In piena epoca di pandemia, con un sistema ospedaliero stressato e a corto di organici, la sanità veneta si permette il lusso di concedere alla vicina Lombardia l’utilizzo di un’équipe medica di alta specializzazione. Non si tratta di uno scambio di personale e di competenze tra strutture pubbliche, visto che a beneficiarne, in base a una convenzione siglata alcuni mesi fa, è una clinica privata bergamasca, che fa parte del Gruppo San Donato, oggetto anche in un passato recente di inchieste giudiziarie di diversa natura.

A denunciare la situazione, dopo l’allarme già lanciato dai sindacati di categoria, è la senatrice Oriella Vanin, del Movimento Cinquestelle. “A pochi giorni dalla scadenza del suo mandato, il direttore generale dell’Ulss 3 ‘Serenissima’ di Venezia, Giuseppe Dal Ben, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il quale si assegna, temporaneamente, il personale dello staff medico dell’équipe dell’Unità Operativa Complessa di Ortopedia dell’Ospedale SS. Giovanni e Paolo, che si trova nel centro storico di Venezia”. La parlamentare aggiunge: “I medici del reparto potranno in qualsiasi momento del proprio incarico professionale di dipendenti pubblici fornire le proprie prestazioni in ambito privato e oltretutto fuori Regione. Questa decisione ha già sollevato grandi perplessità anche nel sindacato Cgil. È opportuno ridurre di fatto le prestazioni del reparto di Ortopedia di Venezia e quindi dirottare i pazienti verso le altre strutture della terraferma? È opportuno che in tempo di pandemia l’unico ospedale veneziano non mantenga completamente operativa la propria èquipe?”.

Il reparto si avvale di tecniche all’avanguardia, soprattutto nel campo della chirurgia protesica dell’anca, del ginocchio e della spalla. Esegue circa 250 interventi all’anno. Sono numerosi i pazienti che provengono da altre regioni italiane, visto che gli interventi di artroprotesi bilaterale dell’anca vengono eseguiti con una tecnica minimamente invasiva (AMIS). Il direttore dell’unità operativa complessa è il dottor Alberto Ricciardi, capace di raggiungere l’articolazione e posizionare la protesi senza incisione dei tessuti muscolari, consentendo la conservazione anche dei nervi che si trovano nella zona interessata all’intervento. Grazie a una minore perdita di sangue, si riduce il rischio di zoppia e si accelera la riabilitazione.

La convenzione, che consente l’emigrazione temporanea al policlinico San Pietro di Bergamo dell’équipe, è stata firmata da Dal Ben (che il governatore Luca Zaia ha poi nominato direttore generale a Padova) e dall’amministratore delegato degli Ospedali Bergamaschi, Francesco Galli. L’Ulss di Venezia consente che il proprio personale operi a Bergamo, con prestazioni che saranno “in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale, ad esclusione di pazienti residenti in Veneto”. Qual è il motivo che spinge il Veneto a privarsi del proprio personale, seppur temporaneamente (ma nel protocollo non è indicata la ciclicità dei trasferimenti)? “Offrire i propri servizi a nuovi potenziali bacini di utenza a favore di questa Azienda, con conseguenti significative ricadute anche in termini di aggiornamento professionale e di efficienza operativa del proprio personale, nonché permettere un prezioso scambio di esperienze, che possono determinare l’apprendimento di tecniche mini-invasive e d’avanguardia”. Le trasferte, insomma, servirebbero a fare pubblicità all’offerta chirurgica veneziana.

Daniele Giordano, segretario generale della Funzione pubblica di Cgil: “Questo accordo è assolutamente inopportuno perché toglie risorse alla sanità pubblica in termini di personale e di investimenti nella qualità di servizio. Ciò è particolarmente grave in questa fase di emergenza da Covid in cui è necessario puntare sulle strutture pubbliche”. Inoltre non vengono specificate le modalità e la durata del trasferimento a Bergamo. La senatrice Vanin ricorda: “È tutto poco chiaro, perché le prestazioni presso la struttura privata andrebbero effettuate dai medici ‘nell’orario ordinario di lavoro’. Intanto nell’ospedale di Venezia i tempi di attesa per le prestazioni chirurgiche ortopediche programmate sono di circa 2 mesi, mentre salgono a 5-6 mesi negli ospedali di Mestre e di Dolo-Mirano”. Dall’Ulss 3 replicano che la convenzione non è ancora stata applicata e comunque non comporta costi per la struttura pubblica. Confermano che l’obiettivo è quello di cercare nuovi bacini d’utenza attraverso le prestazioni fornite alla clinica privata.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Il paradosso della campagna vaccinale: over 40 al via, ma 500mila anziani sono ancora senza prima dose. “Favoriti i grandi hub invece dei medici sul territorio”

next
Articolo Successivo

Curon, il livello d’acqua si abbassa e riaffiora il paese sommerso in Alto Adige: le immagini spettacolari – Video

next