Alcune considerazioni finali sulla querelle scatenata da Leonardo, la serie televisiva di 8 episodi suddivisi in 4 puntate. E’ noto che la nave ammiraglia (Rai Uno) ha spesso prodotto fiction d’interesse tese a veicolare una cultura nazional popolare. Queste operazioni sono mirate a illuminare fatti, misfatti e miti del nostro patrimonio storico per continuare una politica di acculturamento delle “masse”. In questa ottica la Lux Vide, la società di produzione, ha puntato su Leonardo, espressione più alta del Rinascimento, personaggio ideale per esaltare il genio dell’uomo e l’orgoglio italiano che l’ ha partorito.

A tutto però c’è un limite e con Leonardo questo limite è stato ampiamente superato. Non si può completamente distorcere la vicenda umana di Leonardo affiancandogli un personaggio di pura invenzione che nulla aggiunge alla sua grandezza ma anzi lo abbassa al livello di una scadente soap opera e a lui gli si appiccica l’etichetta di un bisessuale ante-litteram. La Caterina da Cremona è una licenza narrativa completamente inutile. Leonardo viene accusato di aver addirittura avvelenato la sua musa e condannato all’impiccagione. Salvato in extremis dalla corda già stretta intorno al collo. Non si capisce il senso di questa operazione che riduce la vita di Leonardo a un feuilleton che non riesce a soddisfare neanche i gusti meno raffinati.

Il tutto in una messinscena abbastanza modesta sopratutto se confrontata alle sontuose serie televisive mandate in onda su Netflix (vedi Versailles, gli ultimi Zar e The Crown) dove l’elemento di fantasia c’è ma non è tale da stravolgere quel minimo indispensabile di aderenza alla storia.
La vita di Leonardo e delle sue preferenze sessuali rimangono avvolti in un velo di mistero come l’accusa anonima di sodomia che fu subita archiviata nel 1476. Una certezza sono però le sue parole riferite al membro maschile:…si dovrebbe ornare e mostrare con solennità come ministro dell’umana spezie”. Lui era interessato all’organo genitale più da un punto di vista anatomico e il lascito nei suoi manoscritti ci ha consentito di coglierne l’essenza: “… l’atto del coito e le membra a quello adoprate sono di tale bruttura che se non fosse per la bellezza dei volti e gli ornamenti degli opranti la natura perderebbe la specie umana”. E se invece all’ al di là delle presunte allusioni Leonardo fosse stato semplicemente un asessuato, ossia non interessato al sesso?

Interrogandosi invece sulla funzione dell’arte il maestro diceva che riesce a trasformare il dolore e la sofferenza in bellezza.
Presente nel cast anche Maria Vera Ratti, reduce dal successo televisivo de Il Commissario Ricciardi, era Enrica la timida fidanzata. Bella e austera anche nel ruolo cameo della Gioconda. Per essere credibile le hanno “oscurato” gli occhi color cielo con lenti a contatto marroni. Classe ’94, napoletana, laureata in Scienze Politiche e Studi Russi e dell’Asia Centrale all’Università di Leiden in Olanda. Ma ha capito che la sua strada era un’altra e si è iscritta al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Da qui è nata una piccola stella.

Ritornando al Leonardo televisivo, cui prodest (a chi giova) questo “trattamento”, inteso anche in senso tecnico, distorto?
Non si può che insinuare che l’ombra lunga del grande patron della Rai degli anni ’70, Ettore Bernabei, continui a coprire i suoi protegés e a perpetuare il “Sistema”.

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