Un mese fa l’ultimo no, quello della Cassazione alla richiesta di arresto per l’indagato. Oggi la Procura di Milano ha chiesto il processo per Marco Venturi accusato di omicidio per la morte della sua fidanzata, la stilista 37enne Carlotta Benusiglio, trovata impiccata con una sciarpa ad un albero, nel capoluogo lombardo, il 31 maggio 2016. Il pm Francesca Crupi, che ha ereditato il fascicolo dall’ex collega Gianfranco Gallo, ha trasmesso l’istanza all’ufficio gip ritenendo necessario il vaglio di un giudice, il gup Raffaella Mascarino. Il pm Gallo aveva chiesto l’arresto, bocciato per tre volte: da un gip, dal Riesame e dalla Cassazione. L’uomo risponde anche di stalking e lesioni contro la stilista, tra il 2014 e il 2016.

Venturi, difeso dall’avvocato Andrea Belotti, ha vissuto una parabola giudiziaria nelle complesse indagini che vanno avanti da quasi 5 anni: da persona informata sui fatti, col fascicolo in via di archiviazione, a indagato per istigazione al suicidio fino ad accusato di omicidio volontario aggravato. Secondo una perizia del 2018, la donna morì “con grande probabilità” a causa di una “asfissia prodotta da impiccamento” e sul cadavere, riesumato, non c’erano “lesioni scheletriche” riconducibili ad un “eventuale strangolamento, parziale o totale, con successiva sospensione del corpo”. La perizia, dunque, propendeva per il suicidio, ma agli atti sono finiti anche i risultati delle consulenze affidate ad esperti dai familiari di Carlotta, assistiti dai legali Gian Luigi Tizzoni e Pier Paolo Pieragostini. Consulenze valorizzate dalla Procura.

Secondo la ricostruzione dell’allora pm Gallo, che ha chiuso le indagini ad ottobre, Venturi è avrebbe ucciso la fidanzata “per futili motivi, con dolo d’impeto, stringendole al collo una sciarpa oppure il proprio braccio” strangolandola. La ragazza, anche perché affetta dalla “sindrome di Eagle“, sarebbe “deceduta subito dopo per asfissia meccanica da strangolamento” e lui avrebbe simulato “una impiccagione sospendendo parzialmente” con la sciarpa il cadavere ad un albero verso le 3.40 di notte di quella sera di fine maggio 2016. Nella perizia di tre anni fa, per gli inquirenti, non era emerso l’elemento della sindrome da cui era affetta Benusiglio. Ma a far ritenere la necessità del vaglio di un giudice sono anche i tre provvedimenti con cui, prima un gip, poi il Tribunale del Riesame e infine la Cassazione, dando ragione alla difesa, hanno rigettato la richiesta di arrestate Venturi avanzata dal pm Gallo, sostenendo la mancanza di “gravi indizi di colpevolezza” a carico dell’allora fidanzato e che si sia trattato di un suicidio.

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