di Carmelo Sant’Angelo

Ma perché Giuseppe Conte ha accettato di prendere le redini di un Movimento in caduta libera e senza alcuna credibilità? Un Movimento in cui uno vale uno, ma Beppe Grillo vale tutti. Perché dovrebbe mettersi alla testa degli apostati che hanno votato la fiducia a Draghi? Un Movimento, in mano a pochi sprovveduti, che lo ha rinnegato senza nemmeno attendere che il gallo cantasse per la terza volta.

Da più parti si dice che Conte sia l’unico catalizzatore delle forze del centro-sinistra. Con sottile ed amara ironia, durante la crisi di governo, i maggiorenti del Pd indicavano il suo nome al Quirinale come “l’unico punto di caduta”… e infatti è l’unico caduto. Punto.

I sostenitori di tale tesi fingono di non capire cosa ci sia dietro la trama del premiericidio: in Italia non potrà e non dovrà mai esistere un centro-sinistra realmente riformista, che abbia a cuore gli interessi dei cittadini. Un siffatto centro-sinistra non lo vogliono la maggior parte degli eletti del Pd, ancora fedeli e riconoscenti a Matteo Renzi; non lo vuole quella sparuta cerchia di parlamentari di sinistra, da sempre innamorati di se stessi e di chi riesce a dividerli.

Se Conte, anziché un catalizzatore, fosse stato una gragnuola di neutroni, capace di indurre la scissione nucleare, allora sarebbe il naturale leader di una sinistra inconcludente e parolaia. Grillo, invece, lo ha voluto come capo politico per rifondare il Movimento, riconoscendogli doti taumaturgiche per far risorgere un defunto Lazzaro.

Conte ha un elettorato potenziale che esorbita il perimetro dei 5 stelle, per cui faccio fatica a comprendere il motivo per cui abbia accettato questa incoronazione. Avrei trovato naturale che egli si fosse messo alla guida di un nuovo soggetto politico, fondato sul pilastro eretto da coloro che sono stati cacciati dal Movimento per aver mantenuto fede ai loro principi e al loro presidente del consiglio.

Spero, a questo punto, che riesca ad invertire la rotta del Movimento, prima dell’imminente impatto con l’iceberg.

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