Un video di poco più di due minuti, con tanto di musica evocativa, montaggio ritmato, e poi lo slogan: “Ponte sullo stretto di Messina, un’infrastruttura essenziale per il futuro del Paese”. Così Webuild, la società che ha ricostruito il Polcevera a Genova, si propone di realizzare il famigerato ponte da oltre 3 chilometri che dovrebbe collegare la Sicilia alla Calabria. La clip è stata pubblicata venerdì sulla pagina Facebook dell’azienda, che a discapito del nome – rinnovato da poco – non è affatto nuova al progetto: si tratta infatti della Salini Impregilo Spa, nata nel 2014 dalla fusione delle due omonime imprese. Proprio Impregilo era la capogruppo della Eurolink, che durante il terzo governo Berlusconi vinse la gara d’appalto come contraente generale per la costruzione dell’opera. Su cui ora si sono riaccesi i riflettori, visto che la commissione tecnica istituita presso il ministero delle Infrastrutture ha praticamente portato a termine il suo compito: come riferisce il Sole24Ore, manca poco per completare la relazione da 200 pagine in cui vengono analizzate le soluzioni più adatte per creare un collegamento stabile sullo Stretto. In attesa di capire quale sarà l’orientamento del premier Mario Draghi e del ministro Enrico Giovannini, il Movimento 5 stelle interviene duramente per escludere che il cantiere possa davvero partire: “Invece di aprire una seria discussione a 360 gradi sulle necessità infrastrutturali del Sud e della Sicilia in particolare, si continua a rilanciare in modo kafkiano un’idea che aleggia sul Paese da svariati decenni, senza alcuna nuova analisi di fattibilità, né tanto meno con studi sui costi e sui benefici che un’opera simile dovrebbe avere”.

I senatori M5s in commissione Lavori Pubblici e Trasporti definiscono “incredibile” la “nonchalance con cui ciclicamente si riaccende il surreale dibattito relativo al ponte sullo Stretto di Messina. Un amarcord anni ’80 talmente stantio che calabresi e siciliani francamente non meritano. Prima di pensare a un collegamento simile tra Calabria e Sicilia”, scrivono in una nota, “forse dovremmo ricordarci quanto impiegano persone e merci a raggiungere Messina da Agrigento o da Marsala: una vita. E magari interrogarci su quanto ancora siano problematici i collegamenti ferroviari e stradali tra Roma e Reggio Calabria, per esempio”. Insomma, il punto è sempre lo stesso: prima del ponte, ragionano, bisogna pensare a tutte le altre infrastrutture che mancano al Sud Italia. Una linea condivisa negli anni scorsi anche dall’ex premier Giuseppe Conte. Per i 5s, quindi, “la proposta della politica non può essere soltanto quella di rilanciare un progetto vecchio di quarant’anni. In ottica Recovery Plan, il dibattito sulle infrastrutture utili per il paese deve ancorarsi al terzo millennio, non al secolo scorso”. Anche i deputati M5s delle commissioni Ambiente e Trasporti sono intervenuti sull’argomento, spiegando che “riesumare cattedrali nel deserto significherebbe allontanarsi dalla prospettiva della transizione ecologica“. Con il MoVimento 5 Stelle in maggioranza, concludono, “opere del genere non prevarranno mai su quelle necessarie e urgenti in questa fase”.

Va ricordato infatti che, stando alle regole imposte dalla Commissione Ue per accedere al Recovery, i Paesi potranno spendere i soldi solo per progetti realizzabili entro il 2026. E il ponte sullo Stretto, vista la sua complessità, non potrebbe mai rientrare in queste tempistiche. Eppure negli ultimi mesi è tornato più volte al centro del dibattito pubblico, tanto da finire nell’elenco di Matteo Renzi delle “questioni politiche aperte” inviato al Pd prima che si arrivasse alla caduta del governo Conte. La fase di progettazione risale al 2005, quando fu affidata al gruppo capitanato da Impregilo, mentre l’inizio dei lavori era previsto per il 2007 con il progetto pronto nel 2012, per un costo previsto dell’opera intorno ai 3,88 miliardi di euro. Poi tutto è stato fermato nel 2012, in piena crisi economica, dal governo Monti. La Stretto di Messina Spa è stata quindi messa in liquidazione, ma a distanza di 8 anni è ancora in piedi, in attesa che si concluderà il giudizio civile sulle penali. A vantarle per il “mancato guadagno” contro lo Stato sono proprio Impregilo e Parson Trasportation Group, rispettivamente contraente generale e project manager di allora.

Con il video apparso a sorpresa su Facebook, Webuild ora punta a rilanciare il progetto. Il gruppo – che a Genova è stata capace di costruire il nuovo Ponte San Giorgio in tempi record – sostiene che l’opera potrà “rilanciare lo sviluppo nel Sud Italia”, dando occupazione a “118mila persone” e attirare verso il nostro Paese “il commercio mondiale che gravita nel Mediterraneo”. Nella clip si parla di un ponte “con campata unica più lunga al mondo” (3.660 metri), torri da 399 metri e 4 cavi per una lunghezza totale di oltre 5 chilometri. L’opzione a campata unica – l’unica arrivata a una fase avanzata di progettazione – è proprio una di quelle che sono state prese in considerazione dalla commissione ministeriale. Sul tavolo però ci sono anche altre ipotesi: il ponte a più campate, il tunnel profondo, il tunnel flottante o di superficie. Il Sole24Ore sostiene che i tecnici si esprimeranno a favore di un collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, senza però sbilanciarsi sui progetti. Starà eventualmente al ministro procedere con la realizzazione di uno studio di fattibilità.

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