Mario Draghi ha auspicato di salvaguardare le città d’arte, di “non sciuparle”. Belle parole, ma in concreto? Prendiamo Firenze. Affascinante e spettrale. Così si presenta il centro storico ai pochi visitatori che la percorrono in questo tempo di pandemia e di lockdown. Mentre i ristoratori di tutta la Toscana hanno manifestato venerdì 26 marzo contro i provvedimenti del governo (“I provvedimenti di aiuto al commercio del governo Draghi? Peggio di quelli di Conte…”), ci sono negozi e alberghi storici a rischio chiusura. Per l’affitto troppo alto e per le tasse comunali. L’ultimo a chiudere i battenti è il marchio americano di orologi Fossil, che si trova nei pressi della lussuosa piazza Signoria. Motivo? Affitto troppo caro in tempi normali che diventa insostenibile nei giorni cupi della pandemia quando il centro storico di Firenze è un grande museo a cielo aperto e senza visitatori.

Ci sono proprietari di fondi che in qualche misura sono venuti incontro ai blasonati inquilini senza clienti, riducendo l’affitto del 30-40 per cento, ma molti hanno risposto picche.“Il premier ha ragione, eccome se ha ragione, ma io pago oltre 2mila euro al mese per il mio negozio, per qualche mese ho resistito ma ora sono al collasso”, denuncia il titolare di un piccolo locale di oggettistica, quindi neanche blasonato, come quelli che si trovano in via Tornabuoni e dintorni. Dove il tasso di immobili sfitti è aumentato di circa il 10% rispetto all’anno scorso, ha dichiarato alla Nazione il direttore generale di Scenari immobiliari, Francesca Zirnestein . In breve la tendenza è questa: se uno non può pagare si arrangi, se va via il proprietario del fondo trova subito chi prenderà il suo posto. Ci sono poi i fondi con grandi liquidità pronti a comprare negozi sfitti, case destinate agli affitti turistici e immobili di vario genere. Poi, passata la pandemia, tornerà il ballo del mattone e Firenze la grande preda dell’affarismo finanziario. “Una città in svendita, che se la piglia chi offre di più”, ha denunciato nei mesi scorsi lo storico Tomaso Montanari.

Luca Ferrini fa il ristoratore e dice mestamente: “I miei colleghi protestano, ma il nemico è troppo forte. Si chiama Rendita, sì con la “r” maiuscola. Gli auspici di Draghi sono solo belle parole e i ristori o i sostegni come li chiama il nuovo governo servono a poco se gli affitti e le tasse non vengono azzerate. Se io chiudo, c’è subito fuori del bandone qualcuno pronto a prendere il mio posto e la rendita prospera”. Intanto qualcosa si muove, anche se con ritardo. Il presidente della Camera di commercio di Firenze Leonardo Bassilichi ha avanzato una proposta di legge con il sì di tutti i partiti per ridurre gli affitti almeno del 40 per cento a negozi, bar, ristoranti. Ai proprietari dei fondi Palazzo Vecchio dovrebbe ridurre le tasse comunali. Plauso alla proposta dal presidente della Regione Eugenio Giani e del sindaco Dario Nardella. Ma i tempi? Chi è con l’acqua alla gola come fa a pagare l’affitto del mese? E davvero questa proposta di legge è in grado di tagliare le unghie al grande mostro della Rendita che sta sciupando, per dirla alla Draghi, città d’arte come Firenze e Venezia? Il mondo della protesta- ristoratori, taxisti, partite Iva, commercianti, driver e artigiani – che si è snodato per le vie di Firenze, in un venerdì di quaresima, cupo e nuvoloso, non è sembrato crederci granché.

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