Il mestiere del giornalista e critico musicale si sa, non è facile. In continuo equilibrio tra buona educazione (ricordiamo che dietro un lavoro, anche se fatto male c’è sempre un lavoro) e soprattutto onestà intellettuale al di là di simpatie (di regola non si diventa ‘amici’ dei cantanti) o antipatie. Se di prassi questo vale 365 giorni all’anno, durante i 5 giorni del Festival di Sanremo si sale sul patibolo dei social e dei fan col rischio di uscirne martoriato, come nemmeno San Sebastiano trafitto dalle frecce. Ma proprio come San Sebastiano alla se ne esce miracolati e vivi nonostante tutto.

È proprio quello che è accaduto al sottoscritto, durante la terza serata del Festival, quella dedicata alle cover e ai duetti. Armato di curiosità mi sono accinto ad ascoltare il lavoro fatto da tutti e 26 i Big di Sanremo. Magari il prossimo anno riduciamo pure a 22 ma questo appello lo faremo in altra sede. La prima parte della serata è stata abbastanza tragica – per non dire altro – tra scelte sbagliatissime a depotenziare la carica artistica di un cantante. Tra le 26 esibizioni però una ha destato l’interesse del “popolo del Web”. Fulminacci ha reinterpretato, a modo suo, “Penso Positivo”, una delle pietre miliari di Jovanotti con l’aiuto dell’eroe della “bolla di Twitter” nonché “la Ztl di Rai Due” Valerio Lundini (il tocco radical che non serviva) e il trombettista, sempre bravo, Roy Paci. Si sa, pretendere di cantare Jovanotti è un suicidio in partenza. L’artista fa parte di quella ristretta cerchia degli ‘intoccabili’. Quindi ci vuole coraggio ma non incoscienza. Carico di eccessivo pathos, la batteria suonata dal cantante come un ossesso all’inizio del brano (solo Marina Rei riesce a cantare e suonarla perfettamente) tutta l’esibizione è stata una montagna russa di ansia e cardiopalma con la necessità di un Tavor al termine del giro di giostra. “Scusalo Jovanotti” è stato il mio accorato appello-recensione su Twitter, presente anche nell’articolo per FqMagazine. All’improvviso sconcerto, amarezza, incredulità come se queste poche parole avessero travolto in un sol colpo Fulminacci peggio dell’uragano Katrina. I fan del cantante, vispi e arzilli come le “zorzine” del Grande Fratello Vip, hanno puntato l’arco con le frecce per trafiggere il sottoscritto. Ma questo è il mio lavoro, mi pagano per questo, fino alle 2:30 scrivo alacremente la recensione con il cuore in pace, anche perché la mattina bisogna pur guardarsi allo specchio senza remore.

Ma poi succede qualcosa. Jovanotti risponde al mio appello: “Sono stati fantastici” con un bel cuoricino rosso. La risposta immediata del sottoscritto è stata “allora tutto a posto”. Se è piaciuta all’autore contenti tutti. Non cambia però il mio giudizio su una interpretazione sbagliata. Ognuno fa il suo mestiere e il suo lavoro sempre con la massima onestà intellettuale. Finisce qui il siparietto? Nemmeno per sogno.

In un sorta di analfabetismo di ritorno Twitter sentenzia: “Che figura barbina”, per non dire altro siamo pur sempre su un rispettabile sito e siamo eleganti. La questione è semplice: a me non è piaciuta l’esibizione e pensavo che anche Jovanotti la pensasse allo stesso modo, in realtà gentilmente si è scoperto che l’artista è entusiasta. Mi rallegro anche io ma resto fermo nella mia posizione. L’orchestra tutto sommato mi dà ragion, relegando “Penso Positivo” in 15esima posizione in classifica. Ma non voglio orchestrali avvocati difensori. Sto bene così.Ed è così che per una notte si è passati dall’essere trafitto a uscirne miracolosamente, proprio come San Sebastiano, perché tutto sommato il santo di Sanremo è lì che veglia su noi giornalisti musicali affinché possiamo sopravvivere per scriverne ancora negli anni a venire.

PS

“Santa Marinella”, il brano inedito di Fulminacci, al primo ascolto non mi era piaciuto (avevo aspettative molto alte) poi piano piano mi ha convinto.

PPS

In questi giorni ho ricevuto diversi messaggi di uffici stampa contrariati per alcuni giudizi. Vuol dire che sto facendo bene il mio lavoro. Sono sereno.

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