Che sollievo, dopo tante polemiche, avere finalmente delle risposte. Risposte certe, chiare, nel segno di chi osa rompere con il passato e guardare alle sfide del futuro con competenza e coraggio. Finalmente sappiamo come sarà l’esame di maturità, lo attendevamo con la stessa ansia che si riserva ai Dpcm. Leggo titoli rassicuranti. “Non sarà come lo scorso anno”. Lo scorso anno l’emergenza aveva costretto a un semplice orale in presenza, incominciando con una tesina esposta dal candidato. Quest’anno invece “l’esame sarà un solo orale in presenza”.

Ah, ma quindi come l’anno scors… no! E’ diverso! Non c’è più l’emergenza, ci abbiamo pensato. E poi quest’anno si può bocciare. Ah. Ecco, giusto. Lo scorso anno non si poteva mica, c’era l’emergenza, verso marzo avevano fatto che dire “comunque ragazzi tutti promossi, eh”. Poi si arrabbiano tutti a sentir parlare di tempo perso, ma quelli che avevano studiato davvero e si sono visti promuovere come i desaparecidos della Dad un po’ sentiranno di aver perso tempo, magari.

Ma torniamo all’esame. Basta tesina. Il nuovo ministro ha detto testualmente: “Non voglio sentire parlare di tesina”. Io qui ho levato una lode e fatto partire una ola, perché detesto queste stramaledette tesine che spesso si rivelano indigeste collanine di argomenti incatenati tra loro in nome dei più fantasiosi collegamenti interdisciplinari. Si comincia in terza media con il celebre collegamento Seconda Guerra Mondiale di storia, il Giappone di geografia, la bomba atomica di tecnologia, i vulcani di scienze e via scoppiettando. Alzi la mano chi non ha mai sentito fino allo stremo questa combinazione tre volte di fila in una calda mattina di giugno.

Ma per la maturità la fantasia si scatena, sarà che sono più grandi, sarà che son maturi. Mai sottovalutare la capacità di uno studente di collegare Pirandello al funzionamento del treno a vapore. “Eh, prof, ha scritto ‘Il treno ha fischiato’…”. Negli anni ho ascoltato Montale coraggiosamente collegato agli impianti idraulici, Beccaria e l’Illuminismo abbinato ai pannelli solari e l’indimenticato genio che voleva portare la resistenza elettrica e naturalmente la Resistenza antifascista.

Ci vuole del bello e del buono per guidare i ragazzi senza che necessariamente si sentano in dovere di infilare tutte le materie nel discorso, ma l’esigenza di introdurre, senza paura di usare la forza, tutte le materie (tutte!) nella famigerata tesina è una specie di insopprimibile istinto primordiale del maturando. Che gioia sapere che quest’anno, dopo tante sofferenze e quarantene, almeno questa prova ci sarà risparmiata. Devo solo capire bene cos’è che faranno i ragazzi al posto della tesina.

Il ministro, novello vate, ha detto: “Non sarà una tesina! Sarà un elaborato!”. Ah. Ecco, infatti. Deve esserci la stessa differenza tra la didattica a distanza e la didattica digitale integrata, insomma. O quella che passa tra i compiti e le attività asincrone. Al prossimo che mi chiede “prof, cosa porto alla maturità?” risponderò quello che diceva sempre un saggio collega oggi felicemente pensionato. “Porta da bere”.

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