Il Vittoriale degli Italiani, l’ultima residenza di Gabriele d’Annunzio, compie 100 anni. Era infatti il febbraio del 1921 quando il Vate, amareggiato per l’impresa di Fiume e per lo spostamento a destra del fascismo (la cui linea, in un primo momento, lasciava immaginare come obiettivo un “socialismo nazionale”), decise di autoesiliarsi a Gardone Riviera, luogo allora raggiungibile non certo agevolmente come oggi. “Ho trovato qui sul Garda una vecchia villa appartenuta al defunto dottor Thode – scriveva d’Annunzio in una lettera indirizzata alla moglie Maria Hardouin -. È piena di bei libri… Il giardino è dolce, con le sue pergole e le sue terrazze in declivio. E la luce calda mi fa sospirare verso quella di Roma. Rimarrò qui qualche mese, per licenziare finalmente il Notturno“. In effetti il Vate visse e lavorò in quello che sarebbe diventato il Vittoriale degli Italiani fino al primo marzo 1938, quando cessò di vivere a 75 anni.

Adagiato sulla riva bresciana del Lago di Garda, oggi il Vittoriale è una sorta di parco che, in condizioni normali, cioè non in emergenza sanitaria, ogni anno è meta di quasi 300mila persone (è la casa-museo più visitata d’Italia), è retto da una Fondazione e nel quale edifici, piazze, corsi d’acqua, istallazioni, spazi espositivi, un grande teatro all’aperto e reperti storici contendono spazi alla natura tipica del lungo lago, in un itinerario di rara bellezza.

Il visitatore è accolto all’ingresso da due archi monumentali che segnano l’inizio di un viaggio comprendente, tra l’altro, il complesso monumentale, la prioria (l’abitazione del Vate ricchissima di presenze simboliche e retaggi storici), il museo di d’Annunzio eroe, l’auditorium, il museo del d’Annunzio segreto, il parco, lo spazio dedicato alle imprese del Mas 96, parti della nave Puglia incastonate nella roccia, il grande anfiteatro sotto le stelle e il laghetto delle danze.

A presiedere il Vittoriale degli Italiani da 13 anni è il giornalista e storico Giordano Bruno Guerri, uno dei maggiori studiosi e conoscitori dell’opera dannunziana, che ha messo a punto un programma di appuntamenti per l’anniversario, ma è costretto a chiusure e riaperture continue del Vittoriale a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

“Dovevamo inaugurare il 13 marzo – dice Guerri – ma abbiamo rinviato per ora al 17 aprile quando presenteremo tutto quel che abbiamo realizzato in questi ultimi mesi. Perché durante l’inverno abbiamo avuto cinque cantieri, ma adesso tutti gli interventi sono terminati. Abbiamo completamente restaurato la piazzetta dalmata, quella dell’esedra, le facciate della Prioria finalmente ripulite e ben leggibili in marmo rosso veronese. Un altro grande appuntamento è in programma il 18 settembre, mentre è ancora in dubbio la stagione dei concerti”. Tra le altre cose è previsto anche un convegno su Dante e d’Annunzio, mentre proseguiranno la mostra dell’artista contemporaneo Andrea Chisesi a Villa Mirabella e quella di Ugo Riva e altri artisti al Mas. “E sono in arrivo altre sorprese che speriamo di poter organizzare in quest’anno per noi davvero speciale” aggiunge Guerri.

Il Vittoriale degli Italiani è comunque un luogo unico al mondo, un parco e una casa concepiti da un poeta, visionario del passato e del futuro, che crea suggestioni e consente di compiere un viaggio nel tempo, perché tutto è rimasto immutato dal 1° marzo 1938.

Ma il Vittoriale è anche un centro che permette innumerevoli attività di ricerca: “Abbiamo i 33mila volumi di d’Annunzio, molti dei quali annotati – prosegue Guerri – Altri 10mila che abbiamo accumulato noi negli anni, 3 milioni di pezzi d’archivio, quasi totalmente digitalizzati, che solo nel 2019 hanno richiamato 240 studiosi da tutto il mondo. Senza contare che personalmente sentivo la mancanza di una ‘storia’ del Vittoriale, che non esisteva poiché tutto si fermava al 1938. Ecco, Covid permettendo, il 18 marzo presenteremo il libro dal titolo Storia del Vittoriale che va… da d’Annunzio a Guerri, se mi permettete l’audace accostamento”.

Infine una notazione storica curiosa. Proprio 100 anni fa, probabilmente il Vittoriale degli Italiani rischiò di diventare teatro di un incontro che poteva cambiare le sorti della storia d’Italia: proprio nella primavera del 1921 per poco Gabriele d’Annunzio e Antonio Gramsci non si incontrarono per suggellare un’alleanza che avrebbe avuto i caratteri dell’opposizione al fascismo che stava sempre più prendendo campo. Purtroppo nessuno dei due ha lasciato testimonianza scritta di quel mancato incontro (a parte un sibillino biglietto scritto da d’Annunzio), per cui la vicenda non è stata studiata a fondo e tutto ciò che sappiamo lo dobbiamo a una terza persona. Infatti a preparare il terreno per quell’incontro, che tuttavia non avvenne mai, fu Nino Daniele, amico personale di d’Annunzio che il 9 gennaio dello stesso anno aveva incontrato Gramsci a Torino; i punti di contatto tra le tesi dei dannunziani e dei comunisti in quel momento erano numerosi e così Gramsci decise di recarsi a Gardone per incontrare il Comandante. Il direttore di Ordine Nuovo forse voleva discutere i termini di un alleanza antifascista – ma tra gli storici c’è perfino chi è pronto a giurare che Gramsci avesse come obiettivo l’affidamento delle sorti del neonato Partito comunista d’Italia proprio a d’Annunzio – per cui Daniele si affrettò ad avvertire il Comandante dell’imminente visita. Si dà il caso che nello stesso momento un altro legionario di Fiume, Mario Maria Martini (molto più di destra di Daniele), si recò al Vittoriale e convinse d’Annunzio a non incontrare Gramsci. Questi rimase per tre giorni in un hotel di Gardone – forse con la speranza che d’Annunzio cambiasse idea -, incontrando Daniele a cui illustrò la sua filosofia e i suoi progetti rivoluzionari. Daniele riportò tutto a d’Annunzio, ma questi fu irremovibile e, anzi, affermò di non voler più sentir parlare di velleità rivoluzionarie, né di sinistra, né di destra.

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