Il suo programma va in onda il lunedì su RaiTre dopo Report. Si chiama “In Barba a tutto” e lui è Luca Barbareschi. Nella lunga intervista rilasciata a Rolling Stone racconta questa scelta e molto di più. “Questo programma nasce da una chiacchierata con il direttore di Rai 3, Franco Di Mare. Mi ha chiesto: ‘Perché non fai televisione?'”, spiega. La sua volontà è quella di portare “non un Barba-pensiero, ma un pensiero che c’è, ma non viene riportato dalla stampa… Credo che il mondo del politically correct sia residuale, amplificato da media ottusi. Non posso pensare che il cervello sia così dedicato all’ammasso, come si diceva una volta, e non ci siano quelle virgole di lucidità per capire che il pensiero politicamente corretto è una forma velata di nazismo intellettuale in cui la pre-censura, rispetto a qualsiasi prodotto, è più importante del prodotto stesso. Neanche alla corte di Luigi XIV c’era una censura subdola come questa. Con la differenza che i reali asburgici avevano una sensibilità per cui capivano se Mozart valeva la pena di essere messo in scena. E almeno usavano Salieri, che comunque era un grande compositore e un esperto di musica, per selezionare i nuovi creativi che c’erano nell’impero austroungarico”. Insomma, nelle sue lunghe risposte, Barbareschi spiega di essere stufo di contesti come gli Oscar dove “in maniera razzista e anti-femminista, mettono un regolamento in cui si deve avere il 30% di persone che non ha un’altezza adeguata, il 30% di persone con un colore della pelle diverso, il 30% di transgender, il che diventa una forma di discriminazione assoluta. Così sembra di dare un contentino. Ma in una barzelletta sui ciechi uno dice ‘cieco’, non ‘non vedente’“… Ci va giù “duro”, Barbareschi, secondo il quale il politically correct “sta alterando il grado di evoluzione cerebrale mondiale in modo terribile, insinuandosi in una maniera di giudicare”. E chi ha la responsabilità di amplificare l’ottusità? Ebbene, “il giornalismo, che non è letteratura, come dice quel genio di Harold Bloom nel Canone occidentale. Se nelle scuole, invece di far leggere Shakespeare, Molière, Musil, Dostoevskij e Tolstoj, facciamo leggere un articolo di una giornalista che scrive di merda, ma racconta delle violenze subite nei barrios del Venezuela, quella non è letteratura, quella è cronaca. La forza della letteratura è la metafora rispetto a un archetipo… Il politicamente corretto smonta questa sovrastruttura e mette davanti a Dostoevskij una giornalista che ha un neurone, ma è protetta e le danno da lavorare. Bisogna scardinare questo meccanismo, perché chi è creativo è uno scienziato delle idee”. L’attore e conduttore ricorda di essersi schierato da politico a favore dei matrimoni gay: “Anche se la trovavo una forma di suicidio per gli omosessuali. Ma se si vogliono sposare, perché no? Perché scegliere la strada più noiosa e di maggiore mortificazione sessuale che è il matrimonio e che, come diceva Strindberg, è la bara dei sentimenti e della sessualità? Una cosa che mi affascina delle persone omosessuali è poter avere una storia eroticissima senza sapere chi è l’altro. E glielo dice uno che ha vissuto gli anni ’70 a New York, dove prima scopavi e poi ti chiedevi il modo. Ciò non toglie che c’è anche l’amore. Con alcune donne intelligenti succede la stessa cosa: non hanno preconcetti, perché tutto accade subito o non accadrà mai più. Qualcuna invece si sposa, si intigna perché pensa che sposandosi qualcosa accadrà: e forse, legandosi al tavolo come Alfieri, volli fortissimamente volli scoparti, ma non riuscii. Perché purtroppo i sughi non si piacciono… Noi siamo animali. Non ci annusiamo il culo come i cani, ma facciamo la stessa roba. Pensi che i brasiliani hanno un termine, presente in una canzone di Jobim che è cheirinho, una forma di bacio con annusamento, che è bellissimo, tenerissimo. Ma anche di una sensualità meravigliosa. Quando ti piace l’odore dell’altro, perdi la testa. Ho sedotto delle fighe spaziali, ho sentito l’odore e ho chiamato un taxi. Si lavavano, poverine, ma il mio odore, con il loro odore, non funzionava. Ma come siamo arrivati a questo discorso qua?”. Ecco che la giornalista ricorda “il punto” e Barbareschi veleggia nel “suo mare”: “Il primo giorno di legislatura, ho fatto un discorso molto alto, perché ero commosso di essere un civil servant per cinque anni, per un anarcoide come me era una sfida diventare un servo dell’arte attraverso le istituzioni. Feci un discorso alto e poi dissi, essendo un giullare di mestiere, di fare una legge in cui si vietavano per legge ruoli di potere a chiunque non si fosse drogato e avesse scopato in tutte le maniere possibili e immaginabili tra i 14 e i 18 anni”. Perché? “Perché avrebbero scoperto cazzo, figa e droghe dopo i cinquant’anni senza saperli gestire più”. Come detto, l‘intervista su Rolling Stone è lunga, anzi lunghissima.

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