“Ci sono ancora troppi contagiati e pochi vaccinati. Sono preoccupato dalle riaperture in programma” perché il rischio è di “abbassare troppo la guardia favorendo il virus”. Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Humanitas di Milano, in un’intervista a La Stampa manifesta i suoi timori per il piano del governo che prevede dal 26 aprile scuola in presenza e ristoranti aperti anche la sera – a patto che abbiano spazi all’esterno – nelle regioni gialle. “Se dobbiamo prendere dei rischi, facciamolo per le scuole“, commenta. “E’ vero che i ragazzi possono essere vettori di infezione, ma hanno meno problemi di salute e per loro ha senso rischiare”. Dal canto suo Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ad ‘Agorà‘ su Rai3 attacca: in Italia “da dicembre a oggi abbiamo avuto 55mila morti” di Covid-19 “e questi 55mila morti pesano sulla nostra coscienza. Perché non tutti, ma una parte certamente, avremmo potuto evitarli se avessimo cominciato a dicembre le vaccinazioni come ha fatto l’Inghilterra. Lo potevamo fare, bastava preparare per tempo la disponibilità di vaccini”, sostiene. “Non dimentichiamoci che già in aprile dell’anno scorso si potevano fare le prenotazioni dei vaccini che si stavano producendo, e noi come Europa le abbiamo fatte a novembre. Questo non possiamo dimenticarlo”, perché sono state perse delle vite che “si potevano risparmiare”.

“Tutti desideriamo” ripartire, continua Mantovani, “io non vedo l’ora di tornare nei miei rifugi valdostani sopra Champoluc, ma serve cautela. Bisogna studiare con attenzione il caso di successo del Regno Unito, che ha riaperto dopo lockdown, vaccinazione di massa e test a tappeto. Là si realizzano oltre un milione di tamponi al giorno ed è possibile ordinarli a casa gratis con l’obbligo di comunicarne il risultato, senza contare il monitoraggio di scuole e uffici”. Come procede la campagna vaccinale? “Si è visto un cambio di passo e siamo nella media europea. Giusto mettere in sicurezza gli over 60 – rimarca l’immunologo – così da riportare gli ospedali al normale lavoro e permettere riaperture serene. Solo all’Humanitas di Milano abbiamo vaccinato 50mila persone, 2mila al giorno, al Gradenigo di Torino 8mila, 500 al giorno, e passare dai centri vaccinali solleva il morale”.

Quanto al pass per muoversi, “il passaporto d’immunità si usa da sempre, per esempio contro la febbre gialla in Africa – ricorda Mantovani – Una soluzione europea avrebbe senso sia per i vaccinati sia per chi ha fatto un tampone molecolare di recente e rifletterebbe un analogo documento americano. Bisogna però essere consapevoli che non si tratterebbe di una licenza di libertà assoluta. Decisioni come quella israeliana di eliminare le mascherine meriterebbero cautela. Non siamo ancora del tutto sicuri che le vaccinazioni blocchino la trasmissione del virus oltre allo sviluppo della malattia. E in ogni caso, nessun vaccino protegge al 100%. Negli anziani e negli immunodepressi i vaccini sono meno efficaci e per questo è importante continuare a osservare le misure di sicurezza”. Hanno senso isole, treni e aerei Covid-free? “Sì, ma come per il passaporto bisogna sapere che non hanno un valore assoluto e dunque non va lasciata a casa la cautela”, puntualizza Mantovani.

Cosa conclude sugli effetti collaterali di AstraZeneca e Johnson&Johnson? “Il rapporto causa-effetto non è certo, ma possibile, e riguarderebbe una rarissima risposta autoimmunitaria soprattutto delle giovani donne – sottolinea l’immunologo – Nonostante non sia chiaro se questo fenomeno sia maggiore in chi ha preso il vaccino e se sia legato all’adenovirus, è saggia la limitazione agli over 60: una fascia d’età per cui non c’è alcun rischio”. In ogni caso va tenuto presente che “i vaccini sono la cintura di sicurezza per le aperture. I vantaggi della vaccinazione sono infinitamente superiori ai rischi sia di breve sia di lungo termine. E la limitazione agli over 60 rende sicurissimo anche AstraZeneca”, ribadisce. Al contrario il Covid comporta anche rischi di lungo termine: “Bisogna mettere in conto novità come la Post-Acute Sequelae of Sars-CoV-2 (Pasc), nota come ‘Long Covid’ che comporta disturbi polmonari, cardiologici e psichiatrici entro 6 mesi con stime fino al 30% dei guariti. Molto più raramente poi tra i ragazzi dai 7 ai 20 anni compare la Multisystem Inflammatory Syndrome-Children (Mis-C), che infiamma più organi. Tutti incentivi a tenere alta la guardia e a vaccinarsi”.

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