L’inchiesta, per rivelazione di segreto d’ufficio, per l’intricato caso dei verbali di Piero Amara, è stata trasferita a Brescia ed è per questo è atteso mercoledì prossimo nella città lombarda il pm di Milano Paolo Storari per rispondere alle domande dei pm bresciani competenti a indagare sulle toghe milanesi. Storari ha consegnato a Piercamillo Davigo, ex consigliere del Csm, quei verbali perché riteneva che il procuratore di Milano, Francesco Greco, non gli permettesse di indagare e che le dichiarazioni dell’ex legale esterno di Eni, già condannato per corruzione in atti giudiziari, andassero verificate. Amara a partire da dicembre 2019 ha raccontato ai pm di Milano l’esistenza di una fantomatica loggia di cui farebbero parte magistrati, rappresentati delle Istituzioni. Nomi eccellenti.

Lunedì scorso il fascicolo è stato trasmesso a Brescia dove a occuparsi dell’indagine è direttamente il procuratore capo Francesco Prete. Un passaggio di consegne dopo che lo stesso Storari, durante l’interrogatorio davanti ai magistrati capitolini, ha confermato che la consegna dei verbali sulla presunta loggia è avvenuta a Milano. Secondo quanto dichiarato Storari, lo scorso aprile, li consegnò all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo (sentito nella Capitale non risulta al momento convocato come testimone a Brescia). La scelta viene giustificata per non formalizzare il presunto immobilismo, ma di affidare le rivelazioni a un componente del Csm quindi “autorizzata” – secondo una circolare del Csm del 1994 – a riceverli. Una decisione presa da Storari per “tatto istituzionale” tenuto conto della delicatezza e dei nomi di rilievo presenti, tra cui quelli di alcune toghe note.

Il procuratore Greco ha preparato una relazione consegnata alla procura generale di Milano, al procuratore generale della Cassazione e ai magistrati romani. In quelle pagine allegati documenti non omissati, le email intercorse tra Storari e Greco. Moltissimi gli atti investigativi fatti secondo il capo dell’ufficio e nessuna inerzia, ma solo una prudenza in considerazione di dichiarazioni che apparivano in alcuni casi calunniose.

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