Cominciamo bene. La scelta popolare del logo di Milano-Cortina 2026 è stata tutto un programma, tra bla-bla televisivi e applausi dei giornaloni. Ha vinto “Futura”, che il presidente del Coni Giovanni Malagò ha definito testualmente “molto legante”, senza la E iniziale, per dire che “dà l’idea di cosa vogliamo fare: un evento poco invasivo, dove sostenibilità non sia una parola ma un modo di vivere”. Nemmeno lui ha il coraggio di parlare d’eleganza, con la E. Del resto, sui siti e nei social indipendenti i commenti sono stati tutti negativi, già solo per l’idea di mettere ai voti due marchi che hanno suscitato reazioni “non entusiasmanti e piuttosto fredde” degli esperti che li hanno confrontati con i migliori precedenti, diversamente sintetizzate da Milano Today con il titolo: “Fanno schifo a tutti”.

In realtà, il marchio nato per essere sconfitto, che si chiamava “Dado”, rende meglio l’idea di quale brodaglia di interessi e complicità sta bollendo in pentola. Da Milano a Cortina, appunto, montagne di soldi pubblici sono stati già stanziati per lavori vari in parte già cominciati, di cui l’ambiente e anche la gran parte degli italiani non sentiva affatto il bisogno. Stringendo l’obiettivo sulla sola Milano, dove tra qualche mese si voterà per la rielezione del sindaco Beppe Sala, freschissimo di riconversione verde, sono in ballo con grandissimi ritardi strutture come palasport da costruire (Italia in zona Santa Giulia) o da rifare (Sharp, Forum di Assago, Allianz Cloud o ex-Palalido), che serviranno poi esclusivamente per sport “energivori” e decisamente elitari nella metropoli padana (come l’hockey su ghiaccio) o per eventi a pagamenti.

Sì, ci sarà il villaggio Olimpico nello scalo di Porta Romana, che dovrebbe poi diventare una struttura di “student housing”, ma tutti sanno che è la nuova casa per gli studenti è soltanto uno dei grandi alibi per la grande speculazione edilizia che ha avuto il via.

A ciò s’aggiunga la lungimirante scelta della Regione che si è impegnata a riconvertire l’ex-area dell’Alfa Romeo di Arese per farne una Ski-Dome modello Dubai: “la nuova follia lombarda”, come scrive Mountain Wilderness spiegando di quale eventuale disastro ecologico si parla per lo sci indoor. Oltretutto, gli Emirati sono distanti almeno un continente dalle piste naturali per sciare; i milanesi, come noto, godono già di una posizione privilegiata di relativa vicinanza a numerosi impianti di risalita sulle montagne di mezzo arco alpino.

Un’altra decisione chiave relativa a Milano-Cortina 2026 riguarderà lo stadio di San Siro: al comitato olimpico è stato garantito per la cerimonia inaugurale, o in alternativa uno dei due nuovi grandi stadi che Milan e Inter dovrebbero costruirsi – ma è improbabile che siano pronti a inizio 2026. Dunque, il Meazza potrebbe essere ristrutturato, prima della demolizione. Una bella assurdità! Sala sa bene che questo sarà un banco di prova decisivo per misurare la sua riconversione verde, e ha cominciato ad avanzare perplessità sulla nuova arena interista. Ma sulla questione delle destinazioni future di tutti i vari nuovi o rinnovati impianti, i milanesi attendono una qualche parola chiarificatrice dal Sindaco novello verde.

È necessario un ripensamento dei vari progetti perché non sembri proprio la solita Olimpiade mangiasoldi e distruggi-ambiente, come il marchio “Futura” paradossalmente sottolinea, con la sfacciataggine di un’operazione maldestra di “greenwashing“. La battaglia per una nuova Milano non passa solo per la mobilità ma si dovrà vedere bene nei parchi e negli impianti sportivi pubblici, aperti a tutti.

Forse Sala, così come lo abbiamo conosciuto fino a ieri, avrebbe applaudito persino al progetto dell’Arese Ski-Dome: oggi che fa il verde dovrebbe invece esprimersi anche contro questa nuova genialata della giunta Fontana, e soprattutto indicare chiaramente la sua scelta e i suoi progetti in favore delle pratiche sportive popolari gratuite o a costo contenuto.

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