È stato il ritrovamento del corpo della madre, il 6 febbraio scorso, a far cadere ogni resistenza difensiva in Benno Neumair, il trentenne di Bolzano accusato di aver strangolato i genitori e di averne gettato i corpi nell’Adige. Adesso che la sua ammissione di responsabilità è diventata di pubblico dominio, grazie a un comunicato della Procura, i difensori spiegano che la decisione di confessare il duplice delitto è maturata proprio quel giorno, il primo sabato di febbraio, dopo che due vigili del fuoco avevano trovato in un ansa del fiume a Egna il cadavere di Laura Perselli, una ventina di chilometri a sud del ponte da cui era stato gettato. Un comunicato diffuso dagli avvocati Flavio Moccia e Angelo Polo racconta, per la prima volta in modo ufficiale, quello che è accaduto il 4 gennaio e spiega perché la difesa ha deciso di chiedere, d’intesa con i pubblici ministeri Igor Secco e Federica Iovene, una perizia psichiatrica.

Il primo punto fermo lo ha messo, in questa vicenda tormentata che ha sconvolto Bolzano, una stringata dichiarazione del procuratore Giancarlo Bramante: “Si precisa che la Procura di Bolzano ha trasmesso all’Ufficio del Gip il fascicolo relativo alle indagini nei confronti di Benno Nuemair, con richiesta di incidente probatorio avente ad oggetto la capacità di intendere e volere dell’indagato”. Fin qui una spiegazione tecnica. Poi l’annuncio: “Contestualmente alla richiesta avanzata, la Procura ha desegretato i verbali dei due interrogatori nel corso dei quali l’indagato, alla presenza dei difensori, ha ammesso le sue responsabilità”.

In poche parole, l’annuncio che Benno si è arreso dopo settimane di depistaggi e tentativi di insabbiare le indagini. Ha ammesso di avere strangolato il padre Peter, 63 anni, insegnante in pensione di matematica, al culmine di una breve colluttazione. Poi ha atteso il ritorno della madre Laura, 68 anni, anche lei ex docente scolastico, e l’ha strangolata, probabilmente con una corda da arrampicata. La Procura non ha fornito questi dettagli, ma le modalità di uccisione a sangue freddo della madre erano già state accertate dalla perizia necroscopica che, oltre allo strangolamento, aveva appurato che non c’erano segni di resistenza o lacerazioni alle mani. La donna non aveva potuto difendersi, era stata aggredita alle spalle, la corda stretta al collo e in un paio di minuti era morta. Il comunicato del procuratore Bramante si è concluso laconicamente: “In attesa delle determinazioni del giudice per le indagini preliminari e dei primi esiti dell’incidente probatorio in corso, si comunica che le ricerche volte al ritrovamento del corpo di Peter Neumair proseguiranno ulteriormente”. Quindi anche il padre è nell’Adige e si continua a cercarlo.

La prima confessione di Benno risale all’11 febbraio. Lo spiegano gli avvocati Moccia e Polo. “Benno Neumair ha ammesso di essere responsabile della morte dei genitori. I due decessi sono avvenuti nella casa di Via Castel Roncolo e i corpi, già privi di vita, abbandonati nelle acque dell’Adige”. Quindi gli omicidi sono avvenuti nell’appartamento occupato dalla famiglia in un elegante quartiere residenziale di Bolzano.

Quando è avvenuta la confessione? “Questa decisione di aprirsi alla verità e mettersi a disposizione della Procura della Repubblica, accettata sin dall’11 febbraio scorso, e, quindi, ancora prima di conoscere l’esito della decisione del Tribunale del Riesame, è maturata spontaneamente quale immediato esito alla notizia del rinvenimento del corpo senza vita della madre”. Quel giorno Benno scoppiò in un pianto dirotto quando l’avvocato Polo gli diede la notizia. “La mia mamma non c’è più… la mia mamma non c’è più…” aveva detto. I suoi avvocati danno una lettura opposta rispetto a quella di una possibile sceneggiata. “La notizia ha avuto l’effetto di produrre una dissoluzione, di schianto, di tutte le difese di negazione e di rimozione, attuate nelle settimane successive ai fatti dall’indagato, che impedivano ogni sua possibilità d’esame cosciente di una realtà, altrimenti per chiunque indicibile e inaffrontabile”. I legali adombrano, quindi, una forma di rimozione.

Dopo la prima confessione? “Nei giorni successivi a una prima ammissione, d’intesa con la Procura della Repubblica e nel rispetto di quella segretezza che le circostanze, il diritto e l’etica professionale imponevano e continuano ad imporre, si è proceduti all’approfondimento dei fatti, in termini di dettaglio e di riscontri obiettivi, perché emergesse, assieme alla pienezza della collaborazione offerta, anche la complessità di una personalità in apparenza capace di porre in essere condotte incoerenti con il bene altrui e con il proprio, oltre che irrimediabilmente antagoniste con ciò che viene accettato dal consorzio sociale”.

A Benno è stato chiesto di precisare tutto quello che ha fatto. Come e con che intenzioni. Sono stati ricostruiti tempi e movimenti, nel momento in cui la sera del 4 gennaio aveva lasciato la casa per recarsi a Ora dove aveva un appuntamento con una ragazza, presso la quale ha poi dormito. Nel bagaglio della Volvo aveva i corpi dei genitori. Gli avvocati Moccia e Polo puntano molto sulla personalità di Benno. Sanno infatti che solo una dichiarazione di seminfermità mentale può salvarlo da una condanna all’ergastolo.

Sostengono che siano emersi dagli interrogatori “profili di problematicità al momento, da più parti, percepiti ‘sotto traccia’, pur se ancora da esplorare, come condiviso dalla Procura della Repubblica con la propria richiesta di incidente probatorio, finalizzata all’accertamento della capacità di intendere e di volere dell’indagato al momento del fatto”. I difensori parlano di pentimento: “L’indagato si aggrappa a un sentimento di pentimento disperato, che non chiede né ha aspettative di ricevere pietà dalle vittime: gli stessi infelici genitori, e tutti gli altri affetti, più intimi e cari”. Il riferimento è alla sorella Madè, che fa il medico in Germania, e agli zii.

Il comunicato dei legali si conclude con una richiesta alla stampa: “Invitiamo gli organi di stampa – senza che ciò sia inteso come limite al presidio del diritto d’informazione ma per il rispetto dovuto al lavoro degli inquirenti, dei volontari che stanno rischiando la vita anche in questi giorni nelle acque dell’Adige, così come delle vittime, e, non da ultimo, dell’indagato – di temperare almeno le voci più chiassose, purtroppo sempre più diffuse”. La storia dei coniugi Neumair ha avuto grande risonanza. I difensori di Benno concludono accennando al rischio che troppo clamore “rinforzi diffusi sentimenti d’odio e di vendetta che non appartengono al nostro sistema costituzionale”.

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