Le decisioni del governo Draghi sul fronte delle riaperture, previste dal prossimo 26 aprile, hanno suscitato pareri contrari, soprattutto tra i virologi. Il premier nel corso della conferenza stampa ha parlato di “un rischio calcolato“, definizione che Massimo Galli a “Otto e mezzo” ha accettato con fatica: “Un rischio calcolato male. Ricordate l’anno scorso tutta la storia che il virus all’aperto non sarebbe circolato? Da settembre in poi c’è stata la seconda ondata… e allora?”, ha dichiarato il direttore delle Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano.

“Rischio calcolato? Ma come? Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l’estate. Purtroppo l’Italia è ostaggio di interessi politici di breve termine, che pur di allentare le misure finiranno per rimandare la ripresa economica”, ha dichiarato Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova. Il direttore del TgLa7 Enrico Mentana ha condiviso sul suo profilo Facebook un lungo sfogo sulle decisioni del governo sulle riaperture scagliandosi contro gli esperti:

“Un anno di guerra alla pandemia fa male a tutti, certo. Anche alla democrazia. Torme di nuovi esperti di diritto costituzionale si indignano perché la decisione di riaprire gradualmente è stata presa dalla politica e non dagli esperti, alcuni dei quali erano più dubbiosi o ostili. Ora è giunto il momento che si sappia che l’esecutivo si chiama così non per ornamento, ma perché dotato del ruolo decisionale di cui è investito dal parlamento, che su ogni decreto è chiamato a dibattere e votare. È in tempi eccezionali che si fanno le scelte dirimenti, e drastiche. La scelta di non trattare con i terroristi durante il sequestro Moro; la scelta di imporre e rendere permanente il 41 bis in risposta alla sfida stragista di Cosa Nostra; la stessa scelta di imporre il lockdown nazionale contro la pandemia l’anno scorso. La decisione di questi giorni è ancor più marcatamente politica perché presa da un governo di unità nazionale, “all’unanimità” come ha rimarcato il premier. Vuol dire M5s e Forza Italia, Speranza e Salvini, Pd e tutte le regioni”.

“È per questo la scelta giusta? Possiamo al massimo sperarlo. Saranno i fatti a dirlo. Ma l’ha imposta chi aveva tutta la legittimazione per farlo: un esecutivo nato dall’indicazione diretta del Capo dello Stato, con la maggioranza più ampia degli ultimi 40 anni. Ogni esperto, tra le varie categorie che si sono imposte in questi tredici mesi, ha il pieno diritto di eccepire, condividere o condannare: ma la scelta non è stata fatta con un pendolo o un atto di arbitrio. Cabina di regia e decisori governativi avevano da valutare l’intreccio tra i parametri dell’epidemia, delle vaccinazioni, dell’economia, dei dati sociali, della sicurezza pubblica, con il conforto dei pareri di vari consulenti. Così come un economista può legittimamente rabbrividire davanti alla decisione di uno scostamento ulteriore di 40 miliardi, il che non rende quella scelta sbagliata a priori, allo stesso modo si comprende l’opinione di parte degli scienziati. Ma non è un caso che Draghi e Speranza abbiano parlato di “rischio ragionato”. Accettiamo che il traffico stradale o il consumo di sigarette facciano molte migliaia di morti all’anno, e non proibiamo le auto private o i tabacchi, ma poniamo limiti crescenti alla circolazione e al fumo. Sono scelte politiche anche quelle, rischio ragionato. Che poggia anche e soprattutto sulla disciplina di tutti noi. E non ha senso fare paragoni su questo tra i governi Draghi e Conte. Il ministro della salute è lo stesso, e tutte le forze che sostenevano il passato governo sono anche in quello attuale. Potrei sbagliare, ma penso che le riaperture annunciate da Draghi sarebbero state decise anche dal suo predecessore (che infatti allo stesso modo decise nella primavera dell’anno scorso).”

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