Il lockdown ha fatto male al cuore delle donne. Ansia e stress tra lavoro e figli a casa, la ridotta attività fisica, una dieta più abbondante, la ripresa del fumo in alcuni casi, hanno peggiorato lo stile di vita aumentando i fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie. Complice una salute più trascurata a causa della difficoltà nell’accesso agli ospedali per visite e controlli e, allo stesso tempo, della paura di andarci e contrarre il virus. È quello che, in questo lungo periodo di pandemia e restrizioni sociali, stanno osservando i medici cardiologi e internisti della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec), che ha istituito per il 13 maggio 2021 la prima Giornata italiana dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, di cui fanno parte le patologie ischemiche del cuore, come l’infarto del miocardio, e quelle cerebrovascolari, come l’ictus. Un’iniziativa che nasce considerando gli effetti del Covid sui nostri comportamenti e sull’aumento delle morti cardiovascolari tra marzo e aprile 2020, fotografato dall’Istat. Lo scopo è, di conseguenza, accrescere la consapevolezza sull’importanza di queste malattie e sulla possibilità di prevenirle. “L’infarto nella coscienza comune è l’evento che lascia vedova una donna. Da sempre associato agli uomini, in realtà è più letale per le donne. Quelle che muoiono per problemi cardiovascolari sono il 43 per cento contro il 38 del sesso maschile” ricorda Maria Grazia Modena, professoressa ordinaria di Cardiologia all’università di Modena e consigliera della Siprec. Inoltre, le patologie cardiovascolari nel sesso femminile colpiscono tre volte e mezzo di più dei tumori al seno, utero e polmone. “Per questo bisognerebbe insegnare alle donne di tutte le età ad avere attenzione per il cuore, a partire da una maggiore sensibilità allo stile di vita per tutelare il proprio organismo”. Prevenzione significa innanzitutto mangiare sano, non fumare, dormire bene e fare movimento tutti i giorni.

“L’uomo già dai 20-30 anni ha delle piccole ischemie silenti – puntualizza la cardiologa della Siprec – Mentre la donna finché dura il ciclo ormonale è sostanzialmente protetta da infarto e ictus”. Con la menopausa, a causa dell’interruzione della produzione di estrogeni (gli ormoni femminili che riducono il rischio di aterosclerosi, cioè del deposito di grassi sulle pareti interne delle arterie), diventa vulnerabile quanto l’uomo con una mortalità addirittura più alta. “Per troppo tempo la medicina è stata studiata sull’uomo trascurando le manifestazioni nella donna – sottolinea Modena -. È perciò urgente sviluppare un approccio di genere per garantire diagnosi precoci e cure migliori in particolare per il sesso femminile”. Come? Imparando a conoscere le differenze dei fattori di rischio e dei sintomi nei due sessi. Partiamo dai primi. “I fattori di rischio che caratterizzano le donne si possono suddividere in classici, esclusivi e peculiari – spiega la cardiologa -. I primi sono gli stessi degli uomini, cioè fumo, colesterolo alto, ipertensione, diabete, assenza di movimento, obesità, alimentazione non corretta”. La donna ha poi dei fattori di rischio esclusivi legati alla sua biologia: “La menopausa, che può diventare ancora più aggressiva se precoce, tra i 30 e 40 anni, causata anche da stress post traumatico in seguito a episodi di violenza oppure da alcuni tumori al seno, utero e ovaie associati a un’iperpoduzione estrogenica; un menarca precoce o tardivo; malattie come ipertensione o diabete in gravidanza; la sindrome dell’ovaio policistico” elenca la dottoressa. Infine, ci sono quelli prevalenti, ossia “le malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus, la sclerodermia, la miastenia, la tiroidite, che hanno conseguenze più impattanti nella donna, favorendo infiammazione dei vasi sanguinei, arteriosclerosi e trombosi” continua Modena. Aggiungendo che “il desiderio di gravidanza posticipato, dai 45 anni in su, ha portato la donna ad avere dei nuovi fattori di rischio, quali diabete e ipertensione durante gravidanza che si mantengono anche dopo la nascita”. La raccomandazione è di eseguire dopo la menopausa degli esami per il controllo di glicemia, colesterolo, anemia, fattore reumatoide e funzione renale. Se il profilo di rischio è normale, non è necessario ripeterli.

Per quanto riguarda i sintomi dell’infarto al miocardio, “l’uomo accusa un dolore violento al torace, al braccio sinistro, gola e mandibola e suda freddo”, mentre “il dolore della donna è più che altro localizzato sul dorso e sulle spalle ed è accompagnato da astenia e dispnea. Spesso – avverte la cardiologa – viene confuso con depressione o ansia”. Cosa fare in caso di sintomi? “Chiamare il servizio di emergenza sanitaria o recarsi al pronto soccorso se le condizioni personali lo permettono. Episodi del genere, che durano dai dieci ai venti minuti, non vanno mai sottovalutati” mette in guardia Modena.

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