Cinque giorni fa l’annuncio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, del cambio di rotta nell’acquisto dei vaccini con l’intenzioni di concentrarsi su quelli sviluppati con la tecnica dell’Rna messaggero. Oggi Pfizer-BioNTech hanno annunciato che forniranno altre 100 milioni di dose del vaccino anti-Covid all’Unione europea nel 2021. L’annuncio arriva in una nota del colosso americano in cui si spiega che è il risultato della decisione di Bruxelles di esercitare l’opzione di acquisto di ulteriori nell’ambito dell’Advanced Purchase Agreement ampliato, firmato il 17 febbraio 2021. Questa ulteriore fornitura porta il totale delle dosi del vaccino all’Ue a 600 milioni.

Il giorno dopo le dichiarazioni di von der Leyen l’amministratore delegato di Pfizer, Alberto Bourla, in una intervista a diverse testate giornalistiche, aveva spiegato che sarebbero state aumentate drasticamente le forniture. “Noi stiamo programmando di aumentare drasticamente le nostre forniture di vaccini ai Paesi europei nelle prossime settimane. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte di più di quanto abbiamo fatto nel primo trimestre: 250 milioni di dosi, dopo averne date 62 fino a marzo. Certo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto, come si vede dai problemi che stanno avendo altre aziende. Ma sono ottimista”, perché “il nostro processo produttivo si è dimostrato stabile e affidabile” ha affermato il top manager. Superati quindi gli iniziali inciampi nelle forniture che avevano innescato tensioni con Bruxelles. L’ad si è detto “soddisfatto”, perché “finora siamo sempre stati in anticipo sulla tabella di marcia. Nel nostro stabilimento di Puurs, in Belgio, entro maggio programmiamo di raggiungere il ritmo di circa 100 milioni di dosi prodotte al mese. Con miglioramenti significativi e continui a seguire nei prossimi mesi”.

“Restiamo impegnati a muoverci il più rapidamente e in sicurezza possibile per portare questo vaccino a più persone in Europa, poiché il virus mortale continua a devastare il continente”, ha affermat Bourla che ricopre anche la carica di presidente. “Ad oggi, abbiamo rispettato tutti i nostri impegni di fornitura alla Commissione europea e prevediamo di fornire 250 milioni di dosi all’Unione europea nel secondo trimestre, quattro volte la quantità concordata nel primo trimestre“, ha aggiunto. “Le 100 milioni di dosi aggiuntive aiuteranno ulteriormente a sostenere l’accelerazione delle campagne vaccinali in tutta l’Ue. Intendiamo ora fornire un totale di 600 milioni di dosi all’Ue per quest’anno, che copriranno i due terzi della popolazione europea e che rappresenta il più grande accordo di fornitura cumulativa per il vaccino Comirnaty che abbiamo concordato fino ad oggi a livello globale “, ha affermato Sean Marett, Chief Business and Direttore commerciale di BioNTech. Il vaccino, conclude la nota, sarà prodotto nei siti di Pfizer e BioNTech in Europa.

Intanto un altro vaccino a Rna potrebbe entrare presto nel portafoglio dell’Unione europea. A giugno potrebbe essere approvato il vaccino Curevac, sviluppato a Tubinga. Il processo di approvazione da parte dell’Ema è già cominciato a febbraio: “Il candidato vaccino di CureVac, CVnCoV, è in una fase avanzata della sperimentazione clinica a seguito di ampi studi sulla sicurezza e sulla tollerabilità. Ci aspettiamo nuovi dati nel corso del secondo trimestre e li utilizzeremo come base per far avanzare il processo di approvazione del nostro vaccino che è già iniziato“, come ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Franz-Werner Haas, amministratore delegato di CureVac. Per l’Unione europea e l’Italia l’autorizzazione sarebbe una boccata d’ossigeno nella campagna di vaccinazione: il candidato vaccino tedesco utilizza la tecnologia dell’Rna messaggero come quelli Pfizer o Moderna, che finora hanno avuto altissime performance in termini di efficacia e creato meno grattacapi dal punto di vista della sicurezza. Inoltre, come confermato dall’azienda, il vaccino di CureVac non utilizza mRna modificato chimicamente: i vantaggi sono l’impiego di un dosaggio inferiore e la possibilità di una conservazione a una temperatura di 5 gradi per almeno tre mesi. Un fattore che facilita notevolmente la gestione delle fasi di trasporto e stoccaggio.

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