Inizio con una ovvietà: la ricerca di capitali e di finanziamenti per micro-piccole imprese è molto difficile, per limiti strutturali del sistema creditizio e per la atavica arretratezza in termini di cultura aziendale dell’imprenditore nostrano che mostra una resistenza profonda al cambiamento.

Per natura, in molti contesti della nostra vita, mentre fuori il mondo cambia “gestione” di continuo, noi spesso rimaniamo sul marciapiede, indecisi sul da farsi. Restiamo fermi a metà tra una situazione che ormai si è esaurita e una nuova che ci desta mille dubbi e che potrebbe anche non fornire la soluzione. Ma ciò non deve frenare l’obbligo di provare. Perché nella gestione aziendale il cancro incurabile non è provare e sbagliare, ma stare fermi per paura di sbagliare.

Premessa necessaria per sollecitare la consapevolezza che gli strumenti di finanza alternativa, di cui ho parlato nell’ultimo mese (Spac, equity crowdfunding, dynamic discounting, reward-based crowdfunding, purchase order finance), sebbene di non semplice e limitata erogazione, rappresentano comunque una strada da percorrere. Ma chi sono, nel nostro paese, gli attori fintech che preparano le Pmi ed offrono questi servizi innovativi?

Oltre alle piattaforme di crowdfunding (una decina maggiormente attive), alle Spac (Special Purpose Acquisition Company) e ai consulenti per le start up (business angel ed incubatori/acceleratori di impresa), ci sono quattro business model distintivi che aggregano una quindicina di attori. Partiamo dalle cosiddette cash seeker, che mettono in contatto investitori che cercano opportunità di investimento non tradizionali con imprese che cercano liquidità alternativa perché in difficoltà nell’accedere al canale bancario. Tipicamente cadono in questo segmento anche le piattaforme di purchase order finance. Ci sono poi le cash exploiter, che sfruttano la liquidità in eccesso della filiera a vantaggio di piccoli fornitori che faticano ad accedere al credito. In questo ambito cadono le piattaforme di dynamic discounting.

Esistono poi i working capital broker, che trovano alternative di finanziamento al canale tradizionale cliente-fornitore mettendo in contatto imprese che necessitano di credito con investitori istituzionali. Si tratta di soggetti che si occupano di factoring, reverse factoring e inventory e equipment finance.

Infine ci sono le startup compass, che offrono strumenti volti a ridurre le asimmetrie informative lungo la filiera e semplificano la valutazione del merito creditizio o la gestione del cash flow, come possono essere valutatori di merito creditizio o comparatori di soluzioni di supply chain finance. Diceva Publio Terenzio Afro: “È da saggi provare tutte le vie prima di arrivare alle armi”.

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