Salus per artem: è stato riletto così lo slogan di Abano Terme Salus per aquam, la cittadina ai piedi dei Colli Euganei (in provincia di Padova) che da millenni regala i benefici delle sue acque termali. Con l’obiettivo di diventare un centro propulsore d’iniziative artistiche e culturali sul territorio veneto, “il risveglio” di Abano è iniziato nel 2019 con la monografica dedicata alla fotografa Eve Arnold (Tutto sulle donne). Dopo la lunga chiusura per pandemia da novembre, il Museo Villa Bassi ha riaperto le porte della mostra Seicento-Novecento. Da Magnasco a Fontana, visitabile fino al 13 giugno 2021.

Due sono le collezioni lombarde che la curatrice Virginia Baradel ha fatto convergere in un itinerario inedito dal Seicento ai giorni nostri: se la collezione di Giuseppe Merlini tende la mano all’arte contemporanea dagli anni Sessanta del Novecento, la permanente Bassi-Rathgeb, donata da Roberto Bassi al Comune termale aponense, risponde al gusto di tre generazioni di notabili bergamaschi raccogliendo opere e arredi dal Quattrocento al Settecento. Le sezioni, articolate su tre piani, sono il pretesto tematico per raccontare lo sviluppo formale e cromatico dei generi artistici più tradizionali all’interno delle due collezioni: il Ritratto, la Natura Morta e il Paesaggio.

Corre l’occhio lungo le pareti della villa-museo cinquecentesca martellinate dai restauri, e si confonde tra tele, sculture e affreschi al piano nobile e nel sottotetto. L’osservatore è rapito in una giostra di colori veneti e decorazioni pastello, frutto di una stratificazione di secoli e di proprietari eclettici; al piano seminterrato, le pareti in mattoni e il basso soffitto ad archi rendono il rapporto con le opere più intimo e intenso.

Il passaggio al “Secolo breve” mette in crisi la fierezza dei ritratti maschili del Cinquecento e del Seicento di Moretto da Brescia e del Pitocchetto: dopo le guerre mondiali forma e colore non sono più in grado di addensare parvenze di soggetti umani, ormai ridotti a brusìo di segni e ombre; negli anni Sessanta i passanti fugaci di De Chirico non riescono a scalfire il silenzio metafisico delle sue Piazze d’Italia. La bellezza austera dei ritratti femminili di Agazzi e Tallone si riduce all’essenzialità nella Donna con cappello di Modigliani, sul cui profilo affilato affiora l’eco della maschera africana. Lo stridente controcanto al ritratto tradizionale si trova nelle disgregazioni della collezione Merlini: Donna e luna di Renato Birolli si fondono in una lacerata visione postcubista, mentre la moglie di Guttuso Mimise, dal volto ancora integro, dialoga con i pezzi scomposti della Moglie di Picasso di Enrico Baj.

Sulle note silenziose degli Strumenti musicali del Baschenis, il pittore secentesco bergamasco prediletto da Bassi, il percorso della mostra fluisce nel cuore del Novecento, quando sottrazione e geometria diventano le parole-chiave per aprire i mondi delle nature morte di Severini e Soffici; all’energia cromatica di Guttuso si contrappongono le composizioni cartesiane di vasi e bottiglie di Morandi, apice di meditazione e magnetismo.

Dal paesaggio all’idea di spazio, i chiaroscuri dei paesaggisti lombardi del Settecento (da Magnasco, appunto) e dell’Ottocento insistono sugli stessi toni e sugli effetti tattili del collage di sugheri di Crippa (Confronto, 1961). La presenza di Fontana in mostra fa la differenza: non tanto per le tre Attese candide come il tempo sospeso, quanto per il Ritratto femminile (1956-’57), il busto di donna plasmato nella terracotta e smaltato dalla luce. L’opera dialoga con il volto levigato della Madre di Adolfo Wildt (1921), il maestro di Fontana, le cui linee affiorano da una “dimensione lattea” come un’apparizione.

Il visitatore è guidato attraverso un percorso molto dilatato – forse troppo? – che dal Seicento tende la mano ai nostri anni Duemila, lungo una linea del tempo difficile da abbracciare e approfondire in modo esaustivo: si ritrova così a fluttuare tra le sale come tra i secoli dell’arte, tenuto a galla dalle superficiali impressioni cromatiche e dalle suggestioni formali che si creano tra le opere in mostra. Questa sinergia tra antico e moderno al pubblico piace, si pensi al vincente allestimento della casa-museo di Palazzo Maffei a Verona, ma “giocare con i secoli” è un terreno minato, che rischia di svuotare di significato le opere a confronto se praticato in modo arbitrario.

La passione dei due collezionisti scorre lungo quel filo teso tra passato e presente: le opere che Bassi e Merlini hanno amato collezionare sfuggono al tempo storico per rispondere unicamente al loro tempo interiore. La mostra di Villa Bassi sonda i legami profondi che si istituiscono tra capolavori distanti tra loro nel tempo e nel gusto: all’osservatore non rimane che accantonare ogni tentativo d’interpretazione storica o erudita per lasciarsi condurre dall’immaginazione attraverso somiglianze, rimandi e suggestioni cromatiche e tattili, armoniche o contrastanti; non gli resta che lasciarsi accompagnare attraverso una mostra che si pone non nel tempo ma tra i tempi, lungo le segrete vie delle forme e delle loro assenze, per una volta finalmente libere dalla prigione di schemi estetici imposti.

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INFO MOSTRA

Seicento-Novecento | Da Magnasco a Fontana
Quando | Fino al 13 giugno 2021
Dove | Museo Civico Villa Bassi Rathgeb – Abano Terme, Padova
Giorni e orari | Lun, merc, giov e ven dalle 14,30 alle 18,30
Prezzi | Intero 9 euro, ridotto 7, ridotto studenti 5. Biglietto famiglia 20 (due adulti e tre under 18)
Info e prenotazioni | 041-8627167 (lun-ven 9-13)
Web | www.museovillabassiabano.it

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