale. L’offerta iniziale di Cdp e soci, che Atlantia aveva ripetutamente rimandato al mittente nei mesi scorsi, è stata ritoccata al rialzo, più forma che sostanza. Cdp e soci valutano ora il 100% di Autostrade 9,3 miliardi di euro, 200 milioni in più di prima. Significa che ad Atlantia andrebbero 8,1 miliardi di euro. Alla famiglia Benetton, che di Atlanta possiede il 30%, circa 2,4 miliardi.

Venerdì scorso il Consiglio di amministrazione di Atlantia ha pronunciato il suo mezzo sì alla proposta. “Sebbene l’offerta del consorzio confermi il prezzo di 9,1 miliardi euro per il 100% del capitale di Aspi già indicato nella prima offerta vincolante del 24 febbraio 2021, essa contiene alcuni miglioramenti“, si legge nella relazione dove si precisa che alla fine “la valorizzazione attribuita dal consorzio ad Aspi si incrementa sino a circa 9,3 miliardi” di euro. Secondo il cda, la valutazione deve “tenere in debito conto anche gli scenari alternativi” e in questo caso: “allo stato attuale, l’unica concreta alternativa consiste nel proseguire e portare a termine le iniziative di contenzioso“. Con queste premesse il Cda ha quindi deciso di sottoporre l’offerta al giudizio dell’assemblea degli azionisti che si riunirà per deliberare in proposito il prossimo 31 maggio.

L’azionariato di Atlantia non è granitico nel suo sì all’offerta. Oltre ai Benetton e a Fondazione cassa di risparmio di Torino tra i soci di peso ci sono anche fondi come quello speculativo britannico The Children’s Investment Fund (Tci) molto più riottoso nell’accettare una proposta che giudica a “sconto”. Secondo Tci una valutazione congrua di Autostrade sarebbe almeno due miliardi di euro superiore. Ma tant’è. Se ci sarà il via libera dell’assemblea la parola fine alla tormentata vicenda iniziata con il crollo del ponte Morandi del 14 agosto 2018 potrebbe essere scritta l’11 giugno quando il Cda darà attuazione alla deliberazione assembleare.

Questa mattina il ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini ha affermato che “Il cda di Atlantia ha posto all’ordine del giorno della prossima assemblea di fine maggio la proposta di Cdp, riconoscendo che ci sono stati dei passi avanti importanti e quindi vedremo cosa proporranno all’assemblea” aggiungendo però che al momento è “meglio non intervenire con commenti particolari“. Il ministro ha tuttavia sottolineato che “è importante andare rapidamente per poter poi fare il Pef (piano economico finanziario), che per decisione del governo precedente è legato alla decisione sulla vendita, in modo da investire risorse molto consistenti sulla sicurezza e l’ammodernamento della rete”. (ANSA).

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