La distanza tra idea degli scienziati e azione del governo è tutta in un passaggio della bozza del monitoraggio Iss-ministero della Salute: “Si conferma la lenta discesa dei nuovi casi e del numero di pazienti ricoverati, ma il quadro complessivo resta ancora ad un livello critico”. Tradotto nella pratica: “È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie”, mettono nero su bianco gli esperti ricordando che è “obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi”. Alla vigilia del passaggio di almeno 14 Regioni nella nuova zona gialla che porterà con sé ritrovate libertà, come la possibilità di giocare a calcetto e cenare nei ristoranti anche alla sera, quelle poche righe tracciano un solco profondo tra le scelte del governo e l’opinione dell’Istituto Superiore di Sanità guidato da Silvio Brusaferro, anche portavoce del Comitato tecnico-scientifico.

Il consesso degli scienziati, ridotto a 12 esperti e con gradazioni di rigore assai più sfumate rispetto al precedente, viene ormai consultato quasi per prassi dall’esecutivo guidato da Mario Draghi. Come ricostruito da La Stampa, in una delle ultime riunioni il presidente del Consiglio si è rivolto così a Brusaferro che proponeva di essere ancora prudenti sulla ripartenza degli sport di contatto: “Suvvia professore, non vorremo mica metterci a fare distinzioni tra il golf e il calcetto”. Sotto il pressing della Lega e di altri pezzi della maggioranza, ad iniziare da Italia Viva, dati economici alla mano e nella speranza che la campagna vaccinale inizi a dispiegare i suoi effetti in tutte le fasce di popolazione over 60, le più a rischio, il nuovo decreto ha preso una linea chiara. E nonostante le riaperture ‘generose’ ha comunque provocato l’ira delle Regioni sul coprifuoco.

In poche laconiche righe, Brusaferro ha riassunto la posizione degli scienziati dopo l’ultima riunione: “Alla luce delle situazione epidemiologica attuale, il Cts, in una strategia di mitigazione del rischio di ripresa della curva epidemica, ritiene opportuno che venga privilegiata una gradualità e progressività di allentamento delle misure di contenimento, ivi compreso l’orario d’inizio delle restrizioni di movimento”. Per il momento – e bisognerà vedere quanto durerà – il Cts l’ha spuntata sul coprifuoco alle 22. Ma sull’onda del battage polemico della destra, già mercoledì sera fonti di governo hanno puntualizzato che non durerà fino al 31 luglio, data di fine dello stato di emergenza, aprendo a una revisione sulla base dei dati. Che potrebbe arrivare anche a breve, forse dal 17 maggio. Si tratterebbe di una nuova accelerazione che finirebbe per mettere definitivamente all’angolo chi all’interno del Comitato – Gianni Rezza, Sergio Abrignani, Giuseppe Ippolito e lo stesso Brusaferro – continua a temere più degli altri otto una nuova accelerazione del contagio sotto la spinta della riaperture delle scuole e delle numerose possibilità di aggregazione previste dal 26.

Così nel monitoraggio l’Iss è tornato a sottolineare come la discesa abbia un passo “lento”, le terapie intensive restino ancora “sopra soglia” e il quadro complessivo sia a un “livello critico”. Con l’invito, ripetuto ogni settimana, ad evitare “tutte le occasioni di contatto” con le persone non conviventi. Una precauzione definita “fondamentale”, ma che fa a pugni con la volontà chiara del governo, espressa attraverso le norme contenute nel nuovo decreto, di dare nuovo impulso alla vita sociale e all’economia. Scelte, ad iniziare da quella sulla scuola, che vengono temute anche da esperti fuori dal Cts. Quattro giorni fa il matematico del Cnr Giovanni Sebastiani, intervistato da Ilfattoquotidiano.it, sottolineava come la decisione sulle riaperture non presenta “rischi ragionati” ma certezze: “Quelle di contagi che torneranno a salire e che nel giro di tre-cinque settimane ci costringeranno a nuove chiusure”.

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