Finalmente in Italia si è deciso di trasformare in legge un assegno, definito unico e universale, per ogni figlio che nasce. Esprimo apprezzamento alle autorità e auspico che questo assegno venga incontro ai bisogni concreti delle famiglie, che tanti sacrifici hanno fatto e stanno facendo, e segni l’avvio di riforme sociali che mettano al centro i figli e le famiglie”. La “benedizione” di Papa Francesco all’assegno unico è arrivata all’apertura degli Stati generali della natalità organizzati dal presidente del Forum Associazioni Familiari, Gianluigi De Palo. Un evento che si è svolto a Roma, all’Auditorium della Conciliazione, alla presenza del presidente del Consiglio, Mario Draghi, dei ministri della Famiglia, Elena Bonetti, e dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e della sindaca di Roma, Virginia Raggi. Dopo la prima stretta di mano con l’allora neo premier Draghi, il 27 marzo 2021 all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Vaticano, l’apertura degli Stati generali della natalità è stata l’occasione per un dialogo tra il presidente del Consiglio e il Papa che, prima del suo intervento, ha ascoltato le parole dell’inquilino di Palazzo Chigi. Cosa alquanto irrituale nel protocollo vaticano per eventi del genere. Il Papa, che indossava la mascherina, ha salutato tutti gli ospiti presenti con una stretta di mano.

Sintonia piena tra Francesco e Draghi sull’assegno unico. “Al sostegno economico delle famiglie con figli – ha spiegato il premier – è dedicato l’assegno unico universale. Da luglio la misura entrerà in vigore per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Nel 2022, la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti”. Draghi ha poi aggiunto che “le risorse ammontano a oltre 21 miliardi, di cui almeno sei aggiuntivi rispetto agli attuali strumenti per le famiglie. L’assegno unico ci sarà anche negli anni a venire, è una di quelle misure epocali su cui non ci si ripensa l’anno dopo”.

Bergoglio ha fatto sue le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha ribadito l’importanza della natalità definendola “il punto di riferimento più critico di questa stagione”. E che ha affermato che “le famiglie non sono il tessuto connettivo dell’Italia, le famiglie sono l’Italia”. Da qui l’appello del Papa alla classe dirigente. “Sono indispensabili – ha sottolineato Francesco – una politica, un’economia, un’informazione e una cultura che promuovano coraggiosamente la natalità. In primo luogo occorrono politiche familiari di ampio respiro, lungimiranti: non basate sulla ricerca del consenso immediato, ma sulla crescita del bene comune a lungo termine. Qui sta la differenza tra il gestire la cosa pubblica e l’essere buoni politici. Urge offrire ai giovani garanzie di un impiego sufficientemente stabile, sicurezze per la casa, attrattive per non lasciare il Paese. È un compito che riguarda da vicino anche il mondo dell’economia: come sarebbe bello veder crescere il numero di imprenditori e aziende che, oltre a produrre utili, promuovano vite, che siano attenti a non sfruttare mai le persone con condizioni e orari insostenibili, che giungano a distribuire parte dei ricavi ai lavoratori, nell’ottica di contribuire a uno sviluppo impagabile, quello delle famiglie! È una sfida non solo per l’Italia, ma per tanti Paesi, spesso ricchi di risorse, ma poveri di speranza”.

Francesco ha, inoltre, ricordato che “perché il futuro sia buono, occorre prendersi cura delle famiglie, in particolare di quelle giovani, assalite da preoccupazioni che rischiano di paralizzarne i progetti di vita. Penso allo smarrimento per l’incertezza del lavoro, penso ai timori dati dai costi sempre meno sostenibili per la crescita dei figli: sono paure che possono inghiottire il futuro, sono sabbie mobili che possono far sprofondare una società. Penso anche, con tristezza, alle donne che sul lavoro vengono scoraggiate ad avere figli o devono nascondere la pancia. Com’è possibile che una donna debba provare vergogna per il dono più bello che la vita può offrire? Non la donna, ma la società deve vergognarsi, perché una società che non accoglie la vita smette di vivere”.

Twitter: @FrancescoGrana

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