Fare un pallonetto a un portiere di due metri non è per tutti: farlo a San Siro, al portiere di casa, ancor meno. E sì, ok, è il 1999 e l’Italia abbonda di gente che spalombella portieri con gran diletto loro e di chi li guarda, ma quel pallonetto ha qualcosa di speciale. È il 21 marzo di 22 anni fa: il Milan di Zaccheroni sta rincorrendo la Lazio che punta allo scudetto e a San Siro arriva il Bari di Eugenio Fascetti. I rossoneri devono vincere ma di fronte hanno una squadra che dire rompiscatole è poco: i biancorossi hanno già vinto a San Siro coi cugini dell’Inter e delle grandi solo la Lazio è riuscita a batterla, nessun altro. C’è un bel mix di giovani, come Gianluca Zambrotta, Duccio Innocenti, Mauro Bressan, Diego De Ascentis (e Tonino Cassano) esperti come Phil Masinga, Franco Mancini, Rachid Neqrouz, Gaetano De Rosa e il ds Regalia ha pescato bene in Scandinavia nel mercato estivo. Per la verità gli è andata almeno discretamente coi danesi Michael Madsen e Peter Knudsen e benissimo con gli svedesi Daniel Andersson e Yksel Osmanovski.

È una squadra tosta in difesa, smaliziata e velocissima nel ripartire: da prendere con le pinze. E lo svedesino in attacco regala emozioni: a volte dribbla che è una delizia, altre che è una dannazione, segna poco ma in compenso fa segnare. È figlio di macedoni che hanno lasciato casa per cercare fortuna in Svezia. Regalia lo pesca nel Malmö, dove oltre a essere titolare d’attacco faceva da chioccia a un altro ragazzo di famiglia dell’est, che gioca in attacco ed è pazzo per i dribbling e per quelli di Yksel in particolare: si chiama Zlatan Ibrahimovic. Di fronte alla chiamata dell’Italia Osmanovski non ci pensa: dà un buffetto a Ibra e gli lascia la maglia da titolare del Malmo. In quel Bari sta benissimo: a volte esagera coi virtuosismi ma fa segnare i compagni e ogni tanto fa gol anche lui, che perlopiù gioca largo girando attorno al compianto Phil Masinga. Quando arriva a San Siro Yksel ha all’attivo solo due gol in 25 giornate: uno alla Salernitana e uno pesantissimo che era valso i tre punti in casa sull’Inter, due giornate prima.

Il Milan col Bari in casa deve vincere, se vuole lo scudetto, ma capisce subito che quei galletti che alle grandi hanno riservato beccate poderose per tutto il campionato non faranno sconti: Diego De Ascentis la infila nello spazio, Alessandro Costacurta va giù goffo e la liscia, Osmanovski si ritrova solo soletto davanti a Christian Abbiati, ma quasi al vertice d’area. Il portiere del Milan esce tempestivo, per Yksel l’opzione più facile sarebbe il tiro sul primo palo visto che il portiere rossonero è molto alto, ma lo svedese è uno che a Bari già si è guadagnato il soprannome di principe del ricamo, e il ricamo arte facile non è: quindi alza la testa, mette il piede sotto e lascia partire una palombella deliziosa che finisce esattamente, accarezzandolo, all’incrocio dei pali per l’uno a zero. Lui impazzisce di gioia, Bari pure, e presumibilmente anche un ragazzo a Malmö che sogna di ripetere le gesta del suo idolo, magari nello stesso palcoscenico, un giorno.

Di lì a poco il Milan pareggerà con Oliver Bierhoff: ma non è la giornata dei rossoneri, in particolare dei difensori della squadra di Zaccheroni e dopo il mezzo liscio di Costacurta è il tedesco Christian Ziege a farsi rubare palla in area da Rodolfo Giorgetti, che la offre a Osmanovski che fa doppietta. La pareggerà in extremis quello che è forse l’antitesi totale di Osmanovski, estetica spesso effimera contro l’inno all’utilitarismo “el segna semper lu”, Maurizio Ganz che trasformerà al 93esimo un rigore che nessuno dei milanisti voleva tirare. Una giornata di gloria per un talento effimero. Osmanovski regalerà alla tifoseria pugliese qualche altro capolavoro: con la Fiorentina, con la Lazio nella stagione successiva, la migliore in Italia, per poi essere ceduto al Torino, dove non farà bene e salvo una parentesi anonima al Bordeaux rientrerà al Malmö nel 2004. E mentre Iksel faceva ritorno in Svezia, in Olanda Ibra preparava le valige per l’Italia: qualche pallonetto l’ha fatto anche lui, e a San Siro pure qualcosa di più per la verità.

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