Era suo nonno. E il suo messaggio di addio al nonno che se n’è andato a 99 anni, due mesi prima del 100esimo, quasi a volerlo beffare, sembra il messaggio di un “nipote qualsiasi” scritto su un social qualsiasi. Un nipote che scrive bene e sa quello che fa. Così, il saluto di Harry al Principe Filippo riporta la vita nelle stanze reali, con parole semplici. Lo chiama “granpa”. Un “granpa”, dice Harry, che si è sempre preso cura della nonna (“granny”, mica Regina Elisabetta). E per questo lo ringrazia, non a torto: come farà Betty senza Phil, che stava sempre un passo indietro fisicamente ma a fianco con la testa. “È stato mio nonno: maestro di barbecue, battutista leggendario e impertinente giusto fino alla fine“. Ancora grazie, dice Harry al granpa, “per il suo senso dell’umorismo e per essere stato se stesso fino all’ultimo respiro“. Ci voleva Harry. Senza Meghan. Harry che chiude con una frase che fa pensare quanto conti “essere se stesso” per il secondogenito di Carlo e Diana, quello che non sarà mai re e che allora ha scelto la vita come voleva. Come a un certo punto fece sua madre, Diana. E come suo nonno, il solitario Filippo. Non furono sempre uniti, mamma e nonno. Harry lo sa, ma ammira la cosa più complicata tra tutte, persino nelle vite di chi Principe non è: essere se stessi. Harry si trova a Frogmore Cottage. È quarantena (sarà più breve per motivazioni “compassionevoli”). Fa test molecolari. È arrivato di notte nel “suo” Regno Unito. La moglie, Meghan, è rimasta a Los Angeles con in figlio Archie. Chissà che deve aver pensato, Harry, atterrando in suolo britannico, “moderno auto esiliato da intervista“, Principe ma mai Re, sempre e comunque se stesso. Non si dica che William è “meno”: non lo sapremo mai. William Re invece deve diventarlo, e la storia va che per questo non potrà essere se stesso (quasi) mai.

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