La Commissione europea prende posizione contro i tentativi di scalate ad aziende Ue da parte di gruppi che ricevono aiuti di stato fuori dall’Unione. La vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager ha proposto una legge per limitare acquisizioni con queste caratteristiche. La proposta di “scudo” va a inserirsi nel tentativo di rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione e ridurne la dipendenza da altri Paesi – a partire dalla Cina – per quanto riguarda l’approvvigionamento delle materie prime. Al documento, che aggiorna la strategia industriale approvata il 10 marzo 2020, viene allegata un’analisi di 137 prodotti che arrivano a rappresentare il 6% del valore totale delle importazioni dell’Ue in settori strategici. L’elenco è vasto e va dall’energia, ai microchip, passando per l’industria farmaceutica e per tutti quei prodotti “rilevanti per sostenere le trasformazioni verdi e digitali”. Per questo motivo, l’intenzione di Bruxelles è quella di “lavorare per diversificare le catene di approvvigionamento internazionali”.

Per quanto riguarda i tentativi di scalata, le aziende che ricevono oltre 50 milioni di euro di sovvenzioni da Paesi extra Ue e cercano di rilevare attività nel Vecchio continente per oltre 500 milioni (o partecipare a contratti d’appalto da almeno 250) dovranno passare prima per l’approvazione di Bruxelles. Invece, le operazioni che rientrano nelle soglie stabilite dalla Commissione dovranno prima essere notificate all’Antitrust che avrà il compito di aprire preventivamente un’indagine. Fatto questo, in attesa dell’esito della valutazione, le acquisizioni da parte delle aziende non potranno essere completate e i contratti di appalto non potranno essere aggiudicati.

Le società che non rispetteranno l’obbligo di approvazione o le norme antitrust Ue potrebbero vedersi notificate multe fino al 10% del loro fatturato. Nel suo disegno di legge, la Vestager propone anche l’introduzione di uno strumento generale di indagine, utile per valutare altre situazioni in cui vi sia il sospetto che una sovvenzione estera possa distorcere il mercato interno e quindi falsare la concorrenza. In particolare il riferimento è ai cosiddetti investimenti greenfield (ovvero la costituzione di una filiale di un’azienda all’estero) o concentrazioni e appalti al di sotto delle soglie di notifica. In questi casi, l’Antitrust dell’Ue potrà far partire indagini d’ufficio e richiedere notifiche ad hoc.

“Per più di sessant’anni – commenta la Vestager – abbiamo avuto un sistema di controllo degli aiuti di Stato per prevenire gare di sussidi tra gli Stati membri. E oggi stiamo adottando una proposta per contrastare anche i sussidi esteri che ledono l’integrità europea. E’ tanto più importante garantire condizioni di parità in questi tempi difficili, per sostenere la ripresa dell’economia dell’Ue. Quando apri la tua casa agli ospiti ti aspetti che rispettino le regole della casa. Questo deve essere anche il caso del mercato interno. L’apertura del mercato unico è la nostra più grande risorsa, ma richiede correttezza“.

Nel documento, presentato in questi giorni, rientra la proposta di uno strumento di emergenza per il mercato unico, che garantisca “la libera circolazione di persone, beni e servizi in caso di crisi future“, si legge. L’obiettivo è quello di evitare i blocchi al traffico merci e alla circolazione dei cittadini europei che hanno caratterizzato soprattutto la prima ondata della pandemia da Coronavirus. La crisi seguente – pandemica ed economica – ha reso poi evidente “la necessità di analizzare e affrontare le dipendenze strategiche, sia tecnologiche che industriali” tra i vari Stati.

“L’Ue è il mercato più aperto del mondo. – commenta su Twitter la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen Ma apertura fa rima con correttezza. Oggi proponiamo di contrastare i sussidi che distorcono il mercato concessi da Paesi non Ue con nuovi strumenti. Il nostro obiettivo: garantire parità di condizioni in questi tempi difficili e sostenere la nostra ripresa

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