5 marzo. Chiunque abbia intenzione di diventare direttore sportivo della Juventus dovrebbe fare attenzione a questa data: se compare nella carta d’identità di un potenziale calciatore da acquistare allora c’è da pensarci. Molto. Se l’è ritrovata davanti Luciano Moggi, quella data: due volte, ed entrambe gli è andata male. Come nel caso di Juan Eduardo Esnàider, nato il 5 marzo di 48 anni fa a Mar del Plata, considerato da molti il peggior bidone dell’era juventina. Gran fisico, gran tiro, e con entrambi i piedi, ottimo senso del gol: il Real lo nota nonostante nel massimo campionato argentino abbia giocato solo sei partite nel Ferro Carril Oeste e nonostante, soprattutto, un caratterino che in Argentina vale facile facile il soprannome di “El Loco”, specie se in un mondiale under 20 ti becchi un anno di squalifica per aver tirato un pugno a un avversario. Fa nulla: è giovane, è forte e a Madrid imparerà la disciplina, a partire dalla squadra B. Gioca, segna, impara, e arriva in prima squadra, ma non sfonda e allora i blancos lo cedono al Saragozza.

Qui sboccia, nel 1993: mister Victor Fernandez lo mette al centro dell’attacco, con Miguel Pardeza e Francisco Higuera e con Gustavo Poyet che si inserisce da dietro, il Saragozza arriva a vincere la Coppa di Spagna. Andrà meglio l’anno dopo, quando Juan, assieme ai suoi compagni cui si è aggiunto un giovane e promettente terzino brasiliano, tal Cafu, si veste del titolo di eroe. Sì, quelli del 1994-95 sono a tutt’oggi per i tifosi dei blanquillos “Los Heroes de Paris”, perché a Parigi vinsero la Coppa delle Coppe, con Esnaider che in finale contro l’Arsenal segna e diventa vicecapocannoniere del torneo. Il suo nome e i suoi gol gli valgono la chiamata dell’Argentina e l’attenzione dell’Italia: piace a Ferlaino, che ha sempre avuto un debole per gli argentini, ma il suo Napoli è incerottato e indebitato, e non riesce a prenderlo. Juan torna al Real che lo ricompra, ma neanche stavolta funziona e passa prima all’Atletico Madrid dove pur giocando bene litiga col mister, Radomir Antic e poi all’Espanyol, anche in questo caso segnando tanti gol. Ma pure qui l’esperienza di Esnaider finisce a cazzotti: per l’esattezza sul viso di un altro con un caratterino tutt’altro che semplice, il paraguayano Miguel Angel Benitez, aggredito sul pullman per aver criticato il gruppo in pubblico.

Esperienza al capolinea dunque. Intanto a Torino, sponda Juve, Alex Del Piero si infortuna gravemente e la società deve ritornare sul mercato a gennaio del 1999: Moggi ha praticamente chiuso per il turco Hakan Sukur, ma quando c’è da firmare l’ex Toro si presenta con altri due agenti e richieste molto esose. Big Luciano si fionda a Barcellona e chiude per Esnaider per 12 miliardi, garantendo che l’argentino fosse la sua prima scelta. Naturalmente. Non funziona: è lento, non riesce a trovare l’intesa coi compagni, non va in gol neppure una volta e finisce in panchina. L’anno dopo con Ancelotti non cambia molto: segna un bel gol in Coppa Uefa contro l’Omonia, un altro in Coppa Italia, proprio contro il Napoli di Ferlaino che l’aveva sognato a lungo, ma in campionato gioca pochissimo e a fine stagione torna a Saragozza, dove riesce a vincere un’altra coppa del Rey.

Poi il Porto e il pellegrinare tra Argentina, Francia e ancora Spagna prima di chiudere la carriera nel 2006 e iniziare quella da allenatore. Per poco Esnaider non aveva incrociato a Torino un altro colpo poco felice, anche lui nato il 5 marzo: il terzino urugaiano Cesar Pellegrin. C’è poco da raccontare però in questo caso: arrivato grazie a Paco Casal assieme a Zalayeta nel 1998 dall’Uruguay, a differenza del Panteron non mise mai piede in campo, né alla Juventus né alla Ternana, dove arrivò l’anno dopo. Scaduta la procura con Casal, la Juventus lo lascia andare: tornerà in Uruguay, giocando poco e arrivando a tentare l’avventura addirittura nel RopS, squadra del villaggio lappone di Rovaniemi… il Villaggio di Babbo Natale. Oggi vende auto. Ma anche il 5 marzo ha la sua eccezione in casa bianconera: Merih Demiral. Per dirla come il forte difensore turco: “Esnaider e Pellegrin non top. Demiral sì top”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Lazio-Torino, una farsa: da ottobre a marzo il calcio italiano non ha fatto assolutamente nulla per risolvere la questione

next
Articolo Successivo

Inter, dalle gioie del campo alle incertezze societarie: marzo mese decisivo per il futuro dei nerazzurri

next