Un giovane su tre compreso in una fascia d’età tra i 18 e i 25 anni denuncia di soffrire di sintomi depressivi legati all’emergenza Covid-19. Questo è quanto emerge dalla ricerca condotta dalla Fondazione Italia in Salute, e realizzata da Sociometrica, per quantificare su scala nazionale le conseguenze dell’epidemia sul sistema sanitario.

Se si analizza il cambiamento negli stili di vita e nei comportamenti, tra le persone intervistate nell’analisi della Fondazioni, nel rapporto si legge come l’impatto sui giovani, se confrontato con la media della popolazione, “risulta maggiore”. Con alcune differenze significative: se gli accenni (o sintomi) di depressione erano denunciati dal 16,5% della popolazione, tra i più giovani la percentuale sale al 34,7%, quindi più del doppio. Ma non solo: anche per quanto riguarda la percentuale di persone che avverte disagi psicologici questa è pari al 27,1% nella media della popolazione, ma arriva al 40,2%, quasi il doppio, nella fascia d’età 18-25. Questo malessere, si spiega, viene però “percepito in quanto collettivo e non in quanto legato alla singola persona, a sé medesimi”. Tradotto, si trasforma in un cambiamento di comportamenti: uscire di meno, vedere meno persone; fare meno cose. E non si compensa invece con meccanismi di “addiction”, dato che – numeri alla mano – fumo e alcool non sembrano essere una “risposta” a questi problemi avvertiti.

In generale, si spiega, l’impatto psicologico dell’emergenza è più alto tra i più giovani e tra le persone più istruite. Si registra una riduzione straordinaria della vita sociale: il 71,0% della popolazione ha ridotto spontaneamente qualunque uscita con altre persone, il 69,4%, ha rinunciato a frequentare o a invitare qualunque tipo di persone a casa propria, compresi i familiari. E c’è poi il capitolo degli spostamenti e dei trasporti: il 63,3% evita di prendere qualunque mezzo pubblico e il 59,3% ha ridotto spontaneamente qualunque tipo di viaggio e spostamento. Dal punto di vista geografico, sono soprattutto i residenti al Sud che hanno avuto l’impatto psicologico e comportamentale più profondo, sebbene sia stato diffuso dovunque in Italia.

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